Ostrov protiv Napoleona: come La Maddalena fece fallire l'invasione francese

Ostrov protiv Napoleona: come La Maddalena fece fallire l'invasione francese

Nel 1793 la giovane Repubblica francese decide di colpire la Sardegna per sottrarre all’influenza sabauda un punto strategico del Mediterraneo. La Maddalena, al centro delle Bocche di Bonifacio, diventa subito un obiettivo primario, perché controlla passaggi marittimi vitali tra Corsica, Sardegna e rotte verso la penisola italiana. Una flotta composta da navi francesi e corse, guidata dall’ammiraglio Truguet e dal corso Colonna Cesari, porta con sé un giovane ufficiale d’artiglieria: Napoleone Bonaparte, alla sua prima vera operazione militare di rilievo. Il piano prevede di occupare l’arcipelago, installare batterie e poi estendere il controllo alla costa sarda, aprendo così una breccia contro il Regno di Sardegna.

Il piano francese e il ruolo di Bonaparte

La strategia francese si fonda su un’idea chiara: prendere l’isola di Santo Stefano, fronteggiando il porto della Maddalena, per trasformarla in piattaforma d’artiglieria. Le truppe sbarcano a Villa Marina e conquistano il forte con relativa facilità, mentre la fregata di supporto protegge l’operazione con un intenso fuoco di copertura. Napoleone organizza la batteria sull’altura dell’isola e inizia un pesante cannoneggiamento contro il borgo della Maddalena, colpendo edifici e imbarcazioni e cercando di fiaccare la resistenza del presidio sardo.

Se questo schema avesse funzionato fino in fondo, i francesi avrebbero potuto sbarcare sull’isola principale e spezzare la difesa locale con un attacco combinato da mare e da terra. È lo stesso principio delle strategie complesse che oggi ritroviamo anche nei giochi di simulazione e sulle piattaforme di intrattenimento online come begamestar it, dove pianificazione e coordinamento delle mosse determinano l’esito finale.

La risposta sarda e la figura di Domenico Millelire

La Maddalena, però, non è un bersaglio passivo: il presidio di marinai e artiglieri sardi reagisce con decisione, controbattendo il fuoco francese da più punti della rada. Tra i protagonisti emerge Domenico Millelire, nocchiere esperto che assume un ruolo di comando ben oltre il suo grado formale. Utilizzando una piccola imbarcazione armata e le batterie costiere, coordina tiri mirati contro la fregata e le posizioni nemiche, riuscendo a danneggiare le unità francesi e a ridurre la loro capacità di appoggio. La sua iniziativa rompe il ritmo dell’offensiva, mostrando come la conoscenza del canale e dei venti locali possa compensare la superiore potenza di fuoco avversaria.

Tre elementi chiave della difesa

La riuscita della resistenza di La Maddalena può essere ricondotta a tre fattori strettamente collegati:

  • la conoscenza del territorio e dei fondali da parte dei marinai locali;
  • la flessibilità tattica nell’uso di piccole imbarcazioni e batterie leggere;
  • la capacità di mantenere coesa la popolazione e la guarnigione durante il bombardamento.

Questa combinazione trasforma un presidio periferico in un avversario capace di logorare un corpo di spedizione numericamente superiore.

Crisi francese, errori e ammutinamenti

Mentre il cannoneggiamento continua, all’interno dello schieramento francese crescono tensioni e malcontento. Una delle navi incaricate di proteggere la spedizione entra in crisi di disciplina: si registrano episodi di ammutinamento, contrasti tra equipaggi corsi e francesi e accuse reciproche di tradimento. La perdita di fiducia tra comandanti e marinai indebolisce la coesione operativa proprio nel momento in cui sarebbe necessario uno sforzo coordinato per completare lo sbarco sulla Maddalena. Il risultato è un progressivo disallineamento tra artiglieria, fanteria e comando navale, che rende vulnerabile l’intero dispositivo francese agli attacchi sardi.

La ritirata e la prima sconfitta di Napoleone

Quando diventa evidente che il porto non cede e che le navi subiscono danni crescenti, la scelta di insistere sull’operazione appare sempre meno sostenibile. La prospettiva di uno sbarco decisivo svanisce e la priorità passa a salvare navi, equipaggi e materiali dall’accerchiamento e dal fuoco incrociato. La decisione di ritirarsi segna il fallimento della spedizione contro La Maddalena e viene ricordata come la prima sconfitta militare di Napoleone, costretto ad abbandonare cannoni, munizioni e posizioni sull’isola di Santo Stefano. Per il piccolo arcipelago, l’episodio si traduce in un punto di svolta simbolico: la periferia resiste e costringe uno dei futuri protagonisti d’Europa a una ritirata precipitosa.

Il significato storico per La Maddalena

La vittoria difensiva del 1793 consolida il ruolo di La Maddalena come presidio strategico del Regno di Sardegna e futura Italia unita. L’isola entra nelle cronache come luogo dove la determinazione di marinai e civili ha saputo ribaltare un rapporto di forze sfavorevole, influenzando la reputazione militare della Corona sabauda. Nel tempo, la memoria di quella resistenza alimenta l’identità locale, trasforma bastioni, torri e tracce del bombardamento in elementi di un paesaggio storico riconoscibile e attira l’attenzione di studiosi e visitatori interessati alle origini del mito napoleonico. L’episodio mostra come uno spazio insulare apparentemente marginale possa diventare un punto di rottura nella carriera di un generale destinato a cambiare l’Europa.