“Un porto di terza classe”: Giacomo Pala e La Maddalena

Il lurese Giacomo Pala (1) rappresentava degnamente gli interessi della “Piccola Parigi” a Roma: avvocato di grido del foro di Tempio, nonno, come si evince dall’omonimia, di un altro personaggio a cui sono state legate per tanti anni le sorti “giudiziarie” della comunità isolana – parliamo dell’ apprezzato ex –pretore , che si chiama anche lui Giacomo Pala (2) – negli anni a cavaliere tra l’800 e il ‘900 era il deputato eletto nel collegio Tempio Ozieri (3) e si contraddistingueva , in epoca giolittiana, di trasformismo politico, per le sue tenaci battaglie parlamentari, tese a porre all’attenzione nazionale le istanze di un dimenticato angolo di Italia che si sentiva per suo mezzo adeguatamente rappresentato. Pala era un radicale, riformatore ma non troppo, “quanto bastava da una parte per chiedere i voti a chi non se la sentiva di condividere le posizioni più passatiste e dall’altra per non risultare antipatico al gruppo cavallottiano raccolto intorno alla Nuova Sardegna” (4). Per i suoi ripetuti interventi a favore di Olbia si procurò da parte dei colleghi parlamentari il soprannome, appunto di ‘Onorevole Terranova’ (5). Il carattere, i programmi, le idee, il carisma di Pala, però, lo resero ben accetto anche agli abitanti dell’arcipelago maddalenino, in cui i fermenti politici e culturali si accompagnavano alla caratterizzazione corsa delle abitudini e dei comportamenti diffusi. Benché La Maddalena avesse tenuto a battesimo la Regia Marina sarda del barone Giorgio Andrea de Geneys nel ‘700 e fosse sede, nell ‘800, di una munita piazzaforte militare, la sua popolazione, almeno alla base, non era filo-governativa.La capacità di organizzazione e di lotta sociale, manifestatasi principalmente fra i ceti meno abbienti, aveva prodotto alcuni circoli di sinistra – la sinistra anarcoide e proto-socialista, non quella parlamentare – e un’attiva sezione della Federazione dei lavoratori del mare (6). L’onorevole Terranova non trascurò mai questo serbatoio di voti tanto capace e perorò la causa dei maddalenini in più di una occasione nelle sedi istituzionali ai massimi livelli (7). Il 2 luglio 1906 Giacomo Pala fu protagonista di una seduta della Camera dove vennero assunte decisioni rilevanti per la Sardegna, decisioni che costituirono la premessa delle leggi speciali a favore della regione insulare, presentate, nel dicembre successivo, dal ministro dell’Agricoltura, il cagliaritano Francesco Cocco-Ortu, approvate dal parlamento qualche mese dopo (8). Nel corso della tornata dei lavori parlamentari svoltasi il 2 luglio, infatti, il governo presieduto da Giovanni Giolitti costituì la commissione politica di inchiesta per le condizioni delle miniere sarde (9). Il deputato gallurese, quando gli fu permesso di prendere la parola, arricchì la discussione di spunti interessanti, fece osservazioni e puntualizzazioni pertinenti e non mancò di inserire nell’argomento di carattere generale – l’arretratezza della Sardegna (10) sotto il profilo socio – economico – un dettaglio relativo alle contingenze dal lui vissute in quanto deputato della Gallura e del Logudoro, due regioni geografiche che pur potevano ritenersi fra le più ricche di opportunità di sviluppo se poste a confronto con le impervie e inospitali aree interne dell’isola, nel nuorese e nell’oristanese. In particolare, Pala si fece promotore di un’interpellanza rivolta ai ministri dei Lavori pubblici e della Marina Mercantile. Il tema: la necessità di migliorare le condizioni e la classificazione del porto commerciale della Maddalena (11). La “questione era molto semplice, secondo l’onorevole Terranova: l’isola madre dell’arcipelago delle Bocche di Bonifacio rivestiva notoriamente una grandissima importanza come porto militare e pure mercantile. Il flusso dei prodotti dell’agricoltura, della pesca e dell’industria, delle materie prime in partenza e in arrivo nell’approdo maddalenino, nel periodo in cui l’illustre lurese consumava la propria carriera di parlamentare a Roma, non era indifferente. La comunità isolana si formava sì, in larga parte di classe operaia – le maestranze dell’Arsenale di Moneta, gli scalpellini di Cava Francese, i pescatori ponzesi e puteolani, i portuali, i piccoli artigiani – ma non mancava la piccola e media borghesia legata alla piazzaforte militare e alle poche famiglie ricche che vivevano nella città. Non mancava, pertanto, accanto a una costante domanda di beni di prima necessità, una richiesta di beni strumentali e, diciamo anche di beni lusso, benché rapportata alle contenute propensioni consumistiche che consentivano le tecnologie dell’epoca. Un “indotto” economico che lo Stato non poteva trascurare, al contrario avrebbe dovuto incentivarlo con ogni mezzo disponibile. Giacomo Pala enuncio’ dati esatti. “Da sette-otto anni, la media del movimento merci supera non solo le diecimila tonnellate all’anno, ma va oltre il doppio. Ragione vorrebbe che quel porto fosse classificato in armonia con il suo movimento commerciale, come del resto è previsto dalla legge, che provvede alla classifica dei porti del regno. Invece sta di fatto che la classifica del porto della Maddalena è quella semplicemente di un modesto porto di quarta classe, mentre avrebbe tutti i requisiti per essere classificato di una categoria superiore” (12). L’aumento di classe avrebbe significato automaticamente il concorso del governo nazionale, attraverso l’erogazione di finanziamenti cospicui al Genio Civile, nelle realizzazione di quelle opere che sarebbero servite per porre lo scalo nelle condizioni di soddisfare le esigenze del commercio (13). Ebbene sì. Anche se oggi in quelle banchine sporadicamente attracca qualche nave mercantile, agli inizi del secolo appena trascorso queste appartenevano al terminal marittimo più importante e più trafficato del Nord Sardegna. Quello olbiese, sebbene, come detto, fosse in fase di sviluppo, sorgeva a ridosso di un’area malarica e i bassi fondali non permettevano l’approdo di navi di discreto cabotaggio in partenza dal continente. Reggeva a malapena il confronto soltanto Golfo Aranci, dove approdavano i piroscafi di linea provenienti da Civitavecchia. Giacomo Pala chiedeva al ministro dei Lavori Pubblici, Emanuele Gianturco, giolittiano, e all’omologo della Marina Mercantile, l’ammiraglio Luigi Mirabello, di dare disposizioni immediate affinché venissero avviati almeno quegli atti istruttori che fossero serviti ad accertare il traffico commerciale del nostro approdo, “affinché fosse attribuita la classificazione che gli competeva per equità e per legge (14). Si attendeva una risposta decisa, l’onorevole, fiducioso di potersi dichiarare soddisfatto in seguito all’intervento dei ministri competenti (15). L’onorevole Dari, sottosegretario di Stato ai LL PP si disse d’accordo con il deputato sardo: il porto della Maddalena possedeva un requisito essenziale per diventare di terza classe, il valore dei traffici, ogni anno risultava essere superiore alle 10 mila tonnellate. Però mancava la certezza riguardo un’altra clausola prevista dalla legge per consentire di sollevare il livello: era proprio sicuro Pala che il porto della Maddalena “diffondesse la propria utilità per l’intera provincia di Sassari”? (16) Dari prometteva di farsi promotore di un’indagine ispettiva al fine di verificare l’esistenza o meno di questo ulteriore requisito richiesto dalla normativa vigente. Qualora l‘esito dell’inchiesta fosse risultato favorevole al ministero dei LL PP non  avrebbero avuto alcuna esitazione nel decidere di elevare la classificazione dello scalo in questione (17). All’intervento del Dari seguì quello dell’ammiraglio Aubry, sottosegretario alla Marina. “Dirò all’onorevole Pala che la questione sottoposta al nostro consiglio superiore vi ha avuto accoglienza nel senso esposto dal mio collega. Quel consiglio superiore ha rilevato che, in quanto al tonnellaggio complessivo richiesto, quando si considerino congiunti i due porti di Cala Camicia e di Cala Gavetta, si può rilevare che La Maddalena risponda ai requisiti voluti dalla legge perché ne sia elevata la classifica, ma che per il secondo requisito richiesto all’uopo, e che cioè serva alla maggior parte della provincia, non si hanno dati certi. Quindi il consiglio della Marina non ha potuto dare il suo parere. Pur tuttavia mi associo al mio collega nel dichiarare che per decidere attenderemo il ragguaglio dell’inchiesta” (18). L’interpellante si ritenne moderatamente soddisfatto. Non era la prima volta che avanzava le sue richieste (“In passato la questione fu lasciata dormire non so se per ragioni di opportunità o altre: oggi vi ritorno su e ribatto alle porte della giustizia…”) e auspicava che le indagini intraprese “fossero conformi alle legittime e giuste aspettazioni di quel paese che non è oggi degli ultimi, non solo in Sardegna, ma anche nel continente per le sue speciali condizioni e per il suo sviluppo commerciale” (19). Dava a intendere, peraltro, che avrebbe insistito nella sua petizione perché “se mai, come succede spesso negli uffici italiani l’esito (delle indagini) si farà troppo attendere mi permetterò di ricordare un’altra volta al ministro dei Lavori pubblici e a quello della Marina, la necessità di sollecitare questo parere, in seguito al quale farò le opportune istanze o in questa sede o in sede di bilancio”. Nel febbraio del 1910, Celesia di Velasco, sottosegretario della Marina Mercantile nel governo presieduto da Sidney Sonnino, comunicò a Pala le disposizioni impartite per elaborare i progetti di risistemazione dei porti di La Maddalena e di Terranova, con priorità per quest’ultimo. La pianificazione richiese tempi lunghi, fu condotta a termine solo parzialmente: alle inadempienze dei burocrati governativi faceva il paio la necessità dei diversi responsabili “politici” del ministero di perseguire obiettivi legati a logiche elettorali e clientelari. Passò qualche anno prima che il porto di Terranova-Olbia avesse potuto legare, come soleva affermare il deputato sassarese Garavetti, radicale come Pala, invincibilmente l’avvenire della Sardegna a quello di Roma. Il porto dell’arcipelago, invece, perdette progressivamente la propria importanza sotto il profilo commerciale, conservandola sotto il profilo strategico-militare. I maddalenini che dovessero rileggere, ora, a distanza di quasi un secolo, le affermazioni dell’onorevole Terranova, resterebbero sconcertati. Nel Terzo Millennio, il porto della Maddalena è uno scalo di infimo ordine, privo di supporti logistici e di servizi a terra. Non vi ormeggia una nave da carico ormai da molti anni. La causa di questo progressivo degrado è da attribuire in larga parte alla crescita imponente del porto di Olbia, che è oggi il primo in Italia per traffico passeggeri, uno dei più importanti per il flusso di merci da e per il continente. Quindi stringenti ragioni di geografia economica hanno determinato, in una certa misura,  la caduta di importanza dell’approdo insulare, meno sicuro e meno pratico di quello ricavato a ridosso del golfo della vecchia Terranova, diventata davvero la porta d’ingresso a settentrione della Sardegna. La scarsa lungimiranza e la cronica indecisione degli amministratori maddalenini (il nuovo porto commerciale dovrà sorgere a Padule o nell’isolotto di Santo Stefano collegato all’isola madre attraverso un ponte che dovrebbe partire dall’isola Chiesa?) hanno contribuito per la loro parte.

Salvatore Abate

Vedi anche: Interrogazione dell’Onorevole Giacomo Pala alla Camera dei deputati nella seduta del 3 febbraio 1905 Argomento: “Mancanza di una giusta classificazione del porto di La Maddalena”

Note:

  1. Nato a Luras  il 4 novembre 1848 da famiglia di  modeste origini, Pala fu primogenito di tre fratelli e fin dall’infanzia aiutò il padre nel lavoro dei campi. Le manifeste capacità intellettuali, la spiccata intelligenza e la ferrea volontà , messe in evidenza dal giovinetto, spinsero i genitori a inviarlo – nel 1863 – nella vicina città di Tempio per fargli frequentare il ginnasio. Il futuro parlamentare proseguì i suoi studi a Sassari, presso il già prestigioso Liceo Azuni, dove conseguì la licenza nel 1871. Riuscì a iscriversi e a frequentare l’Università grazie a una borsa di studio di 70 lire mensili messa in palio dal governo italiano: Giacomo Pala compì il “gran salto” in continente per prendere parte ai corsi della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, conseguendo la laurea nel 1875 e concludendo la sua carriera studentesca contrassegnata da sacrifici e da privazioni. Dopo la laurea, Pala intraprese la carriera forense riuscendo a diventare un competente e capace avvocato civilista e amministrativista. Nel contempo si occupava di politica, militando nel partito radicale, di cui era leader nazionale Felice Cavallotti.
  2. Giacomo Pala junior è stato magistrato dal 1960 al 1992 , sviluppando la propria carriera tra le Preture e i tribunali di Torino, Borgo Val di Taro, La Maddalena , Olbia e Tempio. Dal 1992 al 1993 ha ricoperto l’incarico di presidente del Consorzio industriale di Olbia. Personaggio schivo e riservato, a differenza dell’illustre nonno non ha mai ambito a intraprendere la carriera politica. Oggi , ormai in pensione dalla magistratura, con il grado di giudice di Cassazione, si dedica a tempo piena alla tenuta  agricola di famiglia, nell’agro palaese.
  3. Pala venne  eletto, sempre nel collegio uninominale della Gallura e del Logudoro, dal 1897 a 1919 (cinque legislature) La percentuale degli elettori che lo indicavano per rappresentarli in Parlamento crebbe costantemente di elezione in elezione: nella tornata del 1913 l’onorevole di Luras riuscì  a ottenere il 70% dei voti di tutti gli aventi diritto, oltre il doppio dei consensi raccolti dall’insieme dei suoi avversari nel collegio. Alla Camera dei Deputati sedette nei banchi riservati ai gruppi di opposizione. In una sola occasione fu filo-governativo: per la  consultazione elettorale svoltasi nella primavera del 1921- la seconda del dopoguerra, dopo quella del 1919 -. Il liberale Francesco Cocco- Ortu, era riuscito a unificare attorno alla lista del blocco liberale gli esponenti più autorevoli della tradizione liberal-democratica e del cattolicesimo, questi ultimi scelti fra quelli che non si erano ancora impegnati direttamente nel nascente Partito popolare , “proponendo la continuità con l’assetto politico precedente e un atteggiamento moderato e legalitario da far valere sia nei confronti delle tendenze rivoluzionarie che di quelle reazionarie: si ritrovarono così nella stessa lista uomini come Sanna Randaccio e Carboni Boy, Abozzi e Giacomo Pala, che erano stati fieri avversari nelle elezioni dell’età giolittiana” (Cfr. S. SECHI, Storia delle elezioni politiche , dal 1848 al 1979 in ‘Enciclopedia’ , a cura di Manlio Brigaglia, vol. I, Cagliari 1989, p. 192). La Sardegna era stata unificata in un solo collegio elettorale regionale. Pala non venne eletto.
  4. Cfr. M. BRIGAGLIA, ‘On. Terranova cercasi in Sardegna Nord’ , A.II, n.5, p. 5.   Un gruppo di repubblicani sassaresi desideroso di intervenire nel dibattito politico, allontanandosi dalle posizioni intransigenti del vecchio leader mazziniano Soro Pirino, diede vita, nel 1891, a un giornale che venne pubblicato all’inizio con scadenza settimanale, in seguito quotidiana. Queste forze giovani del repubblicanesimo sardo rispondevano al nome di Pietro Satta Branca, Enrico Berlinguer, Pietro Moro,  Pasquale Ponzi, Giuseppe Castiglia , Filippo Garavetti). Nel 1892 il giornale sostenne apertamente la candidatura alla Camera dei deputati  di Filippo Garavetti, il leader dei giovani repubblicani sassaresi. Cfr. Girolamo SOTGIU, La Sardegna dopo l’Unità, Bari, 1986, p.289; M: BRIGAGLIA, La classe dirigente a Sassari da Giolitti a Mussolini , Cagliari, 1979.
  5. “Quel soprannome di Onorevole Terranova l’onorevole Pala se lo procurò, più che in Sardegna, proprio Montecitorio: dove, a partire sin dai primi interventi , cominciò a battere il tasto della necessità e dell’urgenza di spostare il luogo d’attracco del postale che veniva dal continente e che allora arrivava a Golfo Aranci, fin dentro il disagevole – allora e forse un po’ anche adesso – ma più razionale porto di Terranova…. E la storia  ha dimostrato che l’onorevole Pala aveva avuto ragione. Aveva avuto ragione due volte. Aveva avuto ragione a intuire i vantaggi che sarebbero venuti a tutta la Sardegna da quello spostamento. E aveva avuto ragione a insistere” ( M. Brigaglia, On. Terranova’, cit.) . Si diceva in Gallura che, forse, la vera ragione dell’ostilità governativa a fare attraccare i piroscafi a Terranova doveva cercarsi nella posizione di monopolio di cui godeva una famiglia di facoltosi possidenti di Golfo Aranci. Questa famiglia, pur essendo originaria proprio di Terranova, aveva spostato il centro dei propri affari nel piccolo approdo a ridosso dell’insenatura, dove gestiva, per conto del governo, la Compagnia di navigazione, ottenendo cospicui guadagni in relazione al volume di traffico mercantile e passeggeri. Un privilegio  a cui  difficilmente questa genia imprenditoriale avrebbe rinunciato. I terranovesi, però, non si erano mai dati per sconfitti, sia perché erano consci della giustezza della loro causa, sia perché, in Parlamento erano appoggiati da Giacomo Pala, l’onorevole Terranova.  Il coronamento del sogno arrivò nel 1919.
  6. Simpatizzanti socialisti erano alcuni dei primi operai sindacalizzati dell’Arsenale di Moneta, praticamente tutti gli scalpellini di Cava Francese, mentre fra i pescatori una vera e propria coscienza di classe si manifestò apertamente solo nel 1919, quando venne costituita la prima ‘Società dei Pescatori’ con lo scopo  “di assicurare un sussidio ai soci ammalati e cooperare alla loro educazione e istruzione civile con ogni loro possa, venire in aiuto alle famiglie dei soci defunti, accordare al socio che ne farà richiesta un mutuo in danaro” (Cfr . ‘Statuto della società fra i pescatori della Maddalena’, La Maddalena, 1919) Primo presidente della Cooperativa fu Luigi Birardi di Alghero, padre di Mario che è stato negli anni Sessanta e settanta parlamentare del Partito comunista italiana e dal 1997 è sindaco della città. Era stata fondata anche una locale sezione della ‘Federazione dei Lavoratori del Mare’, un’organizzazione che, a livello nazionale era legata ai circoli repubblicani. Ancora oggi, a La Maddalena, in Piazza XXIII febbraio, nel palazzo che ospitava la sezione, è ancora visibile l’insegna . Per conoscere nei dettagli le vicende storiche legate ai gruppi sociali a cui facciamo riferimento invitiamo alla lettura dei quaderni curati dalla locale sezione di Italia Nostra e pubblicati nella collana “contributo allo studio della comunità maddalenina”. Segnaliamo in particolare quelli dedicati a “Gli scalpellini di Cava Francese”, a “Il mondo della pesca” e a “Moneta”.
  7. Fu grazie all’insistenza di Pala che, nel 1925 il governo decise di sopprimere la colonia penale della Disciplina, nella frazione Moneta.
  8. La “legge sui provvedimenti speciali per la Sardegna- Testo Unico” – istituiva le casse ademprivili quali sovventrici del credito agrario e le cattedre ambulanti governative di agricoltura per la propaganda pratica e sperimentale dell’agricoltura razionale. Le due istituzioni si erano completate vicendevolmente, la finalità perseguita era quella di convincere gli agricoltori sardi, fiduciosi nell’opera dei cattedratici ambulanti, dell’utilità di unirsi, di associarsi e di costituire le prime casse rurali. ( Cfr. ‘Atti parlamentari’, Camera dei deputati , XXII legislatura, tornate del 12,14,21 giugno 1907). La legge ebbe larghi consensi  in parlamento. “L’unico deputato ad avanzare critiche serrate fu l’on. Pala, radicale che dichiarò che il disegno di legge era sbagliato nei metodi, ingiusto, insufficiente nel suo contenuto, essenzialmente dannoso agli interessi dell’isola, che si trattava di una legge del povero untorello…. La critica  di fondo riguardava il carattere elettoralistico del provvedimento, l’essere uno strumento di potere come risultava chiaramente dal fatto che gli interventi previsti riguardavano quasi esclusivamente la provincia di Cagliari, dove il ministro proponente  e i suoi amici di partito avevano il loro collegio elettorale” (G. SOTGIU:La Sardegna cit. pp. 402-3)
  9. Uno delle atti che qualificarono l’azione politica di Pala fu la sua partecipazione ai lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro nelle miniere della Sardegna (operò tra il 1906 e il 1908): in quel ruolo il rappresentate radicale si distinse per l’elaborazione di una relazione di minoranza sull’argomento in questione, visto che non riteneva equa nei confronti dei lavoratori quella predisposta dalla maggioranza. Cfr. ‘Atti parlamentari’, Camera dei deputati, XXII legislatura , tornata del  2 luglio 1906.
  10. Secondo le testimonianze dell’epoca parrebbe che Pala solesse affermare che il suo principale obiettivo fosse di condurre il governo a considerare la Sardegna alla pari almeno delle più modeste  e meno fortunate provincie del Regno, in fatto di comunicazioni per terra e per mare, di bonifiche e di sistemazioni idrauliche, di equa amministrazione della giustizia, di incentivi di carattere economico e produttivo. Pala si adoperò, inoltre, per eliminare la condizione di isolamento del borgo costiero di Santa Teresa di Gallura, per porre le basi dell’autonomia della frazione tempiese di Santa Maria di Arzachena, per la realizzazione della ferrovia Sassari-Tempio-Palau, di cui non poté vedere neppure l’inizio. Si dovette a suo figlio Francesco, ingegnere civile, la progettazione di alcuni dei tratti più belli della strada ferrata, che venne inaugurata nell’ottobre del 1929. L’onorevole Terranova era morto il 23 gennaio di due anni prima.
  11. Atti parlamentari’, cit.
  12. Ibidem
  13. Ib.
  14. Atti parlamentari cit.
  15. Ibidem
  16. Ib.
  17. Ib.
  18. Ib.
  19. Atti parlamentari cit.
  20. Ib.