Luciano Usai

Luciano Usai

Luciano Usai nasce il 31 luglio 1972 a La Maddalena, terra d’origine dei genitori. Cresce e si forma a Roma, appassionandosi precocemente alla fotografia. Frequenta il liceo artistico e, parallelamente, diviene assistente di importanti studi fotografici romani, tra cui lo Studio Granata e lo Studio Amendola; tramite agenzie di stampa collabora con diverse testate giornalistiche, interessandosi fin dagli esordi allo spettacolo e alla moda.
Terminato il liceo si iscrive alla facoltà di architettura di Roma, continuando la sua attività di fotografo. Conosce Arturo Patten con cui intesse un rapporto di reciproca stima e amicizia che non mancherà di influenzare alcune scelte del giovane fotografo, ad esempio il grande interesse per la qualità e i processi di stampa delle foto in bianco e nero, che Usai cura personalmente. Attratto dalla luce e dall’interazione tra questa e l’architettura, gli oggetti e le persone, parallelamente all’attività di fotografo di scena, disegna e cura le luci per spettacoli teatrali, cortometraggi e documentari; tra gli ultimi lavori sono da ricordare per Marina Confalone, nel 2001, “La musica in fondo al mare” e per Acta Fabula, nel 2007, “Rêver l’autre. En hommage au mime Marceau”.
Spinto dalla curiosità e dalla voglia di misurarsi con difficoltà tecniche e temi sempre nuovi, Luciano Usai ha toccato con le sue immagini diversi generi fotografici: foto di scena per il cinema, il teatro, la danza, la moda, foto di cronaca giornalistica, fotografia scientifica, aerea e subacquea. Ha collaborato con l’architetto Ludovica Cibin alla pubblicazione del libro “Selciato romano. Il sampietrino”, uscito nel 2003 per i tipi di Gangemi Editore. Dal 2004 si è affacciato sulla scena internazionale lavorando tra Chicago, New York e Parigi.
Nel maggio del 2006 ha la prima personale a Milano, al Grand Hotel Plaza, dal titolo “Reperti urbani”. La mostra è composta da quattro sezioni: i reperti urbani, uno studio sull’oggetto come segno della vita urbana contemporanea; l’architettura, Roma, New York, Parigi, Chicago; la permanenza dell’arte, scorci di interni di musei dove, passato lo spettatore, l’opera d’arte rimane a dialogare con l’obiettivo, la musica, ritratti di pianisti, direttori d’orchestra e ballerini. Nell’ottobre dello stesso anno è invitato ad esporre a Parigi, presso l’Accademia di musica Kostantin Bogino; nasce così la mostra “Musica e Danza”, incentrata su una serie di immagini che colgono il rapporto tra corpo in movimento e architettura. Nel 2007 Usai espone a Roma, presso la Galleria 196, nella personale “Il cuore della danza” a cura di Sabine Frantellizzi; il ricavato della vendita delle fotografie esposte viene devoluto in beneficenza.
È fotografo e insegnante di posa e storia di fotografia della moda all’Accademia Internazionale di Alta Moda e Costume “Koefia” di Roma.
Le fotografie scattate da Luciano Usai negli ultimi cinque anni sono espressione dell’appassionata ricerca condotta dal fotografo intorno al movimento e alla danza.
Sono immagini che evocano la leggerezza e lo scatto, la grazia e la forza del corpo che si piega alla musica; immagini “mosse”, indistinte e al tempo stesso definite nei particolari.
Usai inizia lo studio del movimento fin dal 1992: oggetto di indagine è il corpo nello spazio urbano, il volo degli uccelli, l’acqua, gli alberi curvati dal vento e le onde del mare de La Maddalena; sperimenta, spesso senza stampare, scatti con la camera ferma o in movimento.
Dal 2001, per poter seguire meglio le movenze dei ballerini che ritrae, inizia a studiare danza classica con Elisabeth Mac Dowell. Da questi due anni di studio nascono le prime immagini in cui Usai, in una meditata riflessione sull’arte di Degas, usa la macchina fotografica come un pennello: Compagna di danza e Cinecittà (esposte per la prima volta nel 2006 a Milano); a queste segue una serie di fotografie che ritraggono artisti della danza classica come Vladimir Derevianko, Roberto Bolle e Alessandra Ferri, ma anche ballerini meno noti e allievi dell’Accademia Nazionale di Roma. L’interesse di Usai per la danza travalica i generi: non mancano scatti che colgono l’essenza del movimento del flamenco e del tango.
Le fotografie di Luciano Usai, pur nascendo nell’epoca del digitale, non sono elaborate al computer; scie di colore e colpi di luce, così come l’obiettivo li coglie, dipingono figurazioni a cui il fotografo spesso assegna nomi evocativi, ironici o suggestivi; in alcuni casi è proprio il titolo che svela la chiave di lettura delle immagini: la lieve gonna bianca di una ballerina, rovesciata, diviene il calice di un fiore, Ibiscus.
Dal 6 dicembre 2008 al 25 gennaio 2009 ha una personale, ARABESQUE. La danza fotografata da Luciano Usai Galleria Nazionale d’Arte Moderna, presso il Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX; insieme alle sue fotografie, 40 stampe fotografiche di grande formato su carta metal in tiratura 1/9, è esposta una serie di costumi di scena relativi a balletti realizzati presso il Teatro dell’Opera di Roma, facenti parte della collezione del Teatro. Ad aprile 2009 espone nel palazzo Farnese a Caprarola per la settimana della cultura. Da luglio a novembre 2009 viaggia tra l’Asia l’Europa e il Brasile per progetti che vedranno la luce nei primi mesi del 2010.