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Le isole Cunicularie

Nel I millennio a.C., i Fenici, e poi gli Etruschi e i Greci, rivolsero il loro interesse al Mediterraneo in funzione dapprima mercantile e conseguentemente di espansione. Non esistono documenti archeologici che possano testimoniare la presenza di questi popoli sulle isole dell’Arcipelago, ma l’ipotesi appare più che verosimile.

Occorre far riferimento al I secolo a.C. – e quindi al dominio di Roma sul Mediterraneo – per acquisire elementi che, sia pur in maniera indiretta, possono indicare qualche segno di presenza umana in quelle che Plinio il Vecchio denominava Insulae Cuniculariae, termine riferito, quasi certamente, agli stretti bracci di mare (cunicula) che separano tutte le isole dell’Arcipelago ed in particolare Budelli, Razzoli e Santa Maria. Il percorso attraverso le Bocche di Bonifacio rappresentava infatti una rotta obbligata per i traffici di Roma da e verso l’Africa, la Penisola Iberica, il Golfo del Leone e la Provenza, tutte località con le quali intercorrevano frequenti scambi di merci (vino, olio, vasellame ecc…).

Già il ritrovamento sull’isola di La Maddalena, segnalato alla fine dell’Ottocento, di una moneta di età repubblicana, e un dato certo, forse il primo, della presenza romana su queste isole. Ma la scoperta sicuramente più importante resta quella della nave da carico naufragata al largo dell’isola di Spargi tra il Il e il I sec. a.C.; ciò che resta delle lunghe e travagliate campagne di recupero degli anni “6O, e soprattutto di quanto e stato salvato dall’azione clandestina di subacquei senza scrupoli, è oggi, in parte, custodito ed esposto nel Museo Archeologico Navale “Nino Lamboglia” a La Maddalena.

Anche a Budelli, come nella vicina Santa Maria, sono stati rinvenuti numerosi cocci di terracotta, a testimonianza della frequentazione di queste isole da parte dei romani.

Parzialmente tratto da “La spiaggia rosa e l’isola di Budelli. Guida naturalistica e storica” di Marco Leoni, Fabio Presutti, Luca Bittau