Scilla marittima

Scilla marittima (nome scientifico Urginea marittima, nome locale Cipudda canina)

Pianta erbacea perenne, dal caratteristico scapo che termina con un racemo composto da centinaia di fiori bianchi. Mentre le parti aeree risultano velenose, il bulbo veniva usato per curare ascessi e infezioni della pelle.

La scilla marittima, nota anche con il nome comune di cipolla di mare, è una bulbosa perenne, della famiglia delle Liliaceae, che cresce spontanea nelle zone a clima mediterraneo sulle coste sabbiose e i terreni aridi e rocciosi.

Si tratta di una pianta piuttosto robusta che raggiunge dimensioni notevoli e origina da un grosso bulbo tunicato largo fino a 15 cm e pesante fino a 3-4 kg. Le foglie carnose crescono in rosetta basale e sono lunghe fino a un metro. Dopo che si sono disseccate, a fine estate, fanno la propria comparsa lunghi steli fiorali su cui crescono fiori bianchi o rosa riuniti in racemi.

Si distinguono due varietà di scilla marittina: scilla femmina (o scilla bianca) e scilla rossa. La distinzione si riferisce alla diversa colorazione delle squame del bulbo ma tra le due non esistono sostanziali differenze se non che la prima tende ad avere dimensioni leggermente più contenute.

Pur crescendo spontanea sulla coste del sud Italia, la cipolla di mare si presta senza problemi alla coltivazione in giardino, sia in vaso che in piena terra, in giardini rocciosi, aiuole e bordure. A patto che il clima sia mite, dal momento che la pianta non resiste alle gelate. Di contro, come è facile immaginare, tollera bene la siccità.

Il bulbo va interrato non troppo profondo. La punta va ricoperta con soli 2-3 cm di terra.

Le proprietà cardiotoniche e diuretiche della pianta non sono conosciute dai maddalenini che invece usavano la polpa del bulbo per curare infezioni della pelle in genere e, in particolare, i casi abbastanza frequenti di calli infetti nelle mani degli scalpellini. Del grosso bulbo piriforme (che può raggiungere il diametro di 15 centimetri) si estraggono le tuniche più interne, simili a quelle di una cipolla, che vengono tagliate a metà ricavandone delle coppe. Un paio vengono abbrustolite sulla graticola, mentre le altre vengono pestate “lignu a lignu” fino a ridurle in poltiglia alla quale si uniscono scagliette di sapone di Marsiglia e un po’ di olio d’oliva. Questo impasto morbido e cremoso, sistemato sulla coppa abbrustolita, viene appoggiato sulla parte da curare avendo cura di tenerlo fermo con una fasciatura. Da non dimenticare che, al posto del sapone, alcuni adoperavano la “sciugna”, cioè il grasso di gallina, al quale si attribuivano proprietà cicatrizzanti.