Correva l’anno 1899

15 gennaio

Per Regio Decreto, alle lista delle località “d’aria malsana e disagiata, viene aggiunta La Maddalena”. Si tratta, il base al regio decreto del 28 giugno 1890, “di stabilire una indennità di residenza, per i personali amministrativo e di bassa forza delle capitanerie di porto, destinati nelle località d’aria malsana o disagiate”; …… La Maddalena (isola, provincia di Sassari) sede di compartimento marittimo.

15 febbraio

Il Vice Ammiraglio Comandante Militare Marittimo G.B. Mirabello, rende noto che è severamente vietato l’introdursi nei terreni demaniali Militari situati nell’isola di Maddalena, isola di Caprera e sulla Costa Sarda ed eseguirvi il taglio di alberi, arbusti, cespugli e che i contravventori saranno deferiti all’Autorità giudiziaria.

5 aprile

Si apprende a La Maddalena che Umberto e Margherita di Savoia, giungeranno il giorno 12 successivo in visita in Sardegna.

La notizia era nell’aria da tempo, ma la conferma mise non poco in fermento la comunità dell’epoca. E’ ovvio che, avendo in calendario, i reali, una visita nell’arcipelago, mostrare loro lo sciopero degli acquaioli e l’irritazione popolare per la ricorrente mancanza d’acqua, non sarebbe certo un bel biglietto di ben venuto. Tale visita è poi preceduta in Sardegna, dopo tanti anni, dalla squadra navale francese (che si presenterà nelle acque di Cagliari) e di quella inglese (che invece stazionerà tra Golfo Aranci e l’arcipelago). Il Sindaco Zicavo, per questa ricorrenza, “visto l’articolo 52 del Regolamento Edilizio decreta: i proprietari dei fabbricati posti nelle vie Garibaldi, Vittorio Emanuele, Roma, Italia, 20 Settembre, Nelson e Villa Webber e nelle Piazze Umberto Primo, Garibaldi, Santa Maria Maddalena, 23 Febbraio 1793 e Barone Des Geneys, dovranno, a datare da domani (6 aprile) e fino a tutto il 12 corrente, provvedere al coloramento esterno dei rispettivi fabbricati che non si trovassero in buono stato, secondo le indicazioni dell’Ufficio Tecnico all’uopo incaricato. Si provvederà d’ufficio a maggiori spese di quei proprietari che non ottemperassero a quanto sopra”.

17 aprile

Lo squadrone britannico della Manica, che sta visitando la Sardegna in occasione della visita di re Umberto e della regina Margherita, è arrivato nel Golfo degli Aranci il 17 aprile, e ha scambiato i saluti con le corazzate. L’aspetto della imponente flotta di 16 navi ha creato una grande impressione. Lord Currie, l’ambasciatore britannico, Martedì è partito per il Golfo degli Aranci, per salutare il re e la regina in nome della Regina e del governo d’Inghilterra. Martedì il re e la regina stavano partendo da Sassari quando si è verificato un incidente che ha ritardato la loro partenza. La balaustra di un terrazzo, in cui un certo numero di ragazze, alunne di una scuola, che stavano in piedi, improvvisamente ha ceduto, molte delle ragazze sono precipitate di sotto. Quattordici di loro sono state ferite, due di loro mortalmente, e un portiere è rimasto ucciso. Le Loro Maestà hanno fermato il treno in partenza per visitare coloro che erano state ferite nell’incidente. Il Re e la Regina hanno dispensato parole consolanti a ognuna, e si sono verificate diverse scene toccanti. Due delle ragazze hanno ripreso conoscenza, mentre la regina era ancora accanto a loro. I loro volti si sono illuminati con un sorriso. Una gridò, “Viva la Regina!” mentre l’altra batté le mani, sebbene fossero state gravemente ferite nell’incidente, e le ferite erano appena state fasciate. Il re e la regina hanno lasciato la squadra italiana in navigazione per Golfo Aranci, e la squadra francese per Tolone. Mercoledì scorso il Re d’Italia, accompagnato dalla regina Margherita, ha inaugurato il monumento eretto a Sassari in onore di Vittorio Emanuele. Alla cerimonia hanno partecipato le principali autorità, le società militari garibaldine, e un numero di studenti, nonché una grande affluenza del pubblico in generale. Per quanto riguarda Maddalena, l’Unione Sarda, rende note in maniera enfatica le festose accoglienze riservate dalla cittadinanza alla squadra navale militare straniera, in sosta in queste acque. Il cronista, il cui pseudonimo è Folchetto, scrive che “vicinissimi alla Corsica e per antiche tradizioni di parentado (come si sa gli aborigeni, dirò così maddalenini, furono corsi)” queste isole hanno avuto continui e importanti scambi commerciali – “esportandosi dalla costa sarda anche bestiame, e importandosi castagne, legname ecc. di Corsica, come pure venendo di là, e recandovisi di qua in occasione di festività paesane, massime a Bonifacio, era penoso per questi abitanti trovarsi accolti in terra… francese, con poca simpatia politica”. Il cronista elogia il geometra comunale Antonio Cappai, capo dell’ufficio tecnico “il quale ideò e disegnò il bell’arco di trionfo per il ricevimento dei reali, nonché ai bravi operai falegnami sassaresi Perria, Tola e Madrau che lo eseguirono”. Il cronista cita anche le Società di mutuo soccorso “Elena di Montenegro” e “Venti Settembre” con le rispettive bande, (che) stanno facendo del loro meglio perché il giorno dell’arrivo dei Sovrani i festeggiamenti riescano davvero imponenti”. Sullo stesso giornale si da notizia dell’avvenuta pubblicazione, a partire proprio dal 17 aprile e fino al 29 corrente, del bando di gara per la costruzione del nuovo edificio comunale. In tempi molto rapidi si trova il compromesso, a livello amministrativo, per risolvere il problema che ha scatenato la protesta degli acquaioli e si rimanda a dopo la partenza dei reali la redazione di un nuovo regolamento specifico.

22 aprile

Il Re e la Regina dopo essere stati ricevuti per un brindisi a bordo della nave ammiraglia inglese “Majestic”, nelle acque di Golfo Aranci, dove hanno incontrato l’Ammiraglio Rawson, il principe Luigi di Battenberg, Lord Currie e l’Ammiraglio Brakemburg, visitano anche la “Niobe”, per poi ritornare sulla nave ammiraglia italiana, l’incrociatore “Savoia” alle ore 17,10, dove offrono una cena per cinquanta ospiti, tra cui le autorità della Marina Militare inglese. In rada, quasi a proteggere l’incrociatore, sono ancorate le corazzate “Sardegna”, “Trinacria” e “Sicilia”. Precedono intanto i Reali all’isola, nella giornata del 22, il Senatore Pier Desiderio Pasolini e i deputati Compans, Giuliani e Sola. Verso la mezzanotte giunge l’on. Pala, che visita subito l’Ammiraglio. In rada attendono le navi scuola giunta appositamente da La Spezia, “Caracciolo”, “Chioggia”, “Miseno”.

23 aprile

Alle ore 7,40, entra in rada la “Trinacria” con il Presidente del Consiglio Pelloux e il Ministro Lacava. Il “Savoia” salpa da Golfo Aranci alle ore 7,30, per giungere all’isola alle ore 9.30, scortato dalla squadra. “Alle ore 9.55 – scrive Jago – i Sovrani sbarcano accolti da una lunga e frenetica ovazione della folla e delle Associazioni schierate sulla piazza”. Numerose sono le salve di cannone sparate dai forti dell’isola e dalle navi, mentre contemporaneamente suonano le campane della chiesa. Vengono segnalati dalla cronaca (firmata A. S.) “molti manifesti patriottici, tutte le strade imbandierate, pennoni con trofei eretti nelle piazze, ed un arco con gli stemmi nazionali recanti iscrizioni di saluti ed augurio ai Sovrani”. Vi sono poi, davanti al resto della folla in visibilio, 500 ragazzi delle scuole con le bandierine di carta, i veterani della Marina con la storica bandiera di combattimento del 23 febbraio 1793 e le bande che suonano la Marcia Reale. La Regina, ricevuta al suo sbarco dalle “signore Zicavo, Lantieri, Sabatini e altre (mogli di ufficiali)” si commuove “profondamente alle parole pronunciate dalla bambina Ester Berretta”, che le offre un mazzo di fiori “a nome dei vecchi soldati, delle donne e dei bambini degli operai”. I fiori sono stati ordinati espressamente da Firenze. Per la società “XX Settembre” offre fiori la bambina Evelina Bisconti, con le compagne Vico e Frau. La sezione femminile delle scuole – rammenta il cronista – è rappresentata dalla signora Fiordiponti. Alle ore 11.00 i reali si recano nella Chiesa di Santa Maria Maddalena, per il Te Deum, “dove la signora del Sindaco ha preparato per la Regina uno splendido inginocchiatoio”. All’uscita dalla Chiesa, oltre alle solite delegazioni delle Società “Elena di Montenegro” e “XX Settembre” vi sono i bersaglieri schierati per la guardia d’onore. In carrozza i Sovrani raggiungono il molo, dove alle 12.00 si imbarcano per la colazione a bordo, dopo aver rinunciato alla visita del forte di Nido d’Aquila. Nel corso del pranzo offerto alle autorità, a cui presenzia assieme al Sindaco Zicavo anche il Generale Sery, il primo cittadino osa avanzare finalmente una richiesta al Re, che il cronista (Jago) puntualmente documenta con evidente soddisfazione. Gerolamo Zicavo rammenta al Sovrano, in un momento in cui gli altri argomenti di discussione stanno languendo, la straordinaria “urgenza di un acquedotto, la soppressione della colonia penale e la ferrovia del Palau”. Il Re risponde di aver studiato attentamente il “progetto Magnaghi” per quanto riguarda la questione relativa all’approvvigionamento idrico, soprattutto in funzione della crescente presenza militare nell’isola e garantisce di interessarsi “vivamente in favore della Maddalena”. Alle ore 14.30 i sovrani Umberto e Margherita di Savoia, accompagnati dal Presidente del Consiglio on. Luigi Pelloux, dal Ministro dei Lavori Pubblici on. Pietro Lacava e dal Ministro della Marina on. Giuseppe Palumbo, si recano con un lungo corteo di carrozze, in visita a Caprera. Attraversano la “nuova via Nazionale (…) convertita in un viale di alberi freschi, tanto è l’alloro con cui sono stati rivestiti i pali che, dall’estremità di piazza Umberto vanno fino alla casa degli eredi ornano, lungo il mare. All’estremità poi di questi alberi artificiali vi è in ognuno uno stemma delle città sarde e della casa Savoia e dell’Italia, intrecciato con le bandiere dei colori nazionali. Lungo tutto il percorso, la via litorale (sono) illuminato (a sera) con lampioncini alla veneziana. Tutte le case che prospettano al mare (sono) illuminate e imbandierate. Il corso Garibaldi (è) una selva di bandiere. All’entrata (vi è) un arco in legno artisticamente costruito (dagli operai falegnami sassaresi Perria, Tola e Madrau, precisa il cronista che sigla Folchetto) e disegnato dal Cappai, sotto la cui direzione (l’opera è stata montata). E’ alto otto metri e arriva a 14 con l’ornatura e le bandiere. In alto (ha), in mezzo al trofeo delle bandiere, lo stemma di casa Savoia, ai due lati il sardo e l’italiano. Alle due facciate delle basi porta le seguenti iscrizioni: Questa bandiera, monumento di gloria secolare e di sarda sicurezza contro lo straniero saluta alta e commossa il Re Sardo, che la giovane fronte imperterrita volse al nemico irruente alto serbando l’onor del suo sangue e della Patria. Te benedetta o Margherita, Regina d’Italia, che aspettata nel lungo sognante desio coll’inclito tuo raggio di bellezza, di virtù, d’amore susciti e consoli l’isola alpestre e romita. A chi si vide riverenza e gaudio ineffabile, meravigliosa e santa leggenda ai futuri. Incidi, o memoria, nei cuori, le due virtù oggi congiunte su questa fedele, forte, libera terra. La Maddalena 23 aprile 1899”. Seguono sette versi dell’Ariosto. Accompagna i Reali l’Ammiraglio Comandante della Piazza Mirabello e il Sindaco, oltre a tutte le altre autorità militari, civili e religiose dell’isola e del circondario. I reali vengono ricevuti a Caprera dal Generale Menotti Garibaldi, già gravemente ammalato di tisi, “dalle figlie, dal Generale Canzio, da Teresita Canzio, e dal commendator Cariolato”. Teresa Garibaldi, implora dal Re la grazia per gli insorti del 1° maggio 1898. (Forse da quegli eventi, ai quali hanno partecipato alcuni dei suoi figli che si sono poi allontanati dall’Italia, data lo sdegnoso ritiro a Caprera, nel quale, solidale a sua volta, la segue il marito.) Dopo la visita alla tomba dell’Eroe e al Museo garibaldino, i Sovrani si trasferiscono alle ore 17.00, col loro seguito, a La Maddalena, dove assistono dalle batterie di Guardia Vecchia e Nido d’Aquila ai tiri di artiglieria verso il mare delle Bocche, mentre il Pelloux e il Lacava lasciano in anticipo l’isola per urgenti impegni parlamentari. Al ritorno, in piazza “la folla rompe nel suo entusiasmo i cordoni delle truppe. E’ tanta la ressa che ai carabinieri a cavallo riesce difficile aprire il passaggio. Le carrozze reali sono costrette a procedere lentamente tra le ovazioni della moltitudine”. A sera il Re e la Regina offrono sul “Savoia” una cena di gala alle autorità, mentre centinaia di imbarcazioni locali, inscenano una fiaccolata a mare, attorno all’unità reale, ed a terra si dà il via ad uno spettacolo pirotecnico. Alle ore 22.00 l’unità, mentre da terra si sparano ancora delle salve di cannone, riparte per Civitavecchia.

23 giugno

Il Giornale di Sardegna, che continua ad osannare la visita dei Sovrani e a commentare positivamente la richiesta dell’acquedotto per l’isola, annuncia che dal giorno 16 giugno precedente “sulla base di lire 61.992,36 soggetta al ribasso si accettano schede sino alle ore 10.00 dell’8 venturo luglio e l’aggiudicazione definitiva per la costruzione dell’edificio comunale (di La Maddalena) avrà luogo anche fosse un solo offerente”. Contemporaneamente, lo stesso giornale, in prima pagina, rende noto ai lettori che “la Corte d’appello di Cagliari, confermando la sentenza del Tribunale, ha condannato la Società dell’Acquedotto alle maggiori spese incontrate dal Comune (di Cagliari) per la penuria dell’acqua verificatasi (in città) alcuni anni addietro”. Questa notizia, che non può non colpire il lettore medio, in un momento di massima diffusione del giornale, dovuta ai continui commenti sulla visita dei Reali in Sardegna. Se da una parte vi è chi è grato al Sindaco Zicavo per aver domandato senza timore il bacino di raccolta delle acque piovane a La Maddalena, dall’altra vi è chi teme danni alla salute pubblica, attentati o comunque cattiva gestione degli impianti, simili a questo approdato in Tribunale e in Corte d’Appello, relativo alla città di Cagliari.

24 giugno

Il Giornale di Sardegna, annuncia in poche righe che Teresita Garibaldi “durante la visita dei Reali a Caprera, (…) impetrò inutilmente, (davanti agli inviati del Secolo, del Corriere della Sera, del Messaggero, della Gazzetta di Torino, del Fieramosca, del Resto del Carlino, della Gazzetta Senese, e del Don Chisciotte) dal Re l’amnistia per i condannati politici” di cui si parlava già da tempo sulla stampa. In un resoconto dell’attività parlamentare, lo stesso quotidiano rende noto che “gli onorevoli Pala e Garavetti hanno presentato uno speciale ordine del giorno per caldeggiare (assieme all’acquedotto, di cui tutti ormai parlano) la costruzione di un bacino di carenaggio nell’estuario della Maddalena”. In attesa che il Re faccia il miracolo, (in cui per altro non sembrano in molti a credere), il Consiglio Comunale adotta il nuovo regolamento per mettere ordine nel rifornimento d’acqua potabile a mezzo di acquaioli, il 24 luglio 1899.

17 luglio

Se il sindaco ha avvertito l’esigenza di regolamentare l’afflusso del pubblico alla fonte di Cala Chiesa, ci lascia immaginare il via vai di traffico a piedi con carri e carretti che si sviluppava dalla città alla fonte e viceversa! “Sentita la necessità di regolare la distribuzione dell’acqua nella fonte Comunale adibita ad uso pubblico – Cala Chiesa onde non venga a mancare per l’uso della pubblica alimentazione. Visto l’art. 150 della legge Comunale 4 maggio 1898 N° 164: DECRETA – A datare da oggi sarà per tutto il giorno concesso l’uso dell’acqua della fonte Cala Chiesa al pubblico che si presenterà per attingerla con anfore o recipienti simili. Per i rivenditori che trasportano l’acqua a mezzo di carri, l’uso resta limitato dalle ore cinque alle dodici. Trovandosi per attinger acqua ivi, rivenditori e privati, costoro dovranno sempre avere la preferenza. Il Custode Cala Chiesa è incaricato della osservanza del presente fino a nuovo ordine. Maddalena 17 luglio 1899 – Il Sindaco G. Bargone.

9 ottobre

Tra i documenti dell’archivio comunale, si è rinvenuta una breve relazione dell’Ing. Domenico Ugazzi, “a corredo della Perizia per lo scavo da eseguirsi per la sistemazione della via Castelletto” (ora via Viggiani).
Riportiamo: “La via Castelletto, che più propriamente dovrebbe chiamarsi piazza, è un ammasso di roccia granitica e di muri a secco.
Il percorso vi è difficilissimo in maniera che spesso cadono persone.
Inconveniente gravissimo poi, per cui ne rimane ardua la sistemazione, è questo, che le soglie delle case a Nord si trovano più alte di quelle delle case a Sud di circa m. 2.50.
Per addivenire quindi ad una ragionata soluzione è giuoco forza formare due strade l’una a monte, l’altra a valle, togliere cioè l’inclinazione della roccia al basso sino al ciglio della via superiore.
Come si rileva dall’unita perizia, le opere occorrenti ammontano a £. 440,00 compresi i lavori e imprevisti”.
La via (o largo Viggiani) è uno degli spazi pubblici più interessanti del rione Castelletto, benchè molte delle costruzioni che vi si affacciano siano state rimaneggiate anche in modo poco accettabile.