Correva l’anno 1969

Uno scatto del 1969 a Monti d’Arena, quando non c’era la villa sulla spiaggia e a Marginetto c’era solo la casa del pastore.Foto tratta dal libro La Maddalena 1954 – 2017 Una storia fotografica in 1100 scatti di Italo Innocenti.

Viene pubblicato uno speciale scritto da Franco Patini, dal titolo “Le vie d’Italia e del Mondo: La Maddalena ultimo paradiso“; L’articolo fu pubblicato nel 1969 e reca la firma di Franco Patini. La rivista nasce nel 1933 come estensione del progetto sviluppato negli anni immediatamente precedenti da “Le vie d’Italia e dell’America Latina”. Scopo del periodico è quello di illustrare soggetti da una parte italiani e dall’altra relativi agli altri Stati. Nel 1937 il titolo viene mutato in “Le vie del Mondo” per tornare a quello originale nel 1968, quando la rivista viene unita a “Le Vie d’Italia”. Il nuovo mensile punta sullo sviluppo turistico del Sud, l’opposizione alle vacanze di massa, la salvaguardia dei beni culturali e dell’ambiente e il prolungamento della stagione turistica.

28 gennaio

Quindici “azzurrabili” all’esame di Alzani. Si tratta di giocatori appartenenti a società isolane del campionato di promozione, nati dal settembre 1945 in poi, che potrebbero essere convocati per la nazionale di categoria. L’appuntamento è per giovedì alle 10, sul campo della Ferrini, a Quartucciu. E’ li che il commissario tecnico Romol Alzani, visionerà, i giocatori appartenenti a società isolane del torneo di promozione, nati dal settembre 1945 in poi, in vista di una possibile convocazione dí uno o più elementi per la nazionale dilettanti. Gli azzurrabili (cosi li chiameremo) sono stati indicati dal commissario tecnico regionale, Cenzo Soro, che ha operato la scelta alla luce delle prestazioni fornite nelle rispettive squadre di appartenenza in questo primo scorcio del campionato di promozione. I convocati sono quindici e precisamente: Giua del Palau, ala destra; Meloni dell’Ozierese, difensore; Panu dell’Oschirese, stopper; Del Rio del Macomer, terzino destro; Planetta dell’Arzachena, portiere; Gallozzi e Pintore dell’Iglesias, interno e terzino destro: Nino Cattuogno e Solla dell’Ilvarsenal, ala destra e centravanti; Dessi e Pistolesi del Guspini. interno di punto e libero; Busanca, Porcedda e Zaccolo della Ferrini, interno, mediano e centrocampista; Marcellino del Bonorva, ala destra. Questi giocatori dovranno trovarsi domani alte 18 all’Enal Hotel, a disposizione del commissario tecnico regionale. L’allenamento sulla palla si svolgerà giovedì mattina a Quartucciu, contro una formazione della Ferrini. Subito dopo la partita i giocatori verranno lasciati in libertà e potranno, quindi, far rientro alle rispettive sedi.

2 febbraio

Un giusto pareggio, con molte emozioni. Partita combattuta e tirata, a volte brillante, a volte no, ma sempre avvincente e interessante. Una vittoria dell’Iglesias avrebbe forse ammazzato il campionato, perché quattro punti di distacco non sono una quisquiglia, giunti a metà strada inoltrata. L’Ilva lo sapeva, epperciò ha buttato l’anima per non perdere questo scontro diretto. L’Iglesias mancava dell’ala sinistra Cuccu G. e del libero Sais, due pedine molto importanti nell’economia del gioco rossoblu. L’allenatore Salis, per ciò, è dovuto ricorrere a qualche modifica nello schieramento, che, alla lunga, non ha certo giovato all’organizzazione tattica della squadra. Conte è cosi retrocesso alle spalle dei terzini, mentre Ponti giostrava a metà campo e Gallozzi avanzava nel settore sinistro. In pratica, chi ne ha risentito di più è stata la zona centrale, dove i maddalenini, appunto, hanno esercitato una certa supremazia. Da tener presente che pure l’Ilva accusava l’assenza di Vitiello, il perno della difesa. Il suo posto veniva preso dal giovanissimo Vigiano, il quale non sempre è stato tempestivo sullo sgusciante Cuccu M. L’Iglesias si è battuto bene, con determinazione e grinta, a volte con troppa precipitazione. Voleva vincere a tutti i costi, per disfarsi subito d’un avversario incomodo, che invece ora gli darà chissà quanti fastidi. Falchi e Gallozzi, ma soprattutto il primo, variavano continuamente i temi offensivi, con l’intelligente proposito di disorientare la forte retroguardia ospite, che ha sempre spazzato l’area con decisione e tempestività. Purtroppo, i rifornimenti rossoblu non abbondavano eccessivamente, e così si vedevano spesso le punte iglesienti arretrare per procurarsi palloni giocabili. Ammirato qualche bel lancio di Cadeddu, ma lui solo non bastava per distribuire palle-gol: ci sarebbe voluto anche l’apporto dell’altra mezzala, quel Ponti già a disagio in ruolo inusuale, e per giunta alle prese con un Murri instancabile, che raramente sbagliava l’intervento. Ciononostante, nella seconda parte della gara. l’Iglesias riusciva a sviluppare ugualmente un gran volume di gioco, mettendo alle corde gli avversari e sfiorando il gol in parecchie occasioni. Perché proprio nella ripresa? Perché l’Ilva, com’è ormai suo solito. era partita di slancio eppoi si era seduta. Indice d’una carente preparazione atletica o di una voluta tattica, studiata a tavolino? E’ difficile stabilirlo. Sta dl fatto che gli arsenalotti, dopo essere partiti a spron battuto, hanno tirato i remi in barca, lasciando nelle mani dei rossoblu le iniziative del gioco. Però, non si pensi che i biancocelesti abbiano rinunciato all’offesa. Per quanto spesso si trovassero assediati nella propria area, rimanevano sempre in agguato Catuogno, Solia e Pireddu, pronti a sfruttare il contropiede a loro congeniale. Sono tre attaccanti molto veloci ed in possesso di un ottimo palleggio, che sovente riuscivano a liberarsi dei diretti avversari, anche con troppa facilità. E qui salta fuori la differenza fra l’Iglesias e l’Ilva: la capolista, oltre che rifinire, sa pure tirare in porta. Mentre gli arsenalotti sanno fare cose egregie fin sul tre quarti, ma al momento del dunque accusano la mancanza d’uno stoccatore fra le proprie file. Un tipo Falchi, per esempio. In definitiva, si può onestatuente affermare che l’Ilva abbia meritato il Pari, ed è la degna antagonista dei validissimi rossoblu. Senza dubbio, la promozione se la giocheranno queste due squadre. E vinca la migliore. Pochi cenni di cronaca. Il primo quarto d’ora è tutto di marca arsenalotta. Poche, però, le vere occasioni da gol. Solo al 19′ i ragazzi di Serradimigni si rendono davvero pericolosi, sfiorando due volte la marcatura nello spazio di pochi secondi: prima Catuogno si presenta solissimo davanti a Giganti e lo grazia con tiro sbilenco fuori bersaglio; poi Solla effettua un tiraccio in diagonale, che attraversa lo specchio della porta e si spegne sul fondo. Risponde Falchi al 20′ calciando da fuori area e costringendo Demuro ad un difficile intervento coi pugni. Nella ripresa, l’Ilva si mantiene un po’ sulle sue e l’Iglesias ne approfitta per comandare le operazioni. Al 4′ Falchi si destreggia sul limite e calcia di prepotenza: Demuro neutralizza a pugni. Al 9′ Serra effettua dalla destra uno strano tiro, che va ad incocciare in pieno la traversa. con Giganti nettamente fuori causa. Alla mezz’ora l’Iglesias mette a segno un gol con Falchi, ma l’arbitro giustamente annulla per fuori gioco dello stesso realizzatore. Non era un fuori gioco nettissimo, ma c’era. Incomincia un brutto periodo peri ragazzi di Serradimigni. I rossoblu prendono d’assalto la porta di Demuro. Molte mischie, qualche salvataggio fortunoso, ma tutto sommato la difesa biancoceleste si cava sempre d’impaccio abbastanza dignitosamente. Escluso al 40′, quando il solito Falchi entra in area e Fadda si incarica di sbatterlo a terra. Rigore si o rigore no? Qualcuno lo reclama, ma senza molta convinzione. Noi non sapremo che dirvi, perché eravamo molto distanti. Comunque. lo ribadiamo, il risultato va bene cosi com’è.

ILVARSENAL: Sandro Demuro. Plumitallo, Tonino Tonino Fadda, Domenico Serra, Scano, Vigiano, Nino Catuogno, Fasano, Solla, Antonello Murri, Efisio Pireddu.
IGLESIAS: Giganti, Mei. Pintore, Cau, Dessi, Conte, Falchi, Gallozzi, Cuccu M., Cadeddu, Ponti.

Arbitro: Costa di Roma.

19 febbraio

Muore a La Maddalena, all’età di 88 anni,  Suor Angèle. Piccola di statura, portava dentro di sé una grande carica umana ed un carattere dolce e sereno. Giuseppina Valle (suor Angèle), non era, contrariamente a quanti tutt’ora credono, francese. Era sarda. Di agiata famiglia (il padre fu anche un politico di un ceto rilievo) nacque a Cagliari il 26 giugno 1881. Divenne suora a 29 anni, nel 1910. A La Maddalena fu trasferita un anno dopo, nel 1911. E vi rimase fino alla morte, per ben 58 anni. Oltre ad insegnare musica, canto e pittura, ebbe affidato l’importante e delicato incarico di guida spirituale delle aspiranti e delle postulanti. Decine di suore delle Figlie della Carità provenienti dalle diverse parti della Sardegna, partite poi per ogni parte d’Italia, furono formate alla sua scuola. Una particolare attenzione e grande affetto suor Angèle prestò sempre e nutrì per le orfane dell’Istituto del quale fu anche Superiora per un breve periodo, negli anni 1953-54.

26 marzo

L’Iglesias virtualmente ha già vinto Quartu e Ferrini in zona retrocessione. Lo stesso allenatore maddalenino Serradimigni ammette che, a sei giornate dalla fine, non c’è più niente da fare – Situazione precaria per Ozierese e Decimoputzu, mentre non sono tranquilli neppure Macomer e Gennargentu – Porta il nome di Bolasco l’impennata del Guspini – Una singolare sospensione della partita a Pozzomaggiore Umberto Serradimigni, ex rossoblu cagliaritano ed ora bravissimo allenatore dell’Ilvarsenal, nel corso di una intervista radiofonica ha obiettivamente ammesso che la sconfitta subita dai maddalenini ad opera della Gennargentu ha praticamente posto la parola fine all’inseguimento della capolista Iglesias. «Noi non lasceremo niente di intentato – ha precisato Serradimigni-, ma non vedo come, a sei giornate dalla conclusione del campionato si possa davvero .sperare di capovolgere la situazione. In effetti non crediamo che vi siano concrete possibilità di raggiungere la attuate capolista. La Gennargentu, come avevamo previsto, ha sfoderato una delle sue solite memorabili partite ed ha clamorosamente sconfitto l’Ilvarsenal. Protagonista, dal canto suo, di una prestazione alquanto modesta. Tutto ciò mentre l’Iglesias stentava ad imporsi a Macomer (fino all’ottavo minuto della ripresa l’Ilvarsenal si trovava virtualmente a soli tre punti dalla capolista) sia per l’assenza di Falchi, sia per la gagliarda prova fornita dal Macomer di Ravot. La classifica parla chiaramente in favore dell’Iglesias così come aveva fatto finora. L’Ilvarsenal, ora a cinque punti, potrebbe reinserirsi decisamente nella lotta per il primato solo a patto che l’Iglesias ceda di schianto e non riesca a superare ostacoli interni quali Ozierese, Bosa e Guspini e perdesse sempre nelle trasferte che ancora dovrà affrontare (Arborea, Gennargentu e Decimoputzu). Si tratta di una ipotesi pressoché assurda, non soltanto perché l’Iglesias ha i numeri per realizzare qualcosa in più degli otto punti che ancora occorrono per essere matematicamente al riparo da qualsiasi rischio, ma anche perché è difficile pensare che l’Ilvarsenal, da qui alla fine, riuscirà a vincere tutte le partite che ancora le restano da giocare (Guspini, Arbus e Bonorva a La Maddalena; Decimoputzu, Ferrini e Ozierese in trasferta). Dato per scontato l’esito della lotta per il primato, l’incertezza più appassionante regna ancora nella lotta per la salvezza. Circostanze sfortunate hanno coinvolto in questa lotta anche squadra quali Ferrini e Quartu, che alla vigilia erano state indicate tra le maggiori protagoniste del campionato. Il Quartu non riesce a scrollarsi di dosso quella sfortuna che l’ha perseguitato durante tutto il campionato; prestazioni di notevole valore tecnico (formidabile quella contro l’Arzachena) hanno fatto sperare a più riprese in una decisa ri-trebbe di colpo raddrizzare una situazione che in questo momento, nonostante le molte acrobazie fatte da Amorati, è diventata davvero precaria. Pericolosa addirittura si è fatta la posizione della Ferrini (se il campionato si concludesse a questo punto, la squadra di Busonera retrocederebbe in prima categoria) ma niente è perduto, così come niente è perduto per l’Ozierese e Decimoputzu ché stanno altrettanto male. Niente affatto tranquilla è anche la posizione di Macomer e Gennargentu (sono sei, a questo punto, le squadre che si battono per evitare la retrocessione), che al pari del Quartu hanno toccato quota venti. Il formidabile ritorno del Guspini è un po’ il fatto del giorno.

10 maggio

Giuseppe Branca nato a La Maddalena il 21 marzo 1907. Professore ordinario di diritto romano. viene nominato Giudice Costituzionale dal Parlamento il 2 luglio 1959, giura il 9 luglio 1959. ed è eletto Presidente il 10 maggio 1969. Cessa dalla carica di Presidente il 9 luglio 1971.

15 giugno

Elezioni del sesto Consiglio Regionale, senza notevoli variazioni. Nella prima seduta il consigliere decano Dessanay pronuncia un polemico discorso affermando che «l’autonomia non è ancora cominciata».

9 luglio

Felicetto Contu è eletto presidente del Consiglio regionale, giunta di centro-sinistra presieduta da Del Rio.

19 agosto

Un blitz in Costa Smeralda e mezzo spinello: così Mia Martini 50 anni fa finì in manette. La cantante venne arrestata in una discoteca di Porto Cervo: 4 mesi in cella a Tempio e Cagliari. Quattro mesi crudeli. Un’esperienza lunga e dura che segna per sempre la vita amara e in perenne salita di Mia Martini. Quattro mesi senza incontrare nessuno, isolata in cella in preda alla depressione. Tutto per una mezza canna dentro la borsetta durante un blitz della polizia in una discoteca della Costa Smeralda. Tra detenzione e spaccio non c’èra differenza. La futura star della musica, la più bella voce di tutti i tempi anche a detta di Mina, è una cantante alle prime armi che si chiama ancora Mimì Bertè. Ha 22 anni e già inciso qualche 45 giri, ma il successo deve ancora bussare alla sua porta. Quella estate di cinquant’anni fa Mimì decide di raggiungere un’amica in Sardegna, a Porto Cervo. All’epoca la Costa Smeralda è la capitale del jet set e il Pedro’s club è uno dei locali più in voga. Quel giorno tra i clienti pare ci siano anche Margaret d’Inghilterra, sorella della regina Elisabetta, e Maria Pia di Savoia, figlia dell’ultimo re d’Italia. Il locale che si affaccia su Liscia di Vacca è da tempo nel mirino della polizia. In quelle notti smeralde circola tanta, tantissima droga. La cosa è risaputa e quella notte scatta il blitz. «L’operazione preparata da lungo tempo in tutti i suoi particolari ha avuto uno svolgimento degno delle migliori imprese dei commandos – racconta Tore Marini sulla Nuova Sardegna del 21 agosto 1969 –. Alla spicciolata diversi agenti di polizia e di finanza si erano introdotti nel locale come comuni clienti, indossando i caratteristici abiti dei viveurs della zona, camicie a fiori sgargianti, pantaloni all’ultima moda, ampi foulard al collo e larghi cintoloni con fibbie». Intorno alle 23 i finti clienti rivelano la loro vera identità e interrompono la festa. Si racconta che alcuni vip, avvertiti in anticipo del blitz, siano riusciti a lasciare il locale e a dileguarsi prima dell’arrivo della polizia. Di certo questa fortuna non capita alla giovane Mimì, che viene trovata in possesso di una modestissima quantità di hascisc. Appena mezzo grammo. Ma siamo nel 1969 e avere un po’ di fumo in tasca equivale a spacciarlo. Mimì capisce di essere finita nei guai. Le cronache della Nuova di allora raccontano di un malore, di un suo svenimento mentre viene arrestata, che viene però bollato come simulazione, tanto che, dopo una visita medica che ne accerta il buono stato di salute, insieme ad altri 15 fermati viene trasferita in carcere alla Rotonda di Tempio.

31 agosto

Nasce il Club Nautico La Maddalena; Un’assemblea organizzata nel salone comunale, un numero consistente di amici del mare nella determinazione di costituire un circolo nautico. Tra i presenti ci furono quelli che volevano andare a vela, chi voleva andare a pesca, a motore oppure fare canottaggio. In quella sede, il Club Nautico La Maddalena fu fondato e ci fa piacere nominare i soci fondatori che sono presenti e che chiameremo per dare loro un piccolo ricordo. Il Comune concesse l’uso del vecchio mattatoio vicino all’albergo ESIT e l’ing. Luigi Carpaneda regalò la prima barca che era un sunfish, mentre con i soldi della Regione, riuscirono a comprare due F.J. nuovi di zecca. Tra i soci fondatori ricordiamo Federico Graziani, Sandro Facchini, Domenico “Memi” Vigiano, Reginaldo Dessi, Nicolò Manca, Tonino Olandru, Enrico Valenti, Giuseppe Bargone, Carlo Sabatini, Gino Zasso, Mario Carola e Dino Sciruicchio.

dicembre

Un furioso quanto inaspettato incendio notturno distrugge il “Cinema Verdi” nella centralissima piazza Umberto I, purtroppo non riaprirà più. Ultimo film proiettato Satyricon di Fellini. La sala non verrà più ricostruita, probabilmente il proprietario ha fiutato che qualcosa, con la TV sempre più prepotente, non quadra. Qualche anno dopo (15 settembre 1976) chiuderà anche l’Arena Odeon (all’aperto) a Cala Gavetta e rimaniamo senza cinema fino all’apertura del “Medoro” che tirerà avanti da metà degli anni ’70 fino a metà degli anni ’90 tra alti e bassi.

11 dicembre

Dimissioni della giunta: fra le cause, la travagliata vita interna della DC, dove è in atto la rottura interna al gruppo dei ‘‘Giovani turchi’’ sassaresi. Cade la giunta di centro-sinistra di Felicetto Contu, eletta solo sei mesi prima. Nella “corrente” dei giovani turchi partecipava anche il giovane democristiano Pasqualino Serra, in futuro diverrà sindaco della Maddalena e consigliere della Provincia di Sassari.