Correva l’anno 1937

27 gennaio

Viene nominato Commissario Prefettizio, il Cav. Carlo Pocobelli, lo precedettero il Dott. Pirino Rossi (1/1/37 al 15/1/37) e il Cav. Salvatore Castellani (dal 16/1/37 al 26/1/37).

29 gennaio

Nasce Giannino Petri, stella del calcio maddalenino negli anni cinquanta-sessanta.
In ogni paese ed in ogni squadra ci sono calciatori che a distanza di tempo sono ricordati per quanto hanno fatto vedere in carriera. Anche all’Isola si possono celebrare tanti di questi esempi: atleti eccellenti, ma anche persone stimate e benvolute per il loro modo di essere nella vita di tutti i giorni. E Giannino Petri ne è un chiarissimo esempio.
Da ragazzino inizia con il Cral Marina (ex Proletaria), compagine che in quegli anni compete ai vertici del campionato regionale. Esordisce a Ozieri il 19/4/1953 (Ozieri-Cral Marina 1-1) in una squadra che si schiera con Piredda; Pilo, Sanna; Barretta, Varsi, Zigante; Scotto, Parissi, Sculavurru, Fadda, Petri: nomi che hanno fatto la storia. Dopo le prime comparse dimostra il proprio valore, gioca stabilmente e si afferma come uno dei punti di forza dei maddalenini andando in rete con disinvoltura. In maglia rosso-blu gioca sei campionati fino al 1958 totalizzando circa 80 presenze ed una trentina di reti. Parte militare e durante la leva matura una importante esperienza nel campionato di Serie D con il Brindisi. Al rientro all’Isola la squadra in cui è cresciuto ha interrotto la propria attività e Petri approda quindi al Tempio nella quarta serie nazionale. Si affianca all’altro maddalenino ed ex crallino Silvano Morelli in una squadra fortissima che schiera grandi giocatori, come i portieri Bogazzi e Bertola (scuola Cagliari), e poi Hellies, Serafini, Savigni, Ravot e tanti altri. Disputa due campionati di alta classifica mettendosi in grande evidenza in oltre cinquanta gare con all’attivo una ventina di reti, alcune davvero spettacolari.
Nel frattempo, nel 1962/63, anche l’Ilvarsenal prede parte al torneo di Serie D e così Petri – fortemente richiesto dalla piazza – rientra a La Maddalena ed esordisce con l’Ilva proprio contro la sua ex squadra (il 23/9/1963 Ilva-Tempio 0-0) in una formazione che scende in campo con: D’Oriano; Bruno Scanu, Giovanni Scanu; Serra, Comiti, Pisano; Juliucci, Paoli, Fabiani, Petri, Casciani. Dopo la sfortunata retrocessione Petri riceve diverse offerte per giocare ancora nella Serie D ma – da buon isolano – fa una scelta di cuore, rimane a casa e continua nell’Ilvarsenal. Con gli arsenalotti gioca in totale sei stagioni, si esprime sempre su standard molto elevati e chiude la sua carriera al Comunale l’11/5/1969 (Ilva-Bonorva 4-1) siglando anche la sua ultima marcatura. Conclude il ciclo in bianco-celeste con circa 160 partite ed una ottantina di reti, una media di tutto rispetto se rapportata ai tempi. Infatti la disposizione tattica a uomo e con il battitore libero rendevano allora le difese molto “abbottonate” e gli attaccanti si dovevano quindi disimpegnare in spazi stretti e contro la protezione garantita dal raddoppio di marcatura.
Giannino Petri giocava di punta in modo intelligente; mancino naturale, era dotato di tecnica raffinata, vantava l’istinto dell’uomo di classe e metteva in mostra senso stilistico e fine astuzia calcistica; era poi fortissimo in acrobazia, capace di numeri di altissima scuola.
Appese le scarpette al chiodo, Giannino non ha intrapreso nessuna attività legata al calcio ma si è limitato a sedere in panchine solo in occasione di alcuni tornei cittadini, in particolare con la squadra di Cala Gavetta, caratteristica zona del paese ove abita ed alla quale è da sempre intimamente legato. Tra i tanti realizzati in carriera mi ha parlato di quando decise un derby cittadino a favore del Cral entrando in porta con il pallone dopo aver scartato mezza difesa ed il portiere, della tripletta rifilata con l’Ilva al portiere dell’Alghero Nardin (destinato ai campionati di Serie A e B) e di quello fortunato e decisivo in un Ilva-Nuorese quando a tempo scaduto, nelle incombenti ombre di un tardo pomeriggio invernale, deviò in porta con il fianco una cannonata di Paoli suscitando le vibrate proteste dei barbaricini per un presunto fallo di mano; ma ho capito che la rete che ricorda in modo particolare è quella realizzata a Colleferro il 12/2/1961 (Colleferro-Tempio 1-1), rete siglata con uno dei migliori pezzi del suo repertorio: cross teso al centro e sforbiciata volante con palla in rete dalla parte opposta. Per ricordare la classe di Petri e la bellezza del gesto tecnico unisco una immagine relativa alla partita del 3/2/1963 (Ilvarsenal-Santa Croce 4-2) che immortala Giannino proprio in una esecuzione acrobatica; la foto è sicuramente nota e viene considerata un po’ l’icona del calcio maddalenino, come la sforbiciata di Carlo Parola per le copertine degli album di figurine Panini. In questo giorno mi piace ricordare con affetto l’amico Giannino Petri, una bella persona e grande talento del calcio maddalenino, rimasto nel cuore dei tanti tifosi che hanno avuto la fortuna di vederlo all’opera ed esempio per quelli che son venuti dopo. (Gianni Vigiano)

5 febbraio

Incidente nelle acque dell’arcipelago, dell’incrociatore Duca d’Aosta.

23 aprile

Le fontanelle, assieme ai vecchi pozzi e alle tradizionali cisterne, diventeranno un elemento indispensabile per l’approvvigionamento idrico. Il 23 aprile 1937, al momento della erogazione dell’acqua nella prima rete cittadina, si ordina il prelievo dei primi campioni delle acque di Puzzoni per le analisi chimiche e batteriologiche. Le analisi sono raccapriccianti. Senonché non si arrestano a questo punto le deficienze. L’acqua, per quanto dichiarata e riscontrata potabile in partenza, arriva alle abitazioni assolutamente imbevibile per i depositi, specialmente ferruginosi, che vi si riscontrano e che, oltre al gusto, la rendono antipatica anche alla vista. Nel corso della gestione si sono avute lamentele e proteste delle fabbriche di ghiaccio; ma non sono mancate neppure quelle dei pubblici esercizi e dei privati utenti. Molte sono state le domande di distacco e quest’Amministrazione stessa si è trovata costretta di togliere il divieto di circolazione ai carretti già adibiti al trasporto dell’acqua e di provvedere anzi al loro rifornimento attingendo alla fonte di Cala di Chiesa.

27 aprile

Muore a Roma, a 47 anni, Antonio Gramsci.

16 maggio

Si inaugura il nuovo aeroporto militare di Fertilia.

2 luglio

Parte da Cagliari alla volta dell’Africa orientale il 46° reggimento di Fanteria.

20 luglio

Muore a Roma Guglielmo Marconi all’età di 63 anni, dopo essere stato nominato dottore honoris causa dalle università di Bologna, di Oxford, di Cambridge, e di altre università italiane, senza dimenticare che all’Università di Roma era stato professore di radiocomunicazioni. Solo 4 anni prima, il 29 luglio del 1933, il grande scienziato era stato in visita con la moglie Cristina a La Maddalena, ospiti graditi dell’ammiraglio Ildebrando Goiran comandante della piazzaforte.

16 settembre

Nasce Giancarlo Maniga, avvocato di parte civile nel processo contro l’ex-SS Erich Priebke per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, e nel processo sui desaparecidos italiani in Argentina che ha portato alla condanna il 6.12.2006 dei generali Suarez Mason e Riveros,e di altri cinque militari. Difende le parto offese nei procedimenti ancora in istruzione contro Augusto Pinochet e nel processo Condor.

15 ottobre

Si chiudono le celebrazioni dei Grandi Italiani di Sardegna alla presenza del duca di Bergamo e del ministro Pavolini.

23 ottobre

Muore a Sassari, a 82 anni, il missionario vincenziano Giovanni Battista Manzella, che sarà poi proclamato beato.

6 dicembre

Combattendo contro la resistenza abissina, a Muriet Zurià Muhui, ( Africa Orientale Italiana), muore il maddalenino Sottotenente di fanteria Gaetano De Rosa. Era nato a La Maddalena nel 1914. Sottotenente di fanteria, medaglia d’oro al V.M. alla memoria in A.O.I. Diplomato in ragioneria a Pola nel 1934, nel febbraio 1937 si arruolò volontario per l’Africa Orientale Italiana. Posto al comando di una compagnia di Ascari, partecipò per un anno e mezzo alle campagne di repressione della guerriglia abissina: nel giugno 1937 a Noari` gli fu conferita la medaglia di bronzo al V.M., nel settembre 1937 gliene venne concessa una seconda e nel giugno dell’anno dopo gli veniva conferita quella d’argento («ferito ad una gamba rifiutava ogni soccorso»). Il 6 dicembre cadeva in combattimento. La motivazione della medaglia d’oro dice: «In nove ore di accanito e sanguinoso combattimento contro preponderanti forze nemiche, con prodigi di valore, alla testa del suo reparto, guidava gli uomini in ripetuti, violenti assalti e contrassalti all’arma bianca. Deciso a rompere la tenace resistenza avversaria, alimentata dal sopraggiungere continuo di ingenti forze, cosciente si offriva al sacrificio, lanciandosi deciso e solo in mezzo al nemico additando ai suoi, con l’ultimo gesto, la via della gloria. Fulgido esempio di coraggio e supremo sprezzo della vita».

27 dicembre

Cambiando i tempi e la politica dei governi anche le strade si adeguavano e nel 1937 Commissario Prefettizio Carlo Pocobelli, rinomina la vechia via della marina “Bassa Marina” esistente nel censimento del 1871 con via Francesco Crispi. La nuova arteria, che da piazza XXIII Febbraio portava verso piazza Comando inglobando la via Nazionale, fu intestata al politico siciliano passato attraverso esperienze mazziniane e garibaldine ed approdato al governo come primo ministro con una politica di avvicinamento alla Germania che aveva prodotto, fra l’altro, la creazione della piazzaforte marittima della Maddalena: il fascismo aveva voluto rivalutarlo e il podestà dell’epoca gli aveva intestato una delle vie più importanti della città. Prima della fine della guerra (2 giugno 1944), il desiderio di prendere le distanze dal passato e di affermare nuovi eroi antifascisti provocò l’ultimo cambiamento e via Crispi divenne via Giovanni Amendola a ricordare il giornalista e il ministro avversario di Mussolini e animatore dell’Aventino, morto esule a Cannes (Francia), a causa delle percosse subite in Italia. La via ha continuato a trasformarsi, allargandosi e divenendo una arteria scorrevole per un traffico normale, inadeguata per i momenti di massima affluenza nei quali costituisce una barriera ininterrotta di veicoli fra le case e il mare-

Dalle carte dei primi anni ’50 dell’ottocento si ricava che il complesso di vie oggi inquadrabile in via XX Settembre, Piazza e Via Garibaldi e Via Amendola, allora veniva identificato semplicemente con “Strada di Mangiavolpe” graffata con un solo mappale, il n° 1849. Negli anni seguenti ed a più riprese, l’Amministrazione comunale pose mano al riordino stradale, considerato lo sviluppo sempre maggiore che andava assumendo il centro storico, individuando meglio i “luoghi abitati che le stesse strade percorrono…“. Nascono così: via Garibaldi, Primo e Secondo tronco, poi Via XX Settembre e via Garibaldi; Piazza degli Olmi, poi piazza Garibaldi, e via Della Marina, poi via Nazionale, via Crispi e, infine, via Amendola.