Rapporto intorno ai lavori eseguiti nell’estuario

Rapporto intorno ai lavori eseguiti nell’estuario della Maddalena

”Genio Militare. Comando territoriale di Bologna. Rapporto intorno ai lavori eseguiti nell’estuario della Maddalena dal 1 novembre 1886 a tutto giugno 1888.

Descrizione delle opere:

Generalità.

Al 1 novembre 1886 veniva istituito in Maddalena un Ufficio del Genio Militare dipendente dalla direzione pei lavori della regia Marina in La Spezia, con l’incarico di procedere all’eseguimento di opere di difesa e di fabbricati per l’impianto di una stazione navale. Le opere di difesa da eseguirsi consistevano in; batterie basse per fiancheggiamento degli sbarramenti di levante e di ponente, ed in batterie alte con lo scopo di battere la bocca del canale Moneta, di concorrere specialmente alla difesa degli sbarramenti e di mantenere il possesso degli ancoraggi interni.

I fabbricati per la stazione navale dovevano consistere oltre il cantiere del Genio ed il baraccamento per 500 condannati in magazzini ed officine, per impianto di stazione torpediniere, in magazzini di rifornimento ed inoltre nell’impianto di due distillatori normandj con attiguo rifornitore, in una caserma per 200 uomini, in un’infermeria, ed un gran piazzale per deposito di oltre 15.000 tonnellate di carbone.

L’ufficio del Genio soltanto sulla fine del Novembre 1886 poté venire regolarmente impiantato: ed i lavori, avendo dovuto attendere dal continente gli attrezzi ed i materiali, si poterono iniziare sul principio del Dicembre e soltanto nel Gennaio 1887 poterono prendere un discreto sviluppo contandosi una forza giornaliera di 300 borghesi e circa 60 condannati”.

”Relazione della Commissione per la difesa di La Maddalena e Taranto, 10 febbraio 1886.

Sbarramenti subacquei.

Ammessa la necessita di impedire alla flotta nemica l’ingresso all’ancoraggio le più solide costruzioni sono certamente le dighe, ma le condizioni locali non permettono assolutamente di adattare un tale mezzo atteso che nei due passi navigabili che converrebbe ostruire, la profondità dell’acqua raggiunge dai 40 ai 50 metri. E’ necessario quindi ricorrere agli sbarramenti di mine subacquee. L’ubicazione degli sbarramenti subacquei, già studiata dalla commissione per la difesa ravvicinata delle coste istituita presso il Ministero della Marina, ed a cui si associa la commissione, e la seguente:

1. sbarramento esterno di levante in triplo ordine di mine, da Punta Rossa a punta Tre Monti; appoggiandosi alla secca Tre Monti;

2. sbarramento esterno di ponente in triplo ordine di mine fra Punta Sardegna, la secca di Mezzo Passo e lo Scoglio Bianco;

3. sbarramento interno di levante in quadruplo ordine di mine, fra Capo d’Orso e Punta Fico;

4. sbarramento interno di ponente, in quadruplo ordine di mine fra Punta Villamarina e la costa di Sardegna.

Inoltre la Commissione propone che gli sbarramenti dei passi minori, cioè S. Stefano e Moneta che, secondo gli studi fatti dalla Regia Marina dovevano consistere in sbarramenti galleggianti di zattere, siano invece sostituiti con dighe fisse visto che il fondo massimo supera di poco i tre metri e che il materiale si trova sopra luogo. E bene inteso che queste dighe dovranno avere aperture per le sortite offensive delle nostre squadriglie torpediniere. Inoltre tali dighe, e principalmente quella che verrebbe a congiungere le isole Maddalena e Caprera, dovrebbero essere fatte in modo da permettere il passaggio da un’isola all’altra. Con ciò si raggiunge il vantaggio di facilitarne la difesa mobile. Sara poi mestieri che la diga del passo della Moneta, dal lato settentrionale, venga munita di conveniente parapetto per defilare le truppe che dovrebbero transitarla, dai tiri che da tal parte potrebbero arrivare. Per la difesa immediata degli sbarramenti, la Commissione propone la costruzione di batterie basse, tipo A, opportunamente situate alla testata degli sbarramenti all’atto che questi saranno attaccati da imbarcazioni nemiche.

Stazioni lanciasiluri.

Allo scopo di contribuire alla difesa dei passi che conducono all’ancoraggio, soprattutto dove gli sbarramenti subacquei saranno costruiti di mine profonde per lasciar libero il transito alle nostre navi, nel progetto della Regia Marina sono contemplate 5 stazioni lanciasiluri fisse o galleggianti. La Commissione ritiene pero che non si possa precisare nulla senza prima eseguire concretamente i progetti di costruzione; e ciò per la mancanza di dati sufficienti sull’entità del lavoro richiesto e per la novità di tal genere di opere. Punti prescelti dalla Regia Marina ai quali la Commissione si associa sono: Punta Rossa – Caprera; Capo d’Orso – Sardegna; Punta Fico – Caprera; Punta Sudovest – Santo Stefano; Punta Tegge – Maddalena.

A questa potrebbe molto utilmente aggiungersi una stazione lanciasiluri a Punta Sardegna tralasciata dalla Regia Marina, soltanto perché i suoi studi partivano dall’ipotesi che la costa sarda fosse lasciata indifesa e completamente in balia del nemico.

”Rapporto intorno ai lavori eseguiti nell’estuario di La Maddalena dal 1 novembre 1886 a tutto giugno 1888″.

NIDO D’AQUILA

A Nido d’Aquila e propriamente nel promontorio esistente tra Cala Francese e Punta Tegge, di quota massima 41 mt. si è costruita al piede del versante di Levante in sito coperto dal largo, una batteria in barbetta di quota 13,25 capace di quattro pezzi di 15 GRC (retrocarica) con parapetto di grossezza di mt. 8; con rivestimento interno di muratura e con piazzuole pure di muratura ed avente un campo di tiro orizzontale di; 71° e S’, limitata a sinistra dallo Scoglio Bianco ed a destra da Punta Sardegna; per cui anziché di fiancheggiamento e batteria di rovescio.

Pel servizio di munizionamento, sulla sua destra, entro la roccia si sono costruite due riservette alla prova, l’una per le cariche e l’altra pei proiettili, capaci di colpi 64 per pezzo, e sulla sinistra e sotto al livello delle piazzuole altre due riservette contenenti 72 colpi per pezzo con 2 attigui locali di caricamento ed un magazzino a polvere della capacità di tonnellate 9. Questi locali sono alla prova, di oltre un metro di spessore con sovrastante strato di terra di mt. 3,75. Sul fianco sinistro della batteria ed un poco indietro, in sito affatto defilato, sorge una casermetta ad un sol piano con copertura leggera, la quale è capace di ricoverare 46 uomini nonché i sottufficiali e due ufficiali ed inoltre contiene la stazione fotoelettrica, il cui riflettore venne stabilito sul culmine della roccia a ponente, ove si é costruito il casotto con il ricovero, nonché il piano inclinato per trasportare il riflettore sul posto di funzionamento.

Sull’appicco della roccia a destra ed avanti del riflettore si sono scavati due pozzi per cannoni a scomparsa da 149 mm (quota 42 mt) il cui armamento non è ancora eseguito. Sul rovescio di questa posizione si sono costrutte due riservette alla prova della capacità di 80 colpi per pezzo ed una casermetta, con cisterna, capace di 20 uomini.

Sul detto promontorio dal lato di Cala Francese ed indietro della posizione ove si debbono costruire due pezzi per cannoni da 68 tonnellate a scomparsa (343 mm.), si è preparata una piazzuola per l’installamento del cannone Zalinsky Al centro dell’altipiano, dietro la detta batteria, si innalza un ricovero per 100 uomini ed un padiglione per gli ufficiali.

Questo fabbricato e ultimato, meno i pavimenti, si aggiungerà pure un secondo corpo di fabbrica per portare la capacita a 150 uomini. Tutta la suddescritta località, per assicurarla dalle sorprese e circondata di una cinta, parte terrapienata, della lunghezza di mt. 240, e parte isolata (che) verrà armata di 8 mitragliere che si trovano nei magazzini della batteria, per fiancheggiare la cinta stessa e battere Cala Francese, ove sarebbe facile uno sbarco. Tutta l’opera descritta e quasi ultimate, manca soltanto la sistemazione dell’ingresso che e in costruzione e qualche lavoro di finimento della cinta, lo sbarcatoio pure e fatto e si costruirà la testata di muratura. Si propone di sostituire ai cannoni da 15 cm. CRGC retrocarica dell’esercito presentemente in batteria, dei cannoni a tiro rapido da 57 mm. in numero di quattro per le considerazioni che i cannoni da 15 non sono adatti per fiancheggiamento di uno sbarramento per la loro lentezza di tiro e difficoltà di puntamento.

Dei 5 cannoni da 15 che si toglierebbero da Nido d’Aquila, si propone, con 4 di armare la batteria quasi ultimata di Monte Rasu Inferiore (olim Cala Portese) che dovrebbe essere armata di 4 cannoni da 16 ed il quinto si potrebbe lasciare in riserva oppure spedirlo a La Spezia da collocarsi nella batteria della Fornace.

Per la batteria da 15 GRC retrocarica, batteria a scomparsa, muro di cinta, stazione fotoelettrica e tettoie si sono spese in 18 mesi Lit. 124.360.

Lo scopo dello sbarramento di ponente e di impedire il passaggio delle navi; esso e costituito di 3 linee di torpedini e ginnoti, coi relativi casotti di osservazione e di accensione. Tutte le opere sono state ordinate dal Ministero della Marina con successivi dispacci e disposizioni a datare dal 9 novembre 1886. Sono già stati eseguiti a tutto il primo semestre1889:

  • i cavi armati peri ginnoti ed in pieno assetto i casotti di osservazione ed accensione.

  • tutto il materiale di torpedini e ginnoti é ricoverato presso lo sbarramento.

  • la Regia Marina ha eseguiti gli studi e lavori riferentesi agli sbarramenti; la Direzione del Genio ha costruito i casotti e i segnali.

E quindi da considerarsi un’opera compiuta.

PUNTA TEGGE

La seconda opera a difesa dello sbarramento si é costruita a Punta Tegge.

Presentemente questa consta di una batteria costruita dietro uno scoglio che la copre dal largo, di quota 4,41 capace di 6 cannoni da 57 mm. a tiro rapido, che si trovano nei magazzini della batteria stessa. Attigua alla batteria vi é una riservetta in muratura alla prova capace di 924 colpi per pezzo; e verso la gola dell’opera e precisamente fra due scogli si é costruita una casermetta ad un solo piano, con locali per 26 uomini oltre i sottufficiali, con un magazzino ed una cisterna.

L’opera é chiusa alla gola con un muro a feritoie ed ha uno sbarcatoio al quale manca soltanto la testata in muratura.

Presentemente in detta opera sono in costruzione due pozzi per cannoni da 149 mm. a scomparsa e per questo aumento di bocche da fuoco occorre aggiungere una la casermetta e due riservette.

In 18 mesi per la batteria, riservette, caserma, muro di cinta, cisterne, e sbarcatoio, si sono spese Lit. 41.250.

STAZIONE FOTOELETTRICA DI PUNTA NERA

Presso lo stabilimento della Padula si è impiantata una seconda stazione fotoelettrica, la quale oltre a contenere il macchinario può dar ricovero anche a tutto il personale occorrente, misurando una superficie di mq. 150.

Sotto la stessa si è ricavata una cisterna capace di mc, 150.

H riflettore di detta stazione si collocherà sopra lo scoglio in avanti e vi si farà montare a mezzo di un elevatore che si sta costruendo a La Spezia.

Due sono i casotti d’osservazione in costruzione, l’uno a Punta Tegge e l’altro dietro lo Scoglio Bianco.

Il primo sarà compiuto sulla fine del corrente mese (giugno), il secondo, dovendo essere eseguito su di uno scoglio in memo al mare, presenta qualche difficoltà per la sua costruzione.

STAZIONE TORPEDINIERE DELLA PADULA

Il materiale delle torpedini e ginnoti occorrente per lo sbarramento di ponente, e raccolto nella stazione costruita presso la Padula la quale consta di:

  • due tettoie accoppiate della larghezza di mt. 8, altezza oltre 5 mt. e della superficie di mq. 360, con gli occorrenti scaffali e ferroguida, paranchi e binari, per il trasporto delle torpedini;

  • di un locale di caricamento di mq, 80, di un magazzino a polvere della capacità complessiva di tonnellate 10. Questi magazzini sono divisi da traversoni di terra per diminuire l’effetto di un’eventuale esplosione. E pure costruita una vasca per reofori alla quale manca la tettoia di copertura;

  • di un molo largo 16 metri sporgente in mare fino alla profondità di mt. 3 dall’acqua, armato di doppio binario con due gru, per caricamento. Tutto lo stabilimento e chiuso da un muro perimetrale dello sviluppo di mt. 334 alto oltre 3 metri.

A completare detta stazione non mancano che il coronamento della testata del molo, la casetta del custode, ed alcuni altri piccoli lavori. Si sono spesi in 18 mesi Lit, 57000.

BATTERIA DELLA PETICCHIA

Il canale della Moneta ancorché sia sbarrato al|’altezza di Capo Moneta, rimane libero in tutta la sua lunghezza alle imbarcazioni nemiche, e quindi agli sbarchi.

Per questa considerazione sul promontorio di Cala Camiciotto di quota 31,50 si è costruita una batteria la quale ha per scopo di battere la cala della Peticchia ed il canale della Moneta.

Questa batteria e costituita;

  1. da un parapetto con due piazzuole binate in muratura con traversa centrale, con sottostanti 5 riservette con volte alla prova, armate di 4 cannoni da GRC retrocarica con 120° di settore di tiro orizzontale;

  2. di un trinceramento sulla sinistra che sarà armato con 4 mitragliere e di un fianco sulla destra per fiancheggiare il muro di cinta che deve chiudere lo stabilimento marittimo.

Sul terrapieno basso ed a ridosso della batteria e costruito un magazzino a polvere alla prova della capacità di 12 tonnellate, 2 locali per caricamento dei proiettili e confezione cariche, ed un ricovero non alla prova per 40 uomini. La batteria sul fronte e sui fianchi e assicurata da una sorpresa, dal fosso colla controscarpa murata ed alla gola da un muro a feritoie fiancheggiato da caponiere. Per le opere murarie si sono spese in 18 mesi Lit. 60,000.

OPERA GUARDIA VECCHIA

Allo scopo di assicurarsi il possesso dell’isola della Maddalena contro un tentativo di sbarco, di impedire al nemico l’ancoraggio nell’interno dell’estuario, una volta che fosse riuscito a rompere gli sbarramenti e di rafforzare la difesa tanto dello sbarramento di ponente che del Canale della Moneta, e stata occupata la parte alta della Maddalena formando un piccolo campo trincerato col ridosso a Guardia Vecchia, coronato dalle opere sulle posizioni della Trinita, Guardia del Turco, della Villa, dei Colmi, e di altra posizione di quota 148 superiormente a Caltagirone.

Sul pianoro a nord del vecchio forte di Guardia Vecchia, alla quota 152, si è costruita una batteria per 6 obici da 24 a due facce, l’una rivolta a levante con un settore di tiro orizzontale di 140° che comprende le bocche del canale Moneta sino a tutto l’ancoraggio di Santo Stefano, e l’altra rivolta a ponente con lo stesso settore di tiro comprendente dalla bocca a nord del canale degli Spargi fino al di la dell’ancoraggio di Mezzo Schifo.

Ogni faccia si sta armando di tre bocche da fuoco in barbetta a tiro diretto. Il parapetto e in muratura come pure le piazzuole, Ciascuna faccia e munita delle riservette di munizionamento e dei locali di osservazione pel telemetro.

Sulla destra della faccia a ponente vi sono due locali per caricamento proiettili e confezionamento cariche e 2 locali per deposito di proiettili carichi e cariche confezionate.

I su descritti locali di munizionamento, quantunque coperti con le volte non sono ancora compiuti, ma fra non molto lo saranno indubbiamente.

A levante di detta batteria e dentro una trincea scavata si sta costruendo una batteria capace di otto obici da 28 a tiro indiretto che saranno incavalcati sovra a fusti idropneumatici Armstrong, i quali permettono un campo di tiro di 260°, pero sugli specchi d’acqua che maggiormente occorre di battere si potranno convergere contemporaneamente i tiri degli 8 obici. Ciascuna traversa e formata di 2 riservette, salvo una che e formata di 3 comprendendo il locale di osservazione. All’estremità a nord, oltre le riservette vi sono altri sei locali per caricamento proiettili e confezionamento delle cariche, per deposito delle cariche e dei proiettili e per uso di magazzini.

Le murature di detti locali si trovano già all’altezza dell’imposta. I pozzi per gli obici sono scavati e si attendono gli affusti; queste due batterie vengono assicurate contro le sorprese da un trinceramento che avrà il tracciato che passa per i punti culminanti dai quali si può dominare il terreno in avanti. Di questo trinceramento né e costruito una parte ed il rimanente e in costruzione.

A sud del vecchio forte di Guardia Vecchia e dentro il trinceramento, sono costruiti 4 baraccamenti della superficie di mq, 747 capaci di ricoverare 250 uomini, rimanendo il locale per la cucina e per i viveri.

All’ingresso del forte a destra e a sinistra si sono costruite altre 3 baracche della superficie di mq 516 la quale possono adibirsi a magazzini materiali ed a ricoveri.

Presso detti baraccamenti e costruita una cisterna capace di 600 mc d’acqua, A Guardia Vecchia.

completare questi baraccamenti occorre costruire un padiglione ufficiali, ed altre tettoie lungo il trinceramento per poter assicurare il ricovero a non memo di 500 uomini.

Sul Vecchio forte di Guardia Vecchia si è costruito il semaforo che consta di 5 ambienti, più una sala per gli strumenti ed una terrazza per le osservazioni. Per il semaforo, batterie di obici da 24 e da 28, cisternone e trinceramento, tettoie per le truppe, si sono spese in 18 mesi Lita 109.205.

OPERA VILLA

A levante di Guardia Vecchia ed alla distanza di 1000 mt circa vi è una posizione denominata la Villa, di quota 108 sulla quale si sta costruendo una ridotta da armarsi con cannoni di piccolo calibro per battere la sottostante campagna fino al canale Moneta incrociando i fuochi con la batteria della Peticchia.

In questo ridotto, come si dirà appresso, si costruirà una batteria per 4 obici da 28 a tiro diretto che deve sostituire quelle progettate a Guardia del Turco.

Questa proposta e suggerita dalle considerazioni:

  • che la posizione della Villa, facendo parte del campo trincerato ed essendo fiancheggiata dalla Trinita e dalla Batteria della Peticchia, ancorché non validamente rafforzata non pub andar soggetta a sorpresa;

  • che la distanza della Villa dalla Bocca del canale Moneta, non essendo che di 3 km l’azione degli obici sul mare largo, supera i 4 km e quindi più che sufficiente allo scopo;

  • che l’azione di offesa delle navi sull’opera della Villa è limitata alla sola azione delle grosse artiglierie;

  • che la spesa dell’impianto di 4 obici alla Villa e immensamente inferiore a quella che occorrerebbe per la costruzione dell’opera a Guardia del Turco.

Al ridotto della Villa si deve costruire una batteria di 4 obici da 28; di 4 cannoni di piccolo calibro possibilmente a tiro rapido da 54 mm e di 2 mitragliere.

Quest’opera potendo armarsi tra 4 o 5 mesi occorrerà provvedere alle suindicate bocche da fuoco.

BATTERIA TRINITA

A nord di Guardia Vecchia ed alla distanza di circa 1000 mt. trovasi l’altura della Trinita, uno scoglio che si alza oltre 20 mt sul piano sottostante, e che al tempo dei mori era ridotto a piccolo fortino.

Questa posizione di quota 139 e importantissima, giacché da essa si domina parte della Cala d’Inferno, dell’Abbatoggia e di Stagno Torto, nonché tutti i versanti verso il canale della Moneta.

In conseguenza, si è costruita in giro alla posizione una cinta in pietrame grossa mt 3 nonché due ricoveri capaci di ricoverare 20 uomini ed un sottufficiale, e ripostigli per le cariche ed una cisterna.

L’armamento di detto forte dovrà essere di 6 cannoni a tiro rapido da 57 mm, quantunque al presente ne siano destinati soltanto 2.

Ai piedi della rampa d’accesso al forte, in luogo sicuro da ogni sorpresa, si sono costruiti altri 2 ricoveri capaci di 20 uomini per cui il presidio occorrente per quest’opera sarà tutto ricoverato.

Per questa ridotta, essendo stati assegnati soltanto 2 pezzi a tiro rapido da 57 mm, si propone che ne vengano provvisti altri 4, più 2 mitragliere per completare il suo armamento.

Per le opere di fortificazione, cisternone, tettoie etc., si sono spese, in 18 mesi, Lit. 364100.

DIGA TRA CAPO MONETA E PUNTARELLA

Per assicurare la comunicazione fra le isole della Maddalena e di Caprera ed in pari tempo sbarrare il canale della Moneta alle torpediniere nemiche, si sta costruendo attraverso detto canale una diga di scogliera, la quale si stacca dall’is0la della Maddalena al Capo Moneta e raggiunge l’isola di Caprera alla Puntarella, lasciando a 140 mt circa dal Capo Moneta un passaggio di 30 mt per le piccole navi. La lunghezza della Diga é di mt 547 ed al presente vi sono eseguiti dal lato di Maddalena mt 134, dal lato di Caprera 150 ed al centro 60 o 70 mt. Quindi in totale 350, per cui ne rimangono ad eseguirsi 192 che effettivamente si riducono a 142 dovendosi ora lasciare un intervallo di 50 mt per lasciare agio alla costruzione del ponte.

La scogliera costruita fino ad oggi misura poco più di 13 o 14000 mc e nei due tratti estremi e superiore al livello del mare di mt 1,50 con una larghezza di mt 4 circa. A lavoro compiuto l’altezza sul livello del mare sarà inferiore a mt, 2, e la sua larghezza a mt 5,50. Sull’intervallo di 30 mt occorrente pel passaggio delle piccole navi si costruirà un ponte girevole in ferro a 2 volate della larghezza di mt 3,20 e dell’altezza massima in chiave sul livello del mare di mt 5 capace di sopportare un carico di Kg 300 per mq e di un carro a due ruote di tonnellate 3.

BATTERIA ARBUTICCI (Isola Caprera)

Per tenere lontano la flotta nemica dalla bocca del canale Moneta, dalla quale potrebbe danneggiare lo stabilimento di cala Camicia e la flotta nell’ancoraggio di S. Stefano, si è occupata la posizione del Monte Arbuticci, al Capo Nord di Caprera di quota 132 ed ivi si stanno eseguendo gli scavi per la costruzione di una batteria che verrà armata di 6 cannoni da 22 ad avancarica su affusti di bordo.

Per i baraccamenti e le cisterne si sono spese in 18 mesi Lit. 15.000.

BATTERIA DI STAGNALI (Isola Caprera)

Quasi al centro del bacino degli Stagnali si è costruita una batteria per obici da 28 cm la quale consiste in un terrapieno e 4 pozzi nei quali si collocheranno le circolari, A completamento di questa batteria a tiro indiretto si costruirà una tettoia, nella quale oltre le camere di osservazione vi saranno due riservette ed un ricovero per 20 uomini.

La Cala degli Stagnali, sempre al sicuro da qualsiasi fortunale, prossima a Cala Camicia e quasi centrale all’isola di Caprera é stata scelta come centro della difesa mobile dell’isola di Caprera.

Per questa ragione si è costruito un molo di sbarco ed un baraccamento capace di 400 uomini oltre i magazzini e le scuderie. Le baracche fino ad ora costruite sono in n. di 8, cosi distinte:

  • 4 capaci ciascuna di 100 uomini (3 sono già ultimate meno i pavimenti; alla quarta manca il coperto il cui materiale si trova a pie dell’opera);

  • 2 per magazzino;

  • 2 per scuderie di una sup. complessiva di mq 1734.

A completare questo baraccamento mancano le cucine, un locale per i sottufficiali e il padiglione per gli ufficiali. Per i baraccamenti ed i magazzini per 560 uomini si sono spese in 18 mesi Lit. 94.640.

MONTE RASU (Isola Caprera)

A Monte Rasu, alla quota 81, sono in costruzione due batterie, l’una costituita dalle piazzuole, da un terrapieno basso con traverse casematte per le loro munizioni e da un attiguo ricovero per il presidio, non alla prova.

La seconda costituita parimenti dalle piazzuole, da un terrapieno basso, e da una traversa per le munizioni. La prima di queste due batterie di quota 81, il cui armamento deve essere di 4 cannoni da 16 su affusti della Regia Marina con tipo di tiro orizzontale di 62° e già molto avanzata nella sua costruzione, essendo le piazzuole ed il terrapieno e le riservette quasi ultimate. L’attiguo ricovero si trova in costruzione. Per la seconda batteria di quota 81,50 che dovrà essere armata di 4 cannoni da 25 su affusti di bordo con campo di tiro orizzontale di 90°, a giorni saranno ultimati gli scavi. Nella vicinanza di dette batterie ed al rovescio, sono costruiti due baraccamenti in muratura con malta di terra: l’uno capace di 100 uomini ed il secondo di 60.

Detti baraccamenti sono coperti l’uno con tetto di tegole curve, ed il secondo con lamiera ondulata e zincata. Per essere completate queste baracche mancano soltanto i pavimenti che si costruiranno in uno con le cucine. Presso il primo baraccamento, ma in luogo affatto nascosto tra le rocce, é impiantato un magazzino polvere non alla prova della capacità di tonn. 140. Dei cannoni da 15 G.R.C. retrocarica che si toglierebbero da Nido D’Aquila si propone con 4 di armare la batteria quasi ultimata di Monte Rasu inferiore (olim Cala Portese) che dovrebbe essere armata di 4 cannoni da 16 tubati ad avancarica di limitata efficacia, manovra lenta e richiedenti molto personale.

MONTE RASU SUPERIORE (Isola Caprera)

La batteria di Monte Rasu Superiore quota 100 ha per scope di battere il largo davanti allo sbarramento di levante e deve essere armata di 4 cannoni da 25 come l’altra or ora descritta con campo di tiro orizzontale di 90°. La sua costruzione è iniziata con l’eseguiment0 di parte degli scavi. Quantunque i lavori si siano presentemente limitati allo scavo e che secondo le disposizioni date la batteria deve essere armata di cannoni ad avancarica della Regia Marina, si possono, una volta ultimati, trasformare con facilità e poca spesa a batterie armate di cannoni a retrocarica incavalcati sopra affusti che permettano un ginocchiello non inferiore a metri 2, pure si fanno voti perché vengano subito commissionati detti cannoni a retrocarica da 25 cm come quelli del Bausan che nella considerazione che tanto i cannoni da 25 ad avancarica, coi quali si vogliono armare le due batterie di Monte Rasu, quanto quelli da 22 cm che debbono armare la batteria degli Arbuticci, distano dal loro obbiettivo oltre 4 Km, non possono avere una valida efficacia e richiedono m0lt0 personale per il loro servizio.

STAZIONE TORPEDlNI A PUNTA ROSSA

Il materiale occorrente per questo sbarramento e ricoverato nell’attigua stazione la quale consta, come quella della Padula, di due tettoie accoppiate della superficie di mq 540, di un locale di caricamento, di una polveriera capace di 20 tonnellate, di 3 magazzinetti per fulmicotone della capacità di 15 tonnellate. ln questa stazione si è costruita una cisterna della capacità di oltre 100 mc che raccoglie l’acqua dei tetti. Sul prolungamento delle grandi tettoie si è costruito, verso sud, il molo di 16 m di larghezza per l’imbarcazione del materiale, il quale molo presentemente ha una banchina dalla testata in legname che si sostituirà con una in muratura. Questo molo da luogo con l’attigua spiaggia, ad un piccolo porto che serve di rifugio alle imbarcazioni addette allo sbarramento. In vicinanza delle tettoie delle torpedini vi sono 2 vasche per i reofori. Sopra questa lingua rocciosa si debbono costruire due pozzi per cannoni da 68 tonnellate a scomparsa, sui quali senza dubbio poggerà la sicurezza dello sbarramento.

Questo sbarramento di levante con le sole batterie costruite e con quelle in progetto da 68 tonnellate non sarebbe sufficientemente al sicuro, giacché il nemico che sbarchi a Cala Portese, al Pate, potrebbe molestare seriamente ed anche compromettere la difesa. Per questa considerazione si sono occupate le alture sovrastanti a detta penisola denominata Monte Rasu inferiore e superiore alle quali si accede per la volta di Stagnali. Le opere varie per questa stazione sono costate in 18 mesi L. 67.000.

PUNTA ROSSA (Isola Caprera)

Lo sbarramento della bocca a levante dell’estuario si attacca all’estrema punta a sud dell’isola di Caprera: Punta Rossa, passa per la secca dei Tre Monti e raggiunge la costa sarda sotto l’altura dei Tre Monti, Per il fiancheggiamento di detto sbarramento sull’estremo della su descritta lingua rocciosa, alta sul mare 13 m sul suo massimo, sul versante rivolto all’interno dell’estuario, si è costruita una batteria in barbetta di quota 7,10 con parapetto di roccia e della grossezza di oltre 8 m, con un muro di rivestimento interno e piazzuole in muratura armata presentemente con due cannoni da 15 G.R.C. retrocarica e tre cannoni da 57 mm a tiro rapido. Sul fianco sinistro della batteria vi sono tre riservette di munizionamento capaci di 112 colpi per pezzo da 15 e 352 per cannone a tiro rapido. Sul culmine di detta estremità si sono incavati due pozzi per cannoni da 149 mm a scomparsa. Questi cannoni sono in batteria ed il loro parapetto circolare, per lo spessore di 3 m, e di calcestruzzo con cemento Vicat, ed il rimanente di sabbia e terra e fatto in modo che dall’esterno non si scopra Vesistenm di detti pozzi. Questi sono collegati da una galleria coperta alla prova la quale a sua volta a mezzo di altre gallerie, pure alla prova, comunica sul versante rivolto all’interno con le riservette di munizionamento e i locali di confezionamento cariche e caricamento proiettili.

Questi locali alla prova contengono 336 colpi per cannone da 149 mm a scomparsa e 84 colpi per il cannone da 15 GRC, retrocarica. Verso nord ed alla distanza di m 30 sullo stesso versante si è costruito un magazzino a polvere alla prova, della capacità di tonnellate 10. Sulla stessa linea di questo magazzino ed alla distanza di m 25 si è costruito un fabbricato alla prova lungo m 60 e largo 9, staccato dalla roccia da un’intercapedine di m 1,50 di larghezza. Questo fabbricato comprende: un magazzino artiglieria, i locali per 50 uomini; le camere per gli ufficiali e sottufficiali, tanto del presidio che della stazione fotoelettrica che trovasi compresa nello stesso fabbricato, Accanto a questa vi è una cisterna in muratura della capacità di 150 mc. L’opera il cui terrapieno basso e alla quota di m 5 sul mare e chiusa all’interno da una sponda in scogliera sulla quale correrà un parapetto in ferro; sul fianco sinistro e dal lato dell’ingresso da una tagliata con muro di rivestimento di oltre 5 m di altezza; infine sul lato verso il largo da un trinceramento che verrà armato con 4 mitragliere che trovansi già nei magazzini.

Il riflettore della stazione fotoelettrica si collocherà su di uno scoglio, ed a La Spezia e in costruzione il relativo elevatore. Due sono i casotti d’osservazione per questo sbarramento: l’uno situato sulla sinistra della batteria in barbetta; il secondo sulla vicina isola del Porco. Questi casotti sono in costruzione ed alla fine del corrente mese saranno ultimati. Per le batterie di Punta Rossa compresi i magazzini a polvere, la caserma e il corpo alla prova e la stazione fotoelettrica, si sono spese in 18 mesi L. 100.000.

TRE MONTI (Costa Sarda)

_A completare poi la difesa del passaggio di levante, converrà acculare con un’opera la posizione di Tre Monti sulla costa sarda, dove si appoggio lo sbarramento di levante; da quest’opera destinata a fiancheggiare lo sbarramento, si potrà con tiri curvi battere le navi che da Punta Ferro si avanzassero verso lo sbarramento, e pertanto si potrebbero ivi utilmente impiegare i 4 obici da 28 che si avrebbero disponibili con la trasformazione dei 20 cannoni da 22 cm.

COSTA SARDA

Coi lavori eseguiti e con quelli in corso si può ritenere che saranno abbastanza protette le due entrate di levante e di ponente dell’estuari0, nonché abbastanza difesi gli ancoraggi interni. Urge poi di provvedere alla difesa della Costa sarda nell’estuario suddetto. Numerosi sono i vicini seni della costa sarda ove un nemico potrebbe fare uno sbarco e quindi con una facilita relativa recarsi ad occupare le alture che da Punta Sardegna a Capo d’Orso prospettano nell’ancoraggio della Maddalena minacciando cosi gli ancoraggi interni e pigliando di rovescio le opere di difesa della Maddalena.

Tale pericolo consiglio la commissione del 1883 per la difesa della Maddalena di proporre una specie di “Campo trincerato” sulla costa sarda.

Si potrebbe occupare la posizione di Punta Sardegna e più precisamente una posizione attigua denominata Alture e un’altra fra Capo d’Orso e il Parau con due opere aventi per iscopo di battere le posizioni che prospettano verso gli ancoraggi interni in modo da impedire al nemico di occuparle, procurando di avere ancora azione verso gli approcci di tali posizioni.

Mediante queste opere sarebbero assicurate le comunicazioni tra la Maddalena e La Sardegna, poiché costituirebbero come una testa di ponte e dalle opere stesse si potrà con tiri nuovi aumentare di molto la difesa dell’entrata di ponente e di quella di levante e battere efficacemente tutti gli ancoraggi interni armandole oltreché con le bocche da fuoco di medio calibro con 6 obici da 28 cm ciascuna, E pertanto si propone di essere autorizzati all’esecuzione di dette opere e di dare subito la commessa dei 12 obici occorrenti.

Con la batteria di Capo d’Orso, oltre ad essere in grado di proteggere la batteria bassa a difesa della testata dello sbarramento, oltre ad ottenere il suindicato scopo si ha mezzo di battere il golfo di Arzachena ed infine si ha un vasto campo di tiro sullo specchio d’acqua tra l’isola di Caprera e la Costa Sarda. In base alle su esposte considerazioni si costruì a Capo d’Orso una batteria di 4 cannoni da cm 57 per la protezione della batteria bassa e 6 obici da cm 28 peri tiri di sfondo.

La posizione dell’opera di Barrage, trovandosi centralmente allo sviluppo del litorale Sardo ed in punto più elevato e dominante del medesimo, fu scelta per costruirvi una forte opera chiusa la quale oltre a soddisfare allo scopo di proteggere la vicina opera di Capo d’Orso e coadiuvarla nella difesa contro attacchi provenienti dall’interno per il settore più importante, formerà il caposaldo della difesa del litorale.

Una tale opera per essere in grado di battere efficacemente il settore terrestre che, facendo capo al Golfo delle Saline termina a Porto Pollo converrà sia armata con buon numero di cannoni. Oltre a ciò, siccome la posizione offre un vasto campo per i tiri di sfondo sugli specchi d’acqua atti all’ancoraggio interno ed esterno alla piazza marittima, cosi converrà anche l’impiego di potenti obici da 28 cm.

OPERA DI MONTE ALTURA (Palau)

Dal momento che il nemico sbarcato in Sardegna, avrebbe potuto svolgere azione al coperto della batteria di Capo d’Orso e prendere di rovescio tanto questa che quella di Punta Sardegna, posta a difesa dello sbarramento di ponente, fu deciso di occupare la posizione intermedia: Alture. In considerazione dell’importante campo di tiro e della sua estensione, dovendo essa battere lo specchio d’acqua davanti lo sbarramento di ponente e l’alto mare fino al porto di Liscia, nonché la strada di 1`empio e la valle del Sorao, fu armata con: 6 obici da 28; 2 cannoni da 149 a scomparsa; 4 cannoni da 57 per il tiro ravvicinato; 4 cannoni da 75 e due mitragliere da 25A.

Il documento riportato non nomina la batteria “Opera Colmi” probabilmente perché la sua costruzione fu decisa in data successiva, anche se di poco, rispetto al 1888. Destinata a battere l’imboccatura di ponente e i canali di Spargi e Santa Maria, era armata in un primo tempo con 4 obici da 280 mm, ma dopo il 1890 fu potenziata con l’allestimento di una batteria di cannoni da 120 mm, con un’altra di 4 obici da 280 mm e con la costruzione di nuovi riempimenti e parapetti, nonché del muro di cinta, Ma “Opera C0lmi” non entrò mai in funzione se non per le esercitazioni. Durante la seconda guerra mondiale fu adibita a deposito di materiali.

Un’altra batteria che non figura nel documento e quella di Guardia del Turco, ”Pes di Villamarina”, situata sull’altura a ponente della baia di Spalmatore. Equipaggiata come batteria antinave, faceva parte del Gruppo nord insieme alla “Sivori” di Nido d’Aquila e alla “Talmone” di Punta Sardegna. Il suo armamento era costituito da 4 pezzi da 305/17 che la rendevano la più potente fra le batterie antinave di tutto I”’Estuario”. Il 13 settembre 1943 prese parte attiva alla riscossa italiana contra i tedeschi che avevano occupato la base.

ARMAMENTO E DIFESA MOBILE

L’armamento delle batterie era diversificato in funzione del compito e della posizione che ognuna di esse occupava nell’ambit0 della difesa dell’arcipelago.

Per quelle poste a difesa degli sbarramenti esterni di ponente e di levante, e cioè Nido d’Aquila, Punta Sardegna, Punta Rossa e Capo Tre Monti, furono utilizzati cannoni da 343 mm, da 687 tonnellate e da 149 mm (della Marina), montati su affusti idropneumatici a scomparsa, destinati a battere con tiri di lancio il largo e capaci di perforare le più grosse corazze delle navi da guerra.

I forti principali situati sulle alture e costruiti col sistema di puntamento indiretto, proposto dal generale Mattel, erano armati con obici a retrocarica da 280 a 240 mm di calibro ottenuti in gran parte trasformando i cannoni ad avancarica corti, sistema Armstrong, che formavano l’armamento delle nostre navi da guerra; complessivamente 74 bocche da fuoco di grosso calibro che si trovavano in batteria sui forti per battere il largo con tiri in arcata, pronte a proteggere gli ancoraggi interni dalle flotte nemiche.

Altre batterie di sbarramento, costruite sulla prospiciente costa sarda per difendere l’accesso, per via di terra, alla piazza erano armate di bocche da fuoco di 120 mm di calibro a tiro rapido, per battere le zone cl’acqua sbarrate e per proteggere le immediate vicinanze dei forti da possibili assalti nemici.

L’organizzazione generale della difesa era poi completata da:

  • un sistema di foto-elettriche per garantirsi dalle sorprese di torpediniere e piccole imbarcazioni nemiche;

  • imbarcazioni rapide a vapore e piccole torpediniere per il servizio di perlustrazione e di ronda;

  • un sistema di difesa mobile affidato alle torpediniere maggiori.

Le batterie costiere, erano costruite su due livelli, uno superiore in superficie, per la postazione dei cannoni, e uno inferiore per i depositi e la santabarbara, protetto da lastroni di granito appoggiati su uno strato di calcestruzzo e di sabbia. Il rifornimento alle piazzole avveniva per mezzo di elevatori sistemati nelle traverse fra un cannone e l’altro; testate e cariche di lancio venivano poi portate ai pezzi per mezzo di vagoncini.

I cannoni erano sistemati sia in barbetta, con la canna sporgente oltre il parapetto, sia a scomparsa, cioè con la canna portata a livello di sparo da un paio di bracci di leva. Al momento dello sparo la canna sporgeva dal parapetto, poi il rinculo del colpo la spingeva all’indietro, facendo ruotare i bracci di leva intorno ad un perno e sollevando un massiccio contrappeso da una cavità ricavata sotto la postazione, Molleggiato su cuscinetti idraulici, il cannone scendeva al di sotto del livello del parapetto, finché la culatta si portava a circa un metro dal piano della piazzola pronta per il caricamento. Per quest’ultima operazione il cannone era tenuto in posizione da un’indentatura agente sul contrappeso, mentre nel frattempo il puntatore, situato su una piattaforma rialzata, dentro il casotto telemetrico in ferro, manteneva il bersaglio in punteria.

Terminato il caricamento il cannone veniva “mollato”: allora il contrappeso, liberato, ricadeva nel suo pozzo e i bracci di leva, agendo sulla canna del pezzo, lo riportavano oltre il parapetto, in posizione di sparo.

Il sistema di sbarramento subacqueo era costituito da triplice o quadruplice ordine di mine sommerse chiamate “ginnoti” e “torpedini”. I primi, o mine profonde, erano collocati a profondità maggiore del pescaggio massimo delle navi e quindi non agivano per contatto con la loro carena, ma a distanza.

L’accensione di tutti i ginnoti aveva luogo grazie al passaggio di una corrente elettrica e la chiusura del circuito avveniva in due modi diversi: nel “ginnoto di osservazione” la chiusura era prodotta, a volontà, da un osservatore a terra, che, per mezzo di apposito strumento, rilevava l’istante preciso in cui la nave nemica capitava nella sfera d’azione del ginnoto; nel “ginnoto a comunicazione”, invece, la chiusura era determinata automaticamente dall’urto della stessa nave contra il ”congiuntore”, immerso a circa tre metri sott’acqua unito al ginnoto da appositi reofori.

Al fine di poter rendere innocuo il ginnoto quando dovevano passare le navi amiche, oppure metterlo in grado di agire contro le navi nemiche, il circuito elettrico passava per una stazione a terra, dove esso aveva una interruzione. Quando si voleva che il ginnoto fosse pronto ad agire il circuito elettrico veniva chiuso e, viceversa, aperto quando si voleva che il congiuntore potesse essere urtato senza il pericolo di esplosione.

Le torpedini invece agivano sempre per urto diretto contro la carena della nave e erano perciò immerse a profondità minore rispetto al pescaggio delle navi, cioè a tre o quattro metri sotto il livello dell’acqua. Esse richiedevano per conseguenza una carica minore del ginnoto. Le torpedini isolate erano indipendenti da terra e l’urto determinava l’accensione per mezzo di una spoletta a reazione chimica o elettrica. Nelle torpedini a comunicazione l’urto determinava l’accensi0ne chiudendo un circuito elettrico che poteva essere tenuto interrotto da terra quando si voleva rendere la mina innocua. I casotti di osservazione e accensione per gli sbarramenti subacquei di ponente erano ubicati alla punta Nera di Tegge e sullo scoglio isolato a circa 80 m dalla stazione Torpedini di Padule, ancora oggi ben visibile; a levante, sull’isola del Porco e a Punta Rossa.

Pierluigi Cianchetti