Prezzemolo

Prezzemolo (nome scientifico Petroselinum sativum, nome locale purzemmulu)

La pianta è bienne, facile da coltivare e riprodurre: alla fioritura in primavera si apre una ombrella fitta di fiori minuti, giallognoli, poco appariscenti; i semi scuri cadendo su terreno drenato e morbido sviluppano facilmente nuove piantine.

Un tempo presente in tutti gli orti e giardini locali, oggi si preferisce comprarla nei negozi dei fruttivendoli, per poi brontolare, magari, perché alle dimensioni giganti delle foglie non corrisponde lo stesso intenso profumo al quale siamo abituati.

Il prezzemolo è conosciuto soprattutto per l’uso culinario e molto utilizzato nella cucina locale perché ben si sposa ai prodotti del mare: pesci in tegame o al forno, ziminu, minestrine di pesce lo vedono come ingrediente indispensabile; per vongole, arselle e cozze, usate tanto da sole che per condimenti di sughi e paste, si accompagna abitualmente con l’aglio.

Nella cucina più recente, recepita anche da quella tradizionale, lo si usa molto anche crudo combinando in tal modo il sapore con la decorazione data dal tocco di colore intenso e verde brillante delle sue foglie sminuzzate.

Nella medicina popolare si usava spesso (e ancora oggi si usa), per stimolare la stipsi nei neonati: in caso di ritardo o di mal di pancia evidentemente causato da questo problema le mamme o le nonne mettevano il bambino supino, sollevavano le gambe tenendole saldamente per i piedi e infilavano nel sedere uno stelo di prezzemolo consistente, ma non rigido, muovendolo delicatamente: il risultato era quasi sempre garantito!

Ben noto era il potere di provocare le mestruazioni e l’aborto: in tal caso erano le radici che venivano pestate e cotte da sole o con altre piante per suscitare, pare, spasmi all’utero e, quindi, in dosi elevate, l’aborto; tali pratiche erano molto pericolose perché potevano provocare delle lesioni interne che, qualche volta, portavano alla morte. Meno conosciuto alla Maddalena, malgrado fosse molto antico, il potere antinfiammatorio delle radici e delle foglie per l’apparato urinario, per lenire i dolori allo stomaco e per curare la calcolosi renale.

Giovanna Sotgiu – Co.Ri.S.Ma