Correva l’anno 1774

Luigi XVI incarica il dottor Vaume dell’ospedale di Ajaccio di iniziare la lotta sanitaria contro il vaiolo in Corsica.

Il medico applica con successo una tecnica di inoculazione insegnatagli da un prete greco residente ad Ajaccio . La famiglia Bonaparte segue da vicino questo nuovo protocollo di cura “propagato nell’isola per ordine del Governo”.

Con 400.000 morti all’anno in Europa all’inizio del XIX secolo , il vaiolo era una piaga contro la quale Napoleone ordinò la vaccinazione collettiva obbligatoria nel 1811 , dando lui stesso l’esempio avendo suo figlio, il re di Roma, che aveva appena l’età di due mesi. . Il trattamento per il vaiolo richiede l’inoculazione della stessa malattia. Lottando contro il male con il male, i medici si fanno strada a tentoni in un’ostinata lotta quotidiana.

Pochi anni prima di Napoleone, il governo di Luigi XVI lanciò un piano per combattere il vaiolo, incaricando in particolare Jean-Sébastien Vaume, capo chirurgo dell’ospedale di Ajaccio, di effettuare una campagna di vaccinazione in Corsica. All’epoca si parlava principalmente di inoculazione. Le tecniche di inserimento del vaiolo vanno da una pustola di vaiolo essiccata alla puntura usando una lancetta. Ma la pratica messa in atto dal dottor Vaume è quella dell'”ago sottile”, molto appuntito e di diverse dimensioni come rivela nelle sue memorie:“Quest’ultima (pratica) mi fu insegnata da un chirurgo e sacerdote greco della colonia di Ajaccio nel 1774, quando fui incaricato dal governo di stabilire questa operazione sull’isola di Corsica, e di fargli dei rapporti sugli effetti che avrei ottenere. I miei successi sono stati costanti: solo un bambino, trattato imprudentemente durante la dentizione, è morto di convulsioni al momento dell’epidemia di vaiolo, che può essere attribuito alla prima causa. » Riconosciuta per i suoi benefici, la vaccinazione contro il vaiolo sarà poi adottata in Austria, Russia e persino in Italia. Ajaccio ha un ospedale militare proprio come Bastia, l’isola dispone anche di un’importante rete sanitaria: “L’amministrazione francese ha rafforzato l’organizzazione della polizia sanitaria creando nel 1778, sette principali uffici sanitari della regione. isola: Ajaccio, Bastia , Calvi, Ile Rousse, Porto-Vecchio e Saint-Florent il cui ruolo era quello di monitorare le coste costiere. ” I Bonaparte si dichiararono subito convinti delle cure prodigate da Jean-Sébastien Vaume: “La famiglia Buonaparte, divenuta poi tanto famosa, aumentò il numero dei miei pazienti, e non dovette che lodarsi per questa utile scoperta. ” Questo può spiegare lo zelo con cui la principessa Elisa Bonaparte ordinò nel 1806 una drastica campagna contro il vaiolo a Lucca, città-stato di cui era responsabile. Ma l’inoculazione del vaiolo non può essere praticata dai dilettanti, richiede condizioni speciali sia nella preparazione dell’operazione che durante la durata della sua applicazione. La difficoltà è trovare praticanti esperti. “I Sutton, i Dezoteux e i Gœtz non esistono più. Sono stato intimamente legato a questi ultimi due, e il signor Riccardo, medico del Re, ispettore generale degli ospedali militari, e il mio parente, che aveva avuto l’onore di vaccinare Luigi XVI, mi hanno trasmesso la loro conoscenza e il loro zelo. praticare questa preziosa scoperta, di cui mi sono fatto difensore e apostolo, propagandola nell’isola di Corsica per ordine del Governo… ” Il dottor Vaume raccomanda a chi “non ha avuto il vaiolo di non frequentare i dintorni della casa dove esiste. ” I bambini sono trattati in modo più rapido perché sono considerati sani, secondo lui: ” Nei paesi del sud come l’isola della Corsica, ho avuto i figli delle persone vaccinate senza preparazione, perché di solito sono in buona salute. Ho solo esaminato se l’individuo non era in uno stato malato e se c’era del lavoro per la dentatura. ” L’età ideale per l’inoculazione ” inizia subito dopo la prima dentizione, quando il lavoro della natura è completamente terminato. “Consiglia invece di astenersi dall’agire su soggetti che hanno ricevuto percosse, in particolare alla testa. Il quinto giorno, se compaiono dei piccoli brufoli rossi, è perché l’operazione ha avuto il suo effetto. Capo chirurgo dell’ospedale militare di Ajaccio, il dottor Jean-Sébastien Vaume è un professionista di fama internazionale, avendo lavorato in particolare come chirurgo maggiore del reggimento Principe di Linea in Germania in un’epoca in cui la medicina militare godeva di grande popolarità. , almeno in Corsica: “Alla fine del Settecento, accanto agli ospizi civili, sottosviluppati e poveri, gli ospedali militari apparivano delle notevoli strutture assistenziali. ” Nel tempo, il processo di inoculazione caro al dottor Vaume è stato messo in competizione con la tecnica del vaccino, e l’epidemia è stata rallentata nella sua diffusione. “Il vaiolo, che negli ultimi anni si era manifestato in forma epidemica in diverse località, tende a scomparire. Possiamo anche dire che è entrato nei limiti che lo privano del carattere di flagello pubblico. ” Tuttavia, la malattia è lungi dall’essere debellata, facendo una nuova comparsa a Bastia alla fine del XIX secolo, a causa della mancanza di igiene e dell’inosservanza delle norme sanitarie di base. Un’indagine epidemiologica ha rivelato che il vaiolo era stato reintrodotto nel 1899 dai marinai che assicuravano la linea Marsiglia-Bastia, e che era diffuso fino al 1901. “I marinai corsi di questa città erano arrivati ​​nel nostro porto senza sorveglianza, senza isolamento preventivo, senza la minima disinfezione . ” A Bastia, il più grande ospedale militare della Corsica è un importante asset di sicurezza sanitaria, ma perde la sua efficacia a causa dell’atteggiamento delle popolazioni e dell’inerzia delle autorità pubbliche, riattivando malattie anche attraverso la loro condotta irresponsabile, gravi come la difterite e vaiolo.

1 gennaio

Muore a Cagliari il gesuita piemontese Giovanni Battista Vassallo (era nato a Dogliani, presso Saluzzo, nel 1691 e nel 1726 era stato inviato in Sardegna, nonostante avesse già ottenuto di partire per le colonie portoghesi del Paraguay). Predicatore di grande fama, apparteneva a quella pattuglia di religiosi continentali che nella seconda metà degli anni Venti erano stati spediti nell’isola per contribuire alla diffusione dell’italiano.

1 aprile

Il il viceré scrive al ministro: «Nella settimana scorsa ho inteso dal Signor Governatore e dal Signor Denobili che mentre da una Gondola del felucone doveva sbarcar l’equipaggio verso il Golfo di Liscia per riconoscere un contrabbando, i pastori vicini vi fecero fuoco sopra, per cui restarono due marinari uccisi, ed uno ferito. Essendosi tal temerità già praticata altre volte, sebbene senza danno de’ marinari, giudicai necessario che si dassero dimostrazioni manifeste del risentimento del Governo in modo che ne resti qualche segno permanente che serva d’esempio e di contegno. Significai adunque al detto Signor Governatore che spedito da Tempio il distaccamento e speditane egualmente parte dell’Isola la Maddalena con tutt’i marinari del Felucone giungano per quanto si potrà ad un tempo all’infesto luogo, ed ivi abbrucciate le boscaglie attigue al mare, donde si possa da malandrini, senza essere scoperti, offendere col fucile chi si accosta alla Spiaggia, e brucciate anche le capanne de’ pastori, che fossero ivi vicine, traducessero a Tempio tutti quelli che trovati in quelle vicinanze possono essere rei, o servir di testimonio, appoggiando questa causa al Signor Assessore Fois coll’opportunità di trovarsi per altre incumbenze a Tempio».

10 giugno

Grande partecipazione in massa di giovani e meno giovani alla prima somministrazione della cresima, avvenuta nella chiesa di Collo Piano ad opera del vescovo di Civita, mons. Francesco Ignazio Guiso. Ricevettero l’unzione sacra 91 cresimati, elencati disordinatamente nell’apposito registro ma con la grossa divisione di maschi (54) e femmine (37). Prendendo a riferimento il dato indicato in una sua memoria dal comandante De Chevillard, secondo cui nel 1776 erano 276 maddalenini, i cresimati furono un terzo dei residenti. Appartenevano a 46 famiglie, tra cui si riconoscono dei sopraggiunti della prima ora, come Gallone-Barrabò, Porro e Bertoleoni, e quelle di militari come Gromis e Fravega. L’elenco rileva anche alcune situazioni interessanti la dinamica delle famiglie stesse, da cui si ricava che le famiglie Avighia erano almeno tre, le Culiolo sei e le Ornano erano ben tredici. Pietro Culiolo presentò alla confermazione quel giorno 5 figli, Pietro Millelire ne ha portati 6 e altrettanti Marco Zonza, Silvestro Panzano, infine, ben 7, di cui una femmina. L’analisi più attenta ha individuato degli errori che confermano la leggerezza, quasi la sciatteria, con cui venivano redatti gli atti canonici, che spesso sono causa di pasticci sui nomi e su fatti. Agostino Millelire è stato registrato insieme al fratello Giovanni Battista come figli di primo letto, avuti da Pietro con Maria Caterina Zigau, mentre Domenico e gli altri avuti con la seconda moglie Maria Ornano. Agostino dall’atto di battesimo risultava, invece, primo figlio delle seconde nozze di Pietro, queste ultime regolarmente annotate nei registri bonifacini, con la relativa data antecedente la nascita di Agostino. Si trovano due Maria Benedetta Avighia, di stessi genitori, la moglie di Paolo Bertoleoni, che una volta viene indicata come Forteleoni, altra volta viene indicata come Pintus e anche Pinto. La moglie di Marco Zonza, Maria, viene chiamata di volta in volta, nelle attestazioni relative ai diversi figli cresimati, col cognome di Olivia, Dilivia, Livia e addirittura Olevia. Vedi anche: Le prime cresime e la visita pastorale

16 agosto

Il re approva l’atto con cui vengono riscattate dall’infeudazione le scrivanie del viceré, della Reale Cancelleria e della Reale Udienza: a compenso dei proventi perduti il loro titolare, don Pietro Ripoll, ottiene in feudo diversi villaggi e peschiere.

17 settembre

D. Antonio Manca Amat, invaghitosi delle due isolette dell’Asinara e dell’Isola Piana, presenta domanda al re Vittorio Amedeo perché gli vengano concesse con ogni diritto, giurisdizione e imperio, permettendogli di fondarvi delle popolazioni, accordando alle medesime i privilegi, le franchigie e le esenzioni delle nuove popolazioni. Lo stromento di cessione stipulavasi il 14 marzo dell’anno susseguente ed il diploma relativo veniva rilasciato il 27 aprile. Nal 24 luglio ratifica vasi lo stromento in tutta solennità, e nel 18 agosto veniva messo in possesso del nuovo feudo dopo aver prestato giuramento di fedeltà il precedente giorno 12.

4 novembre

Nei primi anni successivi all’occupazione la costruzione di una chiesa, come suggerito dal Vacha, non poté essere attuata sia perché apparve sufficiente la presenza di un cappellano per sopperire alle esigenze spirituali, sia perché la scarsa popolazione e la totale mancanze di decime, dalle quali gli isolani erano esentati, non avrebbe potuto offrire al parroco la rendita necessaria alla sua sopravvivenza. La messa veniva dunque officiata alla marina di Cala Gavetta dal cappellano imbarcato sul pinco di Allione di Brondel ed era poco seguita dai pastori corsi, che erano ancora restii a lasciare le abitazioni sulle alture del Collo Piano, e che, oltretutto, come è dato di capire dal tenore delle istruzioni date al la Rocchetta, si trovavano ormai al di fuori di ogni pratica religiosa e quindi poco sensibili al richiamo del tamburo che annunciava la messa, ammesso che da quelle alture potessero sentirlo. Sappiamo tuttavia che in quei primi anni, non essendovi a La Maddalena terreno consacrato, la tumulazione dei morti cominciò ad aver luogo nella vicina Gallura nel “chiappittu” della chiesetta rurale di San Michele di Liscia, mentre i morti sospetti di contagio venivano sepolti a Santo Stefano o nell’attuale Isola Chiesa. In quest’ultima isoletta, difatti, il 4 novembre 1774 fu inumato il corpo del ventenne Francesco Ornano. Francesco morì, per le ferite riportate qualche giorno prima, durante uno scontro con una galeotta tunisina, il giovanissimo Fmarinaio, imbarcato sul felucone “San Gavino”, sarà il primo maddalenino a morire al servizio della “nuova” patria. Verrà sepolto a Cala Chiesa, perché chiunque fosse entrato in contatto con i barbareschi è da considerarsi automaticamente sospetto di peste. Per il suo eroico comportamento gli venne intitolata una Via, la odierna Via Don Minzoni. Tale usanza durò almeno fino al 1833, anno in cui, come risulta da un documento da noi consultato, vi fu sepolto il marinaio Giacomo Tomasi di Capri che era stato ucciso sull’opposta sponda di Porto Pozzo ove era sceso da una barca corallina toscana diretta in Barberia. Dai registri della parrocchia non risultano i nomi dei primi cappellani militari che esercitarono il culto nell’isola: il primo di cui si ha notizia è il canonico Virgilio Mannu, dal 1768 al 1773, e poi Francesco Moglia nel 1784, seguito nel 1785 da Ludovico Carta della “Beata Margherita”, nel 1787 da Giuseppe Agostino Ugas, nel 1789 da Raimondo Maria Doro, entrambi della “Santa Barbara” e nel 1792 da Francesco Marcelli della “Beata Margherita”.