Pietro Paolo Panzano

Tutti i marinai della flotta sarda erano stato chiamati con un nome di battaglia che essi stessi sceglievano: abitualmente si trattava di un appellativo la cui iniziale corrispondeva a quella del cognome, ma a volte l’esotismo delle parole francesi conquistava la fantasia dei giovani, che quindi finivano per chiamarsi Biencontente, Francouer, Foudroyant, Bellefleur o, come Pantano Le Hazard. Spesso la grafia di questi nomi era pasticciata e anche la loro traduzione in italiano si basava su approssimative assonanze. piuttosto che sui significati reali: così le hasard che significa caso, rischio, diventava per Pantano “L’Azzardo” o addirittura “Lasard”.

L’Azzardo era uomo di mare, arruolato nei primi anni di carriera, sulle Regie gondole di stanza a La Maddalena che in quegli anni svolgevano attivamente un ruolo di lotta al contrabbando e di controllo contro i barbareschi su tutta la costa settentrionale della Sardegna. Troviamo notizie di Panzano, come di altri personaggi della microstoria maddalenina, grazie alle puntuali relazioni fatte in occasione della divisione delle prede, cioè delle imbarcazioni (e del carico) sequestrate i azioni militari: difatti i 3/5 del loro valore doveva essere assegnato, ai sensi del Regolamento del 24 aprile 1768, agli equipaggi che avevano contribuito alla cattura e che, quindi, venivano elencati con precisione in quanto assegnatari di quote differenziate in base al grado e al compito svolto.

Nel 1782 Panzano era imbarcato sulla gondola guardacoste l’Aquila., equipaggiata con nove marinai maddalenini di terza classe, che agli ordini del signor Borra ufficiale nelle compagnie franche comandante delle Isole Intermedie, aveva predato due gondole contrabbandiere di Bonifacio: la prima carica di bestiame, la seconda di lardo. Passò poi, con l’equipaggio quasi al completo dell’Aquila, su una delle gondole predate ai bonifacini che era stata assorbita nella flottiglia sarda col nome “La Speditiva”, continuando l’attività guardacoste. La nuova unità partecipò con successo alla sostanziosa preda costituita da un bastimento a due alberi del padrone Angelo Nobili di Bonifacio carico di pelli di contrabbando.

A partire dal 1783 Panzano non risulta più imbarcato sulle gondole: lo ritroviamo nel 1787 come marinaio di prima classe sulla mezza galera Santa Barbara. Non abbiamo altre notizie: sappiamo solo che al momento dell’assegnazione derivanti dalla divisione delle prede, era già morto: la somma assegnatagli fu, infatti, consegnata ai suoi eredi i fratelli Antonio e Francesco.