Caprera nel 1865

CAPRERA – Frazione del comune di Maddalena, in Sardegna, provincia di Sassari, circondario di Tempio, mandamento di Maddalena. L’ufficio postale è a Maddalena. Questa frazione è costituita dall’isola omonima. L’isola di Caprera, rimasta sino ai nostri giorni quasi sconosciuta, oggidì ha acquistato celebrità. Siccome la terra che forma il soggiorno del generale Giuseppe Garibaldi, il quale ne è anche il principale proprietario. Essa è situata in vicinanza dell’isola della Maddalena, dista poco più d’ un chilometro dall’ultimo scoglio di quell’ isola, e circa 5 dal villaggio detto della Maddalena. Ha una circonferenza di circa 28 chilometri e più di 9 in lunghezza; guarda a levante l’isola della Maddalena, a ponente la medesima e l’isoletta di Santo Stefano, frazione dell’isola della Maddalena, a mezzodì il capo dell’Orso, spettante all’isola della Sardegna, e a settentrione ha 1′ aperto Mediterraneo. Componesi dei tre monti, detto Monte Fico, Monte Baccà, Monte Tejalone, separati tra loro da vaste pianure mirabilmente coltivate, ed ha tre porti, i quali sono Porto Palma, Porto Stagnale, Porto Taviano. ll monte Fico, denominato anche Ponterosso, presenta la figura di una forcella e termina col Porto Palma, atto per natura ad accogliere qualunque bastimento. Alla distanza di circa mezzo chilometro da questo monte sorge un’isoletta, chiamata l’isola del Porco, spettante pure al generale Garibaldi. Il monte Fico, essendo un ammasso di sassi e di pietre ordinarie, frastagliate di macchie di acacia e di lentisco che produce una specie di frutta buona a far olio, è il più sterile dei monti della Caprera, che in questa parte è all’atto disabitata. Sotto un grosso macigno di questo monte sgorga una ragguardevole sorgente perenne di acqua fresca, leggiera e sana. Presso il porto Palma estendesi una vasta pianura lunga circa un’ora di cammino e larga altrettanto, ricca di ubertosi pascoli e di terreni coltivati e assai produttivi in uva, fichi, mele, prugne, erbe, grano turco, trifoglio ed ogni sorta di erbaggi. In questa spianata sorgono due casolari per uso di abitazione, in uno dei quali viveva l’inglese madama Chiara Collins, vedova del signor Riccardo Collins, già proprietario dei terreni ora posseduti da Garibaldi: avvi pure l’ovile delle capre e dei caproni e quello delle vacche e dei tori, che in questa parte dell’isola si allevano in considerevole numero. Al monte Fico tien dietro il monte Baccà, a tramontana del quale apresi il porto Stagnale, atto solo alle piccole barche: esso dalla metà alla cima è un ammasso di pietre ma dall’altra metà è coltivato assai diligentemente ed ogni anno aumenta i suoi prodotti. Alle falde di questo monte avvi un casolare con annesso una piccola vigna, che non sono di proprietà dell’illustre generale. ll monte Tejalone è il più alto, ed è formato da un ammasso di scogli, sui quali annidano numerosi caproni selvatici. Sul pendio di esso trovasi il palazzo abitato da Garibaldi e dalla sua famiglia (vedi fig. 227), e ai piedi estendesi una pianura che mercè una faticosa coltivazione divenne produttiva d’ogni sorta di vegetali. Tra il monte Tejalone e il palazzo avvi un’antica casa rustica, vicino alla quale trovasi un piccolo orto, una piccola vigna ed una fonte di eccellente acqua che non entra nei possessi del generale. Discendendo trasversalmente dal suddetto monte verso l’abitazione di Garibaldi, dalla parte del mare ove giace il porto Taviano, incontrasi un sentiero che comunica con una comoda strada, continuando sulla quale si giunge alla parte settentrionale dell’isola, ove in prospetto della Maddalena scorgonsi Arcaccio ed il ponte Gallera. Dal lato di levante l’isola Caprera non presenta che scogli ed alcune boscaglia. La casa o palazzo, ove dimora attualmente il generale Garibaldi, trovasi in prospettiva al mare e si compone di due piani di otto locali ciascuno, avente ai quattro lati una specie di terrazza: presso la facciata principale del caseggiato, avvi inoltre un molino per macinar grani, mosso a vapore. A destra e a sinistra stendosi terreni montuosi, ridotti mirabilmente a diligente coltivazione. Il caseggiato venne costrutto in diverse epoche, coi nuovi fabbricati che si aggiunsero all’antico casolare; è di semplice ma romantico aspetto sia per la sua costruzione irregolare come per la sua solitudine. L’ interno è chiuso all’intorno dagli altri fabbricati, formanti il quadrato della corte, cioè da una casa civile ad un solo piano di otto locali, da un’altra al piano terreno di quattro stanze, costruita in ferro; da una grande stalla per uso di cavalli ed altre bestie da tiro, a cui sovrasta un ampio locale a guisa di solaio; da un grande magazzino con granaio; da un’altra casa di legno, che fu il primo casolare abitatato dall’illustre generale, ora ridotta ad uso di pollaio; da una casetta ad un solo piano e formata di un solo locale. Al disotto del palazzo vi sono tre altre piccole case ad un solo piano, e più in alto un’altra casetta di recente costruzione: sulla spiaggia del mare sorge finalmente un locale che serve di magazzino e di imbarcazione. Questi fabbricati appartengono tutti all’illustre abitatore dell’isola. In tutta quella parte dell’isola che si estende dal pendio del monte Tejalone sino al mare e tutto all’intorno al caseggiato di Sopra descritto, i terreni sono fertilissimi. Vi si fanno abbondanti raccolte di grano turco, frumento, patate, tartufi di squisito sapore e legumi: vi cresce ogni sorta di verdura e di frutta di ottima qualità, tra cui pere, pomi, fichi, specialmente quelli moreschi, prugne, ciriege, persiche ed uva squisitissima ed in abbondanza, poiché vi prosperano meravigliosamente numerosi vigneti. Di qualche importanza è pure il bestiame che vi si alleva, di proprietà dello stesso Garibaldi, specialmente bestie bovine, pecore, caproni, capretti e molto pollame, oltre a non pochi quadrupedi da tiro e da soma. Il clima dell’isola di Caprera è quasi lo stesso di quello della vicina Sardegna, ma più temperato, sebbene di frequente vi dominino forti venti che impediscono la coltivazione dei vegetali di alto fusto. Si vuole che in tempi remoti Caprera abbia servito di luogo di difesa contro le scorrerie dei Mori che infestavano quei contorni. Ciò non è improbabile, poiché vi si veggono tuttora nei dintorni avanzi di castelli: così nella vicina isola della Maddalena si trova ancora qualche antica rocca che potrebbe servire anche oggidì. I Mori vi importarono la coltivazione dei fichi moreschi. Mancano affatto notizie storiche di questa isoletta, essendochè essa nel passato fu sempre deserta ed abitata da qualche pastore in tempo d’ estate. Oggidì gli occhi non solo dell’Italia ma dell’Europa tutta sono rivolti con venerazione a questo piccolo scoglio. Dizionario corografico dell’Italia del prof. Amato Amati opera illustrata da circa 1000 armi comunali colorate.

Milano, Vallardi editore, 1865.

2 thoughts on “Caprera nel 1865

  • 30 Marzo 2020 in 12:55
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    Sempre interessante l’articolo di apertura. Complimenti all’autore e al redattore di questa bella rivista on_line

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