Squarciò – Capitolo V

Gaspare divenne maresciallo e comandava sei finanzieri, ma neanche allora poteva farci niente perché Squarciò aveva il motore e la Finanza soltanto una barca a remi.
Tante volte Gaspare si faceva trasportare sulle coste delle isole, e lì restava appostato sperando che Squarciò gli andasse a pescare sotto il naso. Ma non era mai successo.
Quasi sempre, a notte fonda o alle prime luci dell’alba quando Squarciò si accingeva a partire per la pesca, andava al molo a perquisirgli la barca. Ma mai era riuscito a trovarci un grammo o un centimetro di miccia, e doveva sopportare Squarciò che gli diceva: – Che cerchi maresciallo, l’amo d’oro?
Si sentiva inutile, Gaspare, inutile e impotente. Allora, avrebbe potuto almeno vivere bene, e forse anche mettersi d’accordo come già avevano fatto con altri bombardieri altri prima di lui: ma, questo, Gaspare, non lo volle mai.
Meglio accontentarsi dei pochi soldi dello Stato. Meglio andare in giro la notte lungo le spiagge e sui moli col vento nelle ossa. Meglio rischiare una fucilata in mezzo agli occhi, o una coltellata, o una bomba. Meglio tutto questo che mettersi d’accordo con quella gente.
Lo chiamavano cacaspiagge, e lui da anni attendeva di trovarli nel punto giusto al momento opportuno.
Una sera, entrando nella bettola, li aveva visti appoggiati al banco di zinco. C’erano Treddenti, Squarciò e Santamaria.
Bevevano, e quando riflesso nel vecchio specchio sopra il banco, videro Gaspare sulla porta, seguitarono a bere.
Squarciò disse agli amici, come continuando un discorso:
– Tutte piene di cacate le spiagge. Davvero, sai. Chissà chi caca tanto!
E Treddenti: – Deve essere sempre uno, perché si assomigliano tutte. E Santamaria: – Uno che caca dappertutto. Non ci avrà nient’altro da fare.
– O non saprà fare altro – concluse Squarciò.
Ripresero a bere. Gaspare non seppe di meglio che gridare: – È mezzanotte, bisogna chiudere!
Allora soltanto i pescatori di frodo mostrarono di accorgersi di lui. Squarciò disse: – Ne vuoi un goccio, maresciallo?
Ma Gaspare era già andato via. Lo vide la moglie passare per la strada stretta e buia sotto la finestra di casa. E lo chiamò, anche. – Gaspare, – gli disse – vieni a dormire che è tardi!
Ma Gaspare aveva altro per la testa, altro che sonno.
Come poteva dormire? Cacaspiagge gli avevano detto.
E Gaspare andò al molo. Controllò le barche una per una, che dondolavano da poppa a prua tesando le cime perché la tramontana cercava di spingerle verso il largo.
Il molo era deserto. Faceva freddo, e a Gaspare non spettavano gli straordinari. Avrebbe potuto andare a dormire benissimo, e starsene al caldo, e fare anche l’amore, magari, che era più di un mese che non lo faceva. La moglie glielo rimproverava sempre con tanti sguardi diversi, con profondi sospiri, con quel modo che hanno le donne di star zitte e di muoversi lentamente in attesa di essere trattenute con un gesto o con un abbraccio. Lei, poi, condiva sempre con troppo peperoncino e troppo pepe le pietanze, e gli versava da bere, e gli chiedeva sempre: – Formaggio ne vuoi? – perché il formaggio piccante mette voglia di fare l’amore. Ma Gaspare non aveva tempo.
Notte e giorno, da quando era diventato maresciallo, andava in cerca di regolare il suo vecchio conto. Intanto la moglie diventava sempre più vecchia e più grassa, e forse Gaspare ne era quasi contento perché almeno non c’era più il rischio che gli mettesse le corna con uno di quelli.
Anche di questo, tanti anni prima, aveva avuto paura.

Albeggiava, quando decise di tornare a casa. Trovò la camomilla sui fornelli, la maglia di ricambio stesa davanti al fuoco. Trovò la moglie, già sveglia, che fingeva ancora di dormire, e gli si allungava tutta vicino, e sospirava, e lo toccava appena, sempre al punto giusto, tentandolo con quegli stessi studiati movimenti che un tempo riuscivano ad eccitarlo.
Ma Gaspare aveva sonno. E dormì subito con un respiro aspro, pesante, e anche sua moglie cercò di addormentarsi perché tanto non c’era niente altro da fare.
Ma il giorno dopo, alle sei del pomeriggio, un finanziere portò a Gaspare la grande notizia. Gaspare disse soltanto:
– Grazie – con una voce che stupì il subalterno. Poi ordinò di tener pronta la barca, e corse a casa dove avvisò la moglie che quella notte non sarebbe rientrato. Indossò il giubbetto di pelle con i gradi d’ottone sulle maniche.
Riempì una fiaschetta di grappa, e andò via.