L’Ufficiale Des Geneys

Pochi furono gli ufficiali della reale marina sarda passati al servizio francese: tra questi il cavaliere de Chevillard, passato però nell’esercito, e Francesco Sivori, nato a Palermo nel 1771 da genitori liguri e al servizio sardo dal 1791, che prese parte alla spedizione d’Egitto nel 1798 e, comandante della goletta Sentinella, fu affondato il 24 agosto 1810 da una fregata inglese. Pochi furono però anche quelli che seguirono il re in Sardegna, e tra questi il barone Giorgio Andrea Agnès des Geneys. Nato a Chiomonte nel 1761, guardiamarina nel 1777, comandante superiore della flotta nel 1785, ADC del viceré a Cagliari nel 1789, intervenuto a Tolone nel 1793, des Geneys si era distinto al comando della fregata ex-francese Alceste durante la rivolta di Cagliari (28 aprile 1794) e i combattimenti dell’8 e 10 giugno 1794 nelle acque di Hyères in cui fu fatto prigioniero dai francesi. Cavaliere mauriziano, colonnello comandante la città e porto d’Oneglia, l’aveva poi difesa contro l’attacco ligure del 24-28 giugno 1798, catturando ben 1.272 prigionieri inclusi 33 ufficiali. Giunto a Cagliari il 3 marzo 1799 con le poche unità recuperate da Oneglia, nel luglio 1800 vi portò anche la galera ex-ligure acquistata a Livorno dal duca d’Aosta e divenuta la maggiore unità della squadra. Promosso brigadiere, des Geneys ebbe dal 1800 il comando della galera e il comando in capo della marina. I comandanti delle due mezzegalere, il nizzardo Felice de Constantin conte di Castelnuovo e il carlofortino Carlo Vittorio Porcile, avevano grado e paga di tenente colonnello di fanteria, ma alla fine del 1803 furono nominati “capitani in 2° di vascello e di galera” (grado equivalente a capitano di fregata), mentre i capitani di fanteria Raimondo Mameli [che si era distinto – al comando di una mezzagalera e di una compagnia di volontari – nelle repressioni dei moti antifeudali del 1794 e 1796 e nell’arresto di Sulis nel 1799] e Ferdinando Scoffiero ebbero il grado di “luogotenente di bordo” (tenente di vascello) e 4 tenenti di fanteria (Giambattista Albini, il figlio Giuseppe, G. Cugia e il corso d’Ornano) quello di sottotenente di bordo; quattro volontari furono equiparati a guardiemarine. Il 10 febbraio 1804 il nocchiere con grado di piloto Domenico Millelire, decorato di medaglia d’oro per la difesa della Maddalena, fu promosso sottotenente di fanteria. Dieci giorni dopo il colonnello Gaetano De May, comandante della fanteria di marina, fu nominato capitano di vascello e di galera.
Nella breve illusione prodotta dallo sbarco anglo-russo a Napoli, il 1° dicembre 1805 il re scrisse a Carlo Felice di mandargli a Napoli Des Geneys, perché tanto la marina era disarmata, mentre lui poteva averne bisogno in vista di un imminente ritorno in Piemonte. La partenza però fu annullata dal reimbarco alleato e dalla decisione del re di trasferirsi a Cagliari. Il 25 giugno 1808 Des Geneys fu nominato caposquadra, e il 1° novembre promosso maggior generale nelle Regie Armate.
Secondo l’arciduca, nel 1812 lo stato maggiore della marina era composto da un generale (Des Geneys), 2 colonnelli (De May e Constantin), 1 tenente colonnello (Porcile), 1 maggiore (Scoffiero), 5 tenenti di vascello (Albini padre e figlio, Ornano, Cugia e Angioy). Tra i comandanti di unità figurava anche Luigi Mameli, fratello di Raimondo. Il 21 giugno 1812 De May fu promosso brigadiere e Porcile colonnello. Quest’ultimo, illustratosi alla difesa della Maddalena nel febbraio 1793 e ferito nel combattimento di Capo Malfatano del 28 luglio 1811, fu nominato capitano del porto di Cagliari il 30 aprile 1813.
Oltre a quelle citate, fra i documenti del periodo vi sono le nomine: a) dei capitani dei porti di Cagliari (16 marzo 1799, 10 ottobre 1803), di Alghero (25 giugno 1806) e della Maddalena (13 aprile 1813, G. B. Albini, con paga di 1.000 lire); b) dei comandanti della Maddalena (28 giugno1808, con paga di 1.500 lire) e di Porto Torres (29 marzo 1810, con paga di 2.000 lire). Nella primavera del 1813 4 sottotenenti della marina (G. Piccaluga, G. Fancello, G. M. Cugia e L. Grixoni) furono autorizzati a passare al servizio inglese con gratifica di 50 scudi sardi.