Michele Mamia Addis

Nato ad Aggius il 22 gennaio 1805 da Pietro e Maddalena Addis e morto a La Maddalena il 13 febbraio 1885. Ufficialmente il padre risultava agricoltore, in realtà era il capo della banda di “23 ladri di bestiame e contrabbandieri“, il bandito che nel 1802 fu protagonista dello sfortunato tentativo insurrezionale di Francesco Sanna Corda e Francesco Cilocco sbarcati a Longonsardo con l’intenzione di sobillare i sardi. Pietro Mamia aveva assicurato la sua collaborazione ai rivoltosi, ma, resosi conto della impossibilità di successo di quell’azione pasticciata e velleitaria, si era ritirato in tempo abbandonando i due al loro destino. Il nostro Michele nacque quando già Pietro e i componenti della banda avevano ottenuto, dopo il “tradimento” dell’impresa rivoluzionaria, il perdono reale.

Non sappiamo quali legami intercorressero fra i Mamia e i Biancareddu, ma sappiamo che il sacerdote Giovanni Battista Biancareddu era padrino di Michele. Questo fu avviato alla carriera sacerdotale e subito dopo l’ordinazione, nel 1831, fu mandato a La Maddalena come viceparroco di don Antonio Addis. C’era con lui una nipote, Maddalena Fara, che visse da quel momento all’isola fino alla sua morte. Ad Aggius, prendendo atto del suo definitivo trasferimento, la chiamavano, per distinguerla da altre Matalene locali, Matalena di l’isula. (Figlia di Pietro Fara e di Pietruccia Mamia (di Pietro il bandito), si sposa nel 1850 con Pietro Quidacciolu di Tempio)

Gli fu conferito subito l’incarico di precettore della scuola normale in sostituzione di Michele Pischedda. In questa veste non ebbe un rapporto facile con il Comune. Già nel 1833 nascevano i primi dissensi: Mamia pretendeva un salario di 50 scudi (a fronte dell’offerta di 40 scudi), non accettava di trasferire la scuola dalla casa in affitto da Ornano Joli alle spalle della chiesa, in un’altra casa costruita appositamente dal Comune che, a suo parere, era troppo umida. Per niente spaventato dalle minacce del Consiglio che diceva di avere sottomano un altro sacerdote disponibile a tenere la scuola per 30 scudi, Mamia si dimise (25 marzo 1833) creando non pochi problemi. Diffìcile interpretare questo atteggiamento semplicemente come attaccamento al denaro, perché contemporaneamente egli dimostrava la sua generosità fungendo gratuitamente da cappellano al Battaglione Real Navi. Il rapporto conflittuale continuò; periodicamente degli esposti contro di lui arrivavano da alcuni capi di famiglia maddalenini; nel 1841, lo stesso Intendente Provinciale, recependo le lamentele sul suo comportamento, la diminuzione del numero degli alunni frequentanti e la loro scarsa preparazione, pensò di sostituirlo e, nel 1842, arrivò un altro prete, Giovanni Ricci: ma a dimostrazione che era obiettivamente difficile per un precettore sopportare le pretese e le intromissioni continue del Consiglio nella sua attività, dopo soli tre mesi pure Ricci abbandonava tutto portandosi via le chiavi della scuola. Bisogna, però, riconoscere che anche il parroco Addis non apprezzava Ricci e si rifiutava di firmare i suoi statini trimestrali: forse non aveva tutti i torti se, come sostenevano i consiglieri, gli alunni erano passati da 100 iniziali a 30 e, come diceva anche il Vescovo, Ricci aveva portato “subbuglio e confusione negli animi pacifici e nemici dei disturbi” degli isolani: descrizione indubbiamente poco veritiera, ma valse allo scopo e Ricci dovette abbandonare. A questo punto interveniva la potente Congregazione di S. Erasmo che, pur di non ritrovarsi Mamia come maestro, si offriva di pagare una parte del salario ad un nuovo precettore che avrebbe assolto anche al compito di cappellano della congrega. Così l’attività docente di Mamia finì, non il rapporto di altro tipo con la scuola. Infatti, nel 1861, diede in locazione al comune di Aggius la sua casa adibita a scuola femminile; però, dopo dodici anni passati senza ricevere l’affìtto concordato, revocò il contratto. Migliore fortuna ebbe come parroco con il lungo mandato durato 33 anni, dalla fine del 1851 al 1885. Le testimonianze sono concordi nell’evidenziare il suo carattere forte e deciso (che non meraviglia data la provenienza e le esperienze familiari) e che lo portava a esercitare la sua autorità senza tentennamenti neanche di fronte a persone che avrebbero potuto nuocergli. Giovan Matteo Bianco racconta che, per farsi ragione, oltre alla parola usava “all’occorrenza anche le mani. Risulta infatti che un giorno cacciò via di chiesa a spintoni un figlio di Garibaldi il quale vi era entrato atteggiandosi a fumare una sigaretta”. Nello stesso tempo, avendo imparato che la forza deve andare di pari passo con la prudenza “ogni volta che usciva dall’abitato di La Maddalena (era) sempre armato di fucile da usare per la caccia ai conigli e se occorreva anche per difesa personale”.

Luigi Piras lo descriveva così: “Nel 1877 contava 75 anni. Era piccolo di statura, piuttosto grassoccio, calvo; portava gli occhiali. Dalle sue orecchie pendevano due cerchietti (“pindini”). Era sempre sorridente, severo ma buono con tutti, ed in particolare con i poveri sui quali, diceva, grava maggiormente il peso della società umana. Egli spesso ancora sentenziava: (ho sentito dire) che i falli delle donne, dei fanciulli e degli ignoranti, sono sempre colpa dei mariti, dei padri e dei dotti. Caritatevole sempre, da buon pastore, spesso si privava del necessario per farne delle elemosine. Noi lo ricordiamo con molta benevolenza perché abbiamo sempre presente le saccocce della sua tonaca, dagli orli lucidi per l’unto causato dal continuo uso delle mani, che erano sempre piene di confetti o di fichi secchi, seccati dalla sua perpetua (Pagnetta). Gli eravamo sempre d’intorno come tante galline e lui tutto felice ci dava sempre dei buoni consigli e qualche dolciume di cui sopra!’.

Anche don Capula riportava il ritratto di Mamia Addis fattogli dall’avvocato Lorenzo Manini: “piccolo di statura, un po’ goffo, scherzoso nelle conversazioni. Di poca cultura, di buon coraggio con non molto prestigio spirituale, avviato verso la totale cecità e totale impotenza. Garibaldi lo rispettava; sapeva maneggiare il fucile. In quei tempi di prepotenza massonica non sfigurava“.

Ma nell’Archivio Parrocchiale c’è un documento ufficiale, unico nel suo genere, del Consolato di Marina di La Maddalena. Diversamente da quanto ci si potrebbe attendere, questo non si limita a riconoscere i servigi resi da Mamia, ma ne fa un ritratto di tipo molto particolare.
Regio consolato di Marina. Attesta per dovere e per giustizia qualmente questo Rev Vicario Michele Mamia Addis è il vero sacerdote secondo il Vangelo, sollecito, attivo, zelantissimo, esemplare, egli riunisce tutti i requisiti necessari che costituiscono il buon ministro del santuario. A buon diritto quindi il Superior Ordinario della sua diocesi lo stima e l’onora nella guisa stessa che il Governo del Re ripone in lui sua fiducia, affidandogli la cura spirituale di questo distaccamento e di questo ospedale della R Marina di cui è R° cappellano. Benché fornito d’altri onorevoli attestati rilasciati dalle più distinte persone del paese il presente valga come un nuovo pegno di gradimento che il sottoscritto come console e come commissario e come agente della sanità, rilascia coscientemente al sulodato sig. Vicario MMamia Addis. Maddalena 18 agosto 1860. Frau” Segue il timbro con la dicitura “Sotto direzione – isola Maddalena – R. Marina“.

Giovanna Sotgiu – Co.Ri.S.Ma