Correva l’anno 1931

9 febbraio

Il progetto per la realizzazione del nuovo acquedotto, è già allestito ed in linea di massima è stato approvato dal Comitato presso il Provveditorato per le opere pubbliche di Cagliari. La superficie del bacino di raccolta è di 9,92 ettari; lo sbarramento, lungo circa 340 metri avrà un’altezza utile di circa 15 metri. La capacità di questo bacino sarà di metri cubi 580.000 da cui detraendo metri cubi 69.900 che è l’acqua sotto la quota 5, si ha una quantità utile di metri cubi 510.100 con la quale si conta di fornire in media litri 80 al giorno e per abitante. Si stipula, il 9 febbraio, una convenzione umiliante per la popolazione isolana, tra il Ministero dei Lavori Pubblici, il Ministero della Marina e il Comune per la “costruzione dell’acquedotto promiscuo a servizio della Regia Marina e del Comune predetto”. Dunque gli undicimila abitanti dell’isola contano per il Governo, soltanto in quanto aggregati alle sorti della Regia Marina. Tale concetto viene meglio espresso, nei dettagli, nel corpo della convenzione stessa. Il 10 ottobre 1931 rappresenta una data veramente memorabile per la cittadinanza maddalenina: vengono affidati, finalmente, i lavori all’impresa costruttrice e viene dato in forma ufficiale il primo colpo di piccone per la costruzione dell’acquedotto in località Punti Rossi.

3 marzo

San José – Lettera della Legazione d’Italia (firmata dal cancelliere Antonio Bertolone) al Secretario de Relaciones Exteriores del Costa Rica Octavio Beeche. “L’Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra con sede a Ravenna ha sollecitato dati circa il Maggiore Leggero Culiolo Giovanni, figlio di Silvestro e di Rosa che prestò servizio militare con il grado di Maggiore dal 1855 al 1859 alle dipendenze dello Stato di Costa Rica partecipando a numerose guerre e riportando varie ferite nonché la perdita di un braccio in azioni contro i filibustieri. Pensano pubblicare una sua biografia, combatté e fu amico di Garibaldi, chiedono indagini per ricostruire le sue gesta durante la sua permanenza in Costa Rica.”

21 aprile

Il censimento registra in Sardegna 984.000 abitanti. La Maddalena conta 12.330 abitanti. Per la prima volta i dati raccolti vengono elaborati con macchine perforatrici utilizzando due tabulatori Hollerith a schede.

2 giugno

Ezio Garibaldi, figlio di Ricciotti, che occupa nel Regime fascista una posizione importante, ripristina i “pellegrinaggi” e compie una vasta operazione d’immagine sul nome di Garibaldi. Clelia però si oppone quando Ezio progetta di portare la salma di Anita a Caprera, nel 1931. Vince la sua causa. Si pensa allora a seppellire Anita nella tomba offerta dal Governatorato di Roma alla famiglia di Ricciotti, al Verano, ma la famiglia di Menotti giustamente insorge. Cosi’ Anita ottiene finalmente il più bel riposo, sul terreno dove ha combattuto a fianco del suo Generale, nel suo stesso monumento al Gianicolo.

22 giugno

Muore alla Maddalena, il garibaldino Giovanni Del Bianco, anche per lui il certificato di morte dell’anagrafe di La Maddalena riporta la dicitura “pensionato garibaldino”, ad attestare come sopra detto la sua condizione di reduce garibaldino, non abbiamo per lui attestazioni specifiche se non la considerazione che la sua presenza all’isola confermerebbe l’esistenza nel tempo di un certa realtà di reduci garibaldini che in vario modo vollero dimostrare con la loro permanenza vicino al Generale l’attaccamento, la stima e l’affetto che nutrivano nei suoi confronti. (Archivio Anagrafe Comune di La Maddalena. I dati riportati lo certificano nato in Volterra, il padre Ottaviano era negoziante e la madre Maddalena Elmi casalinga, vedovo di Assunta Ragozzi, risedette a La Maddalena in Via Menotti Garibaldi al n. 14, nella quale abitazione morì il 22 marzo 1939 alla veneranda età di 93 anni e 9 mesi. Anche per lui viene attestata la professione di Pensionato ed il richiamo all’appartenenza garibaldina. Registro dei Morti, anno 1939, Parte I, n. 22 ed inoltre Archivio Parrocchia Santa Maria Maddalena di La Maddalena. Libro dei morti, anno 1939 pag. 26 n. 50.)

3 luglio

Ultimata la linea ferroviaria Sassari-Palau.

20 settembre

In pieno stile Mussoliniano, il Duce fece in modo di far organizzare alla Lega due partite Ilva-Bonifacio, per mostrare i muscoli sportivi alla Corsica ritenuta imbelle e abbandonata, perché scelse l’Ilva? Perché rispondeva in pieno ai gerarchi fascisti. Le si cambiò il nome (Opera Nazionale Balilla di La Maddalena), per tenerla psicologicamente più vincolata ai valori fascisti. Tuttavia la rinforzarono di nascosto con giocatori del Cagliari, della Torres e di altri club del Continente. Al campo Faravelli, alle ore 15,30, venne disputata la prima partita tra l’Ilva e il Bonifacio. Vinse l’Ilva e che aveva assunto il nome di Avanguardisti di La Maddalena, per motivi evidentemente politici. La partita ebbe uno strascico pesante a livello politico-diplomatico: le due compagini, tra il primo e il secondo tempo, negli spogliatoi, si accordarono per “perdere” il traghetto per Bonifacio, facendo impazzire i sistemi di sicurezza del Fascio, che persero immediatamente di vista le 70 persone arrivate dalla Corsica, ospiti in tutte le case dell’Isola, dopo festeggiamenti fraterni e abbondanti libagioni dovunque.

I corsi ripartirono il giorno dopo, ma nel casino diplomatico (denso di ipotesi di spionaggio) vennero coinvolti il Commissario Prefettizio, il Consolato di Corsica, il Ministero di Roma, e i massimi Comandanti Militari locali. I tifosi dell’Ilva, consapevoli della manfrina per perdere il traghetto, bloccavano per strada continuamente i giocatori corsi, per chiedere loro autografi e scambiarsi ricordi e abbracci… Il tutto fino al momento in cui il traghetto lanciò i suoi fatidici tre fischi e tolse gli ormeggi…  A quel punto la carovana, di ritorno, era all’altezza del Circolo Ufficiali. La settimana successiva la partita si ripeté a Bonifacio. (vedi manifesto)

10 ottobre

Rappresenta una data veramente memorabile per la cittadinanza maddalenina: vengono affidati, finalmente, i lavori all’impresa costruttrice e viene dato in forma ufficiale il primo colpo di piccone per la costruzione dell’acquedotto in località Punti Rossi.

13 dicembre

Alle ore 9.30 affonda il rimorchiatore Teseo nelle vicinanze delle coste maddalenine. Il rimorchiatore oceanico era partito dalla Maddalena l’11 dicembre con il suo equipaggio ed altri 68 marinai di leva che tornavano in continente per la licenza natalizia. Per due giorni l’ex rimorchiatore austriaco, era una preda di guerra, rimane in balia del mare in tempesta. I più anziani fra i marittimi civitavecchiesi ricordano che si scatenò un’eccezionale ondata di tramontana che si protrasse per nove giorni. I tentativi di alcune navi di accostarsi e prestare soccorso falliscono per la violenza delle onde. Giunge a prestare aiuto l’incrociatore Trieste. Alle operazioni di soccorso partecipa anche la nave passeggeri Caralis, ma alla fine il rimorchiatore affonda. Sono salvi: 62 uomini di equipaggio su 81, 50 marinai di passaggio su 67.