Partenza per la costa Nord

Dopo pranzo, decidiamo di salpare l’ancora e di andarcene facendo tuttavia una piccola passeggiata digestiva attorno all’isola di Santo Stefano. Salpiamo alle 11 e 35 minuti; con un solo bordo percorriamo tutta la rada e arriviamo fino alla punta dell’Orso (Capo d’Orso).
Durante questo tragitto defilano davanti a noi, come un superbo panorama, il vecchio forte di Guardia Vecchia con i suoi recenti e numerosi annessi, la nuova diga munita di pali porta segnali e telegrafici, l’arsenale e le sue innumerevoli dipendenze, il ponte girevole che collega Caprera e La Maddalena, tutta la parte ad ovest di Caprera e le fortificazioni del monte Teialone fiancheggiati da cannoni Krupp in tutte le direzioni; infine la rada di Arzachena con il suo profondo golfo.
Quanto alla magnifica rada centrale, circondata dalle isole di La Maddalena, di Caprera, di Santo Stefano e dalla punta della Sardegna, senza uscita propria sul mare alto, essa forma un autentico lago con le onde tranquille misurando in acque profonde una larghezza due terzi di miglio su una lunghezza di due miglia marine.
Noi non abbiamo mancato di salutare nel passare i bastimenti all’ancora che, molto cortesemente, hanno risposto al nostro saluto.
Alla punta dell’Orso, troviamo vento contrario; con due bordi siamo al fondo della rada d’Agincourt; il terzo ci fa salire la punta della Sardegna; il quarto ci conduce in faccia al lungo golfo di Porto Pollo in fondo al quale ormeggiamo alla 1 e 35 della sera.
Porto Pollo di Sardegna è un luogo assolutamente deserto; lungo circa un miglio, di una larghezza media di 500 metri in acqua profonda è un’eccellente porto di rifugio per le torpediniere che è impossibile scoprire in alto mare se si ha cura di ormeggiare dietro una piccola isola che si trova in fondo al golfo; inoltre, l’entrata è difesa dai cannoni del forte di Punta Sardegna.
Secondo le informazioni dateci da pescatori di La Maddalena, Porto Pollo sarebbe molto pescoso. Vediamo in effetti molti pesci, ma ne prendiamo pochi sia con la canna che con la lenza, e al mattino salpiamo le nostre nasse assolutamente vuote; fortunatamente il patrone S. cattura qualche spigola alla traina. «In questi luoghi poco frequentati, il pesce, – ci dice il patrone -, non ha ancora preso l’abitudine di abboccare all’amo né di mangiare le esche; gli ci vuole del tempo per fare la sua educazione».
A terra, il paesaggio presenta dapprima una costa paludosa soprattutto nella parte ovest, poi delle colline abbastanza verdeggianti in mezzo alle quali sprofondano numerosi valloni dove passano delle greggi di capre e di buoi. Di tanto in tanto, alcuni di questi animali scendono fino al bordo del mare per rinfrescarsi facendosi un bagno; ma come si accorgono di noi, fuggono, impaurite, attraverso la macchia. Nessun essere umano, ma la voce del cannone che tuona da lontano ricorda la presenza dell’uomo, dell’uomo che si prepara alla guerra, triste contrasto con la assoluta tranquillità della natura circostante che dispone il pensiero al raccoglimento e alla pace.