Correva l’anno 1811

Sbarca alla Maddalena, Alessandro Turri proveniente da Genova, latore di un eccezionale messaggio per il ministro d’Inghilterra alla corte di Cagliari: il documento aveva per titolo “Memoria circa un progetto di indipendenza italiana” ed è uno dei primissimi che si conoscano sulle aspirazioni unitarie del popolo italiano. Il Prasca lo cita per intero nella sua opera sull’Ammiraglio Des Geneys, avendolo trovato tra i carteggi di lui con una annotazione che testimonia come egli avesse ricevuto nell’isola il Turri e avesse preso conoscenza con molto interesse del progetto. Vi si parlava di un “Partito dell’Unione e dell’Indipendenza Italiana” nato intorno al 1809, di cui facevano parte anche primari magistrati e capi dell’Armata Italiana voluta da Napoleone; e vi si chiedeva all’Inghilterra e alla corte sabauda un appoggio ai piani di insurrezione previsti. E dunque, oltre che storico, molto interessante, che uno dei primi atti unitari italiani fosse datato dal nostro arcipelago; il riferimento alla corte sabauda rappresenta una primizia ante litteram, una specie di prologo di quanto un giorno sarebbe accaduto e che in quel momento nessuno degli attori poteva ancora prevedere.

25 luglio

Di fronte ai pessimi risultati del raccolto, il governo ripristina obblighi di denunce e divieti annonari.

Correva l'anno 1811
Tomaso Zonza

28 luglio

Per ritorsione contro la preda di due corsari fatta nelle acque di Carloforte dallo sciabecco Vittorio Emanuele (G. B. Albini) e di due mercantili barbareschi fatta in acque tunisine dal lancione Benvenuto (Giuseppe Albini), nella primavera del 1811 il bey armò tre corsari (una galeotta, un lancione e una feluca). Alla comparsa della flottiglia nelle acque sarde, il re fece entrare in campagna le mezzegalere Falco (De May) e Aquila (Porcile), lo sciabecco Generoso e vari lancioni, tra cui il Sant’Efisio (nocchiere Tomaso Zonza). Il 28 luglio, presso l’Isola Rossa tra i capi Teulada e Malfatano, De May avvistò i tunisini che rimorchiavano una tartana predata, e con abili manovre tagliò loro la fuga verso il mare aperto, li strinse nel golfo e li costrinse ad accettare il combattimento. Il felucone tentò di schivare il cannone prodiero dell’Aquila per passarle di fianco e abbordarla: Porcile reagì girando la mezza-galera non di poppa, com’era uso, ma di prua, speronando il felucone. Legato il rostro alla loro nave, i tunisini abbordarono la mezza-galera all’arma bianca, presero la batteria e respinsero i sardi oltre l’albero maestro. Benché ferito al fianco, Porcile risalì sul cassero, rianimò l’equipaggio, ordinò ad un uomo di fiducia di far saltare la nave in caso di sconfitta e contrattaccò all’arma bianca. Inseguiti sulla loro nave, e caduto il raìs coi più coraggiosi, gli altri si arresero. (secondo alcuni storici sardisti non fu adeguatamente elogiato dal re per non mettere in ombra il capo flottiglia De May imbarcato sulla mezza-galera Falco) Le perdite dei sardi si limitarono a 4 morti e pochi feriti. Attaccato dalla galeotta, il Falco si difese per quattro ore, finché, affidata la preda a un lancione, Porcile non accorse a darle manforte con l’Aquila e il Sant’Efisio, il quale prese la galeotta tra due fuochi cannoneggiandola a mitraglia e costringendola ad arrendersi, mentre la feluca riusciva a mettersi in salvo. I sardi presero 17 cannoni e 200 prigionieri, al prezzo di 4 morti e pochi feriti, ma le avarie subite in combattimento impedirono loro d’inseguire il terzo corsaro. La squadra rientrò a Cagliari al far della notte con le prede a rimorchio, e due giorni dopo Porcile ebbe un’ovazione popolare. Il 30 e 31 agosto il re concesse 7 promozioni per merito di guerra, al sottotenente Giovanni Silvestro De Nobile (aiutante maggiore della fanteria provinciale di Laconi), al guardiamarina di 1a classe Efisio Angioy, al volontario Luigi Grixoni, al piloto vicario dell’Aquila Battista Zicavo, al tenente di bordo della Falco G. B. Scoffiero, al piloto Paolo Vian e al comandante del Sant’Efisio nocchiero con grado di piloto Tomaso Zonza (già decorato di medaglia d’argento per la difesa della Maddalena nel 1793). In particolare Angioy e Zicavo furono premiati per l’abbordaggio, rispettivamente, della galeotta e del felucone. Più tardi, il 21 novembre 1812, si ordinò il conio di 4 medaglie al valore, una d’oro per Zonza e due d’argento per Vian e Zicavo, e una terza d’argento pronta per future ricompense: non ne furono però concesse altre prima del ritorno in Terraferma. Il nome del combattimento fu in seguito attribuito ad una pirocorvetta di 682 ton e 4 obici da venti varata nel 1844 nei cantieri della Foce: inviata nel maggio 1860 nelle acque sarde per interdire l’approdo dei Mille di Garibaldi, la Malfatano fu radiata nel 1870. Per il suo comportamento, il maddalenino Tomaso Zonza viene premiato con la medaglia d’oro al V.M. A lui i concittadini intitoleranno una via, con questa motivazione: “…a rammentare Tomaso che veleggiando verso il Capo Teulada col Regio Sciabecco Sant’Efisio impavido e risoluto di vincere o morire, trionfò delle orde tunisine, prevalenti in numero e ferocia ne fece orribile massacro”. L’Esercito Sardo dell’epoca è invece formato soprattutto dalle “Milizie Provinciali”, in buona sostanza tutti gli uomini validi sino ai 40 anni d’età, richiamati alle armi con qualche preavviso in caso di aggressione dall’esterno. A capo dei battaglioni sono posti gli “Officiali di Giustizia”, reggenti e rappresentanti sardi dei feudi nei quali la Sardegna è allora ancora divisa, solitamente di estrazione nobile e che avevano anche avuto modo di ricevere adeguato addestramento nell’Esercito Nazionale. Nel 1815 le truppe, diciamo così “Regolari”, sono invece costituite in Sardegna dai “Dragoni Reali” (Reggimento Cavalleggeri di Sardegna, diviso in quattro Squadroni dislocati ad Oristano, Sassari, Tempio Pausania e Cagliari), dal Reggimento Fanteria “Sardegna” (diviso tra Sassari e Cagliari), dal Battaglione di Fanteria Leggera “Cacciatori della Regina” con base tra Nuraminis e Sanluri, un Battaglione di Cacciatori Franchi, due Compagnie di Invalidi (una a Sassari e l’altra ad Alghero), un Battaglione di Artiglieria (con Compagnie dislocate tra Cagliari, Cabras, Sassari, Alghero, Castelsardo ed in Gallura) ed una Divisione Leggera di Artiglieria Costiera, basata a Cagliari. Complessivamente circa 700 cavalieri, 2000 fanti e 46 cannoni da campagna ai quali dovevano però unirsi se precettati i Miliziani Provinciali, cioè tutti gli uomini validi dai 20 ai 60 anni compresi, divisi in dodici battaglioni (Cagliari, Busachi, Oristano, Iglesias, Laconi, Ogliastra, Nuoro, Sassari, Alghero, Bosa, Ozieri e Tempio Pausania) con circa 4000 cavalieri ed almeno 50000 fanti. (“ […] veniamo così a conoscere che nel 1811 il servizio del R. Naviglio era diviso tra due dipartimenti, Cagliari e Maddalena, in ciascuno dei quali esisteva un piccolo arsenale per residenza e riparazioni del legni ad esso assegnati. Per quell’anno era preveduto l’armamento delle due mezze galere “Falco” e “Aquila”, dei due sciabecchi “Generoso” e “Ichnusa”, del lancione “Sant’Efisio” e della tartana “Tirso” dall’aprile al settembre; dei due sciabecchi, del lancione, e della tartana durante l’inverno; più il mantenimento durante tutto l’anno della galera “Santa Teresa” in una specie di posizione di riserva, e cioè pronta a prendere anch’essa il mare in caso di bisogno con un equipaggio completato per mezzo di volontari dell’isola di Maddalena dove la galera abitualmente stazionava. […] Tale personale era così composto: 1 contrammiraglio o capo squadra. comandante in capo la Marina. con sede a Maddalena. 3 capitani di vascello, uno dei quali comandante il dipartimento di Cagliari e due comandanti di mezza galera. 1 capitano di vascello in 2^, 2 primi luogotenenti di vascello, 7 sottotenenti di vascello. 3 guardiamarina di prima classe, 3 volontari o aspiranti. 3 cappellani 6 chirurghi ed allievi di chirurgia. i commissario, 7 fra segretari e scrivani, 1 cassiere quartier mastro. 1 magazziniere e poi 12. fra piloti e allievi di pilotaggio. 9 sottufficiali nocchieri di diversi gradi. 12 timonieri. 6 cannonieri. 7 graduati di maestranza, 136 marinai di diverse classi. 6 mozzi, 21 forieri addetti al servizio personale degli ufficiali 88 bassi ufficiali e soldati di truppa. 8 aguzzini. 244 remiganti forzati. 80 remiganti della Compagnia di grazia.” Prasca Cit. pag 162) Vedi anche: 28 luglio 1811 Il combattimento di Capo Malfatano

25 agosto

Nella notte vengono uccisi, trucidati ed orribilmente mutilati, due guardiani di vigne, una sorta di odierni barracelli. La popolazione reagisce indignata e costringe il Sindaco ed il Consiglio Comunitativo ad intervenire duramente. Il Sindaco era Giuseppe Tosto. i consiglieri Filippo Fanalle, Giò Batta Millelire e Giuseppe Cogliolo. Il fatto: in una campagna vicino al paese erano stati uccisi due padri di famiglia che erano a guardia delle vigne (allora numerose). I colpevoli erano i Soldati del Corpo Franco (o Soldati della Grazia) che stazionavano in quello che era il “Quartiere” poi sede dell’artiglieria e nel dopo guerra delle Magistrali e del Liceo. La popolazione, armatasi, stava per scontrarsi con i soldati quando l’intervento del Barone Des Geneys e del Comandante Millelire calmò gli abitanti. Furono arrestati otto soldati della Compagnia (‘a Leggera’ come poi si cominciò a chiamare nell’arcipelago qualsiasi gruppo che ne combinava di cotte e di crude) e la pace tornò tra gli abitanti, che nel frattempo erano cresciuti fino a 1633, i capi di famiglia erano 360.

31 agosto

Viene conferita la medaglia a Tomaso Zonza: “Per essersi distinto nel glorioso fatto d’armi tra la flottiglia ove era imbarcato sulla mezza galera Falco contro due legni barbareschi, che con la loro preda furono il frutto della vittoria”. R.D. 31 Agosto 1811

14 settembre

Stante i ladronecci, le devastazioni e gli assassinii che, con audacia inaudita, commettevansi in quel di Tempio; e visti cadere vittime miserande delle fazioni il censore diocesano, il reggente ufficiale di giustizia, il sostituto procuratore fiscale e l’avvocato fiscale della Prefettura, il Governo, per punire i colpevoli, crea una commissione mista di militari e di togati, presieduta dal Cav. Varese, governatore di Sassari in secondo, e spedisce sul luogo un buon nerbo di truppe.

18 settembre

Il governo fissa un limite massimo per il prezzo del grano, che ormai scarseggia dappertutto.

11 ottobre

Nasce a La Maddalena, Stefano Domenico Panzano di Silvestro e di Teresa Bertoleoni. Imbarcato sui regi legni come mozzo di rinforzo, 18 marzo 1822 (a 11 anni) e sbarcato l’otto novembre 1822. Imbarcato nuovamente con la stessa qualità a 20 anni (25 aprile 1823) soldato volontario nel battaglione Real Navi e ancora congedato e sbarcatone il primo dicembre 1823. Ma certamente il congedamento fu solo un escamotage teso a valorizzarne le capacità, perché pochi giorni dopo di esso lo si ritrova al servizio del Governo provvisorio della Lombardia prima come sottufficiale furiere e, un paio di settimane, dopo come Sottotenente Aiutante Maggiore di un battaglione. Come tale fu inquadrato nel 21° reggimento fanteria, costituito dai Lombardi dell’esercito di Sardegna e con questo fece le campagne del 1848 e del 1849. Riassunto nelle file dell’Armata Sarda nel 1850 fu inviato in servizio in Sardegna e finì la sua carriera a Cagliari alla fine degli anni cinquanta.