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Ceppica

Ceppica (nome scientifico Inula viscosa o Dittrichia viscosa, nome locale erba di Santa Maria). Articolo di Giovanna Sotgiu

Fra le piante che fioriscono in questo periodo di passaggio fra l’estate e l’autunno c’è l’erba di Santa Maria, nota anche come nasca, comune nei terreni abbandonati dalle colture e in quelli ruderali, dove si accumula materiale di disfacimento; è quindi frequente presso i vecchi forti o le case di campagna abbandonate: il vecchio orto e la vigna della casa Serra a Santo Stefano sono ormai invasi da questa pianta, così come, a Spargi, la zona percorsa dall’incendio alle spalle di Cala Corsara.

Numerosi elementi la rendono facilmente identificabile: l’odore intenso (che non definirei esattamente come un profumo), le dimensioni (supera facilmente il metro di altezza), la facilità di occupare vaste zone, i numerosi fiori gialli riuniti in infiorescenza che spiccano in un periodo di scarse fioriture, la grande viscosità. Nella medicina popolare locale le foglie venivano usate per curare i reumatismi, applicate sulla pelle in corrispondenza dei punti doloranti. Secondo la tradizione, la presenza delle piante vicino agli ulivi teneva lontana la mosca olearia (che forse non ne gradiva l’odore!).

La viscosità veniva sfruttata per due diversi usi: con i rametti si spazzolavano i fichi d’India per privarli delle spine; rami e foglie nell’acqua calda servivano per pulire le botti in vista della vendemmia. Su un denso strato di erba di Santa Maria si mettevano a seccare i fichi: qualcuno dice per conferire loro un buon sapore, altri per tenere lontani gli insetti non graditi.

Giovanna Sotgiu – Co.Ri.S.Ma