Luigi Gusmaroli

Luigi Giuseppe Gusmaroli, nato a Mantova il 28 maggio 1811, uno degli otto preti che rinunciò alla scelta religiosa per seguire Garibaldi. Proveniente da una famiglia agiata, che lo destinò alla carriera ecclesiastica. Era parroco in un paesetto del mantovano, quando, nel 1860, abbandonò il sacerdozio e si arruolò con Garibaldi. Durante la Spedizione fu addetto al Quartier Generale; poi seguì sempre Garibaldi. Volontario nel 1848 nella Legione Bersaglieri Mantovani Carlo Alberto, poi nel 1849 alla difesa della Repubblica Romana nella Legione Manara. Qurantanovenne, si unì alle camice rosse che partirono da Quarto il 5 maggio 1860 entrando a far parte del quartier generale di Garibaldi dal quale ricevette incarichi di fiducia politici e militari.
Seguì il Generale a Caprera senza mai lasciarlo; quando morì a La Maddalena a 61 anni, Garibaldi dettò l’epitaffio per la sua tomba nel cimitero di La Maddalena, “ Qui giace il maggiore Luigi Gusmaroli dei Mille/ Egli vestì l’abito da prete/ quando in giovane età di ragione/ capì che non doveva essere/ della setta degli impostori/ e se fè uomo milite/ valorosissimo della libertà italiana/ pugnò in tutte le patrie battaglie/ e fu padre e marito onesto / ed amorossimo”: furono queste le parole che Garibaldi fece incidere sulla lapide che sembrava andata perduta dopo le vicissitudini seguite alla demolizione del cimitero vecchio- avvenuta nel 1948- ma che è stata riscoperta di recente, in occasione di un restauro avvenuto nel cimitero nuovo e ricollocata in un settore del campo comune, ben visibile al pubblico. Nell’Archivio Anagrafe del Comune di La Maddalena, all’atto n. 5 del Registro dei Morti per l’anno 1872, risulta l’identità dei suoi genitori ovvero Giuseppe e Maria Beolehi, il suo stato “pensionario militare”, anche se il suo nome non appare nella sopra citata Gazzetta Ufficiale fra i garibaldini che fruirono del provvedimento pensionistico a favore dei Mille di Marsala decretato con Legge 22 gennaio 1865 n. 2119, continuando risulta il nome della moglie Maria Antonia Gavini, (da cui ebbe due figli) e la sua abitazione, ove morì, ossia al civico 33 di Via Giuseppe Garibaldi ( l’attuale Via Garibaldi nella toponomastica di allora comprendeva anche l’odierno tratto di Via XX Settembre che in pratica ne costituiva l’inizio). Aveva moglie e due figli e perciò abitava a La Maddalena, dove per mantenere la famiglia si industriava a riparare le reti da pesca, ma trascorreva ogni minuto libero con i compagni della Casa Bianca. Era poverissimo. Il garibaldino Giuseppe Nuvolari scrisse in un suo libretto: “Pochi giorni prima che morisse, io fui al suo capezzale e tutto commosso mi disse: “Mi dispiace, Giuspin, di morire senza averti restituito tutto quello che mi imprestasti”.