Correva l’anno 1807

Correva l'anno 18075 gennaio

Il governo riformò l’arruolamento dei marinai ordinari di rinforzo, basato sul regolamento marittimo del 26 dicembre 1806 e sul regolamento per il reclutamento annuale della marina del 5 gennaio 1807. Il primo istituiva un ruolo generale dei marini e pescatori di mare e di stagno, e l’altro tre compagnie o “contingenti locali” basati a Cagliari, Carloforte e La Maddalena, composti di volontari e di estratti a sorte fra gli iscritti nel ruolo generale di età dai 17 ai 31 anni, con ferma dai 18 ai 35, eccettuati i padri di famiglia con oltre tre figli e i capitani di bastimento e padroni di peschereccio. In futuro il rilascio di “passaporti” per l’esercizio della pesca e navigazione era condizionato al compimento di 3 campagne annuali sui regi legni, ma con 8 campagne si poteva chiedere la cancellazione dal contingente. Si preferiva tuttavia l’arruolamento volontario, incentivato da privilegi (esenzione da ogni servizio personale e dal “gremio” per l’esercizio del proprio mestiere, diritto alla mezza paga dopo 15 campagne e alla paga intera dopo 20). Potevano essere comandati di servizio sui regi legni anche i marinai esteri imbarcati sotto la bandiera sarda o stabiliti in Sardegna per esercitarvi la navigazione o la pesca, però nel limite massimo di un terzo dell’equipaggio del bastimento su cui erano imbarcati. Salvo esigenze straordinarie, il servizio si svolgeva per turni annuali di metà di ciascun contingente, seguiti da un anno in congedo. Tuttavia anche i marinai in congedo non potevano intraprendere viaggi fuori distretto senza permesso scritto del capo contingente, accordato secondo criteri stabiliti ogni 6 mesi dal governo e sotto gli ordini del comandante della marina. Erano inoltre tenuti a presentarsi, sotto pena di arresto (crottone) e ammenda (1 scudo), alle riviste mensili (nella 2a domenica del mese), trimestrali (nelle prime domeniche di gennaio, aprile, luglio e ottobre) e annuale (passata dal comandante della marina per classificare il personale a seconda delle abilità, ricevere i reclami, riformare gli inabili e accordare congedi, facendone rapporto al governo). L’imbarco per il servizio sui regi legni era comandato per sorteggio con preavviso di 4 mesi, durante i quali i designati erano tenuti a residenza sotto pena di 2 giorni di crottone: l’assenza protratta oltre 2 mesi era punita con 6 mesi di campagna a mezza paga, più, se recidivi, un mese di arresti e 2 scudi d’ammenda a beneficio dell’ospedale. Erano punite, ma con pene dimezzate, anche le assenze arbitrarie dei marinai in congedo protratte per oltre 3 mesi. Gli assenti per regolare permesso erano surrogati, ma se il tardivo rientro era ingiustificato erano tenuti a svolgere due campagne di seguito, di cui una a mezza paga. I ruoli del contingente, con annotazione della capacità e condotta e dei conti delle paghe trascritti dai fogli di congedo, erano tenuti da un capo, ufficiale o sottufficiale, incaricato della direzione e ispezione dei marinai secondo le loro classi (e in ragione di 1 timoniere ogni 20 marinai). Erano previsti avanzamenti per esame ai gradi di sottufficiale (1° e 2° piloto e 1° e 2° nocchiere). Le paghe mensili, corrisposte solo nei periodi di effettivo servizio, erano di 24, 19, 16 e 14 lire piemontesi per i timonieri e i marinai delle tre classi; a richiesta dell’interessato, i due terzi erano pagati al domicilio della sua famiglia. La razione era di 18 once (= 461 g) di pane, 19,5 di vino, 2 di formaggio e 1 di sale, più 2,5 di pasta e 7 di carne nei giorni di grasso e 4,5 di fave, 1 di olio e 1 di aceto nei giorni di magro. A titolo di raffronto, la razione da aguzzino era di 14 once sarde (21 nizzarde) di pane, 20 di vino, 4 di formaggio, 6 di pasta, condita con grasso di porco o lardo nei giorni di grasso e con olio in quelli di magro. Il vestiario includeva calzoni e sottoveste bianchi (di tela o bombace), “matelota” blu con l’ancora sui bottoni e cappello rotondo con coccarda e “ganza” in oro. I marinai di 2a classe avevano un’ancora di lana gialla sui paramani, quelli di 1a sul colletto e i timonieri su entrambi.

4 maggio

Nascono le Prefetture. Con l’istituzione delle Prefetture il territorio dell’isola è diviso in quindici province (Cagliari, Oristano, Iglesias, Villacidro, Mandas, Tortolì, Laconi, Sorgono, Sassari, Alghero, Bosa, Tempio, Ozieri, Nuoro e Bono), a ciascuna delle quali è preposto un prefetto, le cui competenze riguardano l’imposizione e la riscossione dei tributi, le attività economiche, la sanità e il controllo di legittimità delle delibere delle amministrazioni comunali; funge, inoltre, da giudice di seconda istanza per l’intera provincia, determinando con ciò la prima unificazione del sistema della giustizia, nel suo livello intermedio. Ad ogni provincia è anche preposto un comandante militare che assicura l’intervento di polizia e di repressione. Se le Prefetture portano una correzione significativa al sistema giudiziario, i progetti per il riordino e l’unificazione della legislazione, che maturano sin dai primi anni dell’Ottocento, approdano alla promulgazione nel 1827 delle Leggi civili e criminali del Regno di Sardegna, il cosiddetto Codice feliciano (dal re Carlo Felice), che raccoglie in modo sistematico le norme vigenti e determina la cessazione della Carta de Logu e delle raccolte spagnole.

11 maggio

Il ducato di San Pietro ritorna al demanio regio.

19 giugno

Con una ricca dote in gran parte costituita dalle rendite ecclesiastiche concesse da Pio VII (breve pontificio del 28 aprile) nasce a Cagliari il Monte di riscatto. Al nuovo istituto è assegnato il compito di attuare una graduale estinzione del debito pubblico e insieme di accentrare la distruzione e il cambio dei biglietti di credito.

16 settembre

Attracca col suo “boo” alla Maddalena, esibendo la patente di “corsaro inglese”, Antonio Tartavull. Nato a Minorca quando quell’isola apparteneva all’Inghilterra. Antonio Tartavull, e non Tartaull, e dopo vedremo come il cognome, con il passare dei decenni, si sia trasformato.
A La Maddalena, lo registrano come suddito britannico, perché, ai fini dell’identificazione, tengono conto esclusivamente dei documenti di bordo. Essendo nato a Mahon, avrebbero dovuto considerarlo suddito spagnolo, visto che, nel 1802, con la pace d’Amiens, le Baleari sono restituite alla Spagna. Ma sono molti gli abitanti delle Baleari che entrano al servizio diretto della Marina inglese od ottengono le “lettere di marca” per andare per mare sotto la bandiera britannica con “la prospettiva di impossessarsi delle ricchezze altrui sotto la parvenza della legalità”.
E’ uno dei tanti avventurieri che, in quegli anni battono i mari dell’arcipelago delle Bocche.
Il 16 settembre del 1807, giunge al porto di Cala Gavetta al comando di un piccolo boo mercantile
proveniente da Malta. Chiede ospitalità al comandante marittimo Agostino Millelire, ma non può esibire patenti di navigazione perché, afferma, un colpo di vento gliele ha fatte volare via. La scusa non sembra plausibile al Millelire il quale, prima di consentire la sosta e l’ormeggio della nave, chiede il parere alla Segreteria di Stato, anche se lui stesso osserva che l’albero del boo fuori posto pare garantire la veridicità delle affermazioni di Tartavull, quanto meno della tempesta subita,come scrivono Giovanna Sotgiu e Alberto Sega nel loro pregevole saggio intitolato “Gli inglesi nell’arcipelago ,da Nelson alla fine dell’Ottocento”, edito da Paolo Sorba nel 2005. Alla fine, lo schedano come “corsaro”, sia il funzionario addetto al porto, sia Agostino Millelire.
Antonio Tartavull, ho già detto, è originario di Mahon, approdo commerciale dell’isola di Minorca. Nasce nel 1776, quando l’arcipelago delle Baleari era governato dall’Inghilterra. La data di nascita è ricavata dall’atto di morte, registrato nella parrocchia di Santa Maria Maddalena: il compilatore del documento dichiara che Tartavull, quando muore, ha settantotto anni. Questo avviene nel 1854.
Non è possibile conoscere, facendo assegnamento sui documenti sino a oggi rinvenuti nei diversi archivi, il percorso seguito da Antonio Tartavull (la “v” con il passare degli anni sparisce dal cognome e tutti indicano l’uomo in vista nella comunità isolana come il “Tartaull”) per ottenere la cittadinanza nel Regno di Sardegna.
Si confonde con i tanti stranieri che, all’epoca, arrivano nell’Arcipelago. Nei registri della parrocchia, sino al 1815, è definito come originario di Mahon. Di certo deve essere un suddito “sabaudo”, quando ricopre le cariche di consigliere comunale (dal 1827) e di sindaco de La Maddalena (dal 1830 al 1831).
Da “Gli Inglesi…” di Sega e Sotgiu riportiamo: “Ottenuta la fiducia di Millelire, aveva avuto pratica dopo ventuno giorni dall’osservazione, e da questo momento, per qualche mese, era stato uno dei corsari più attivi fra quelli che facevano scalo nell’arcipelago. Nei giorni immediatamente successivi, egli scambiava la sua piccola imbarcazione con uno sciabecco di ben maggiore portata (1800 cantara), dal nome Old Boy, curiosamente tradotto in Zitello Vecchio dal funzionario addetto al porto. Con quest’imbarcazione più veloce della prima e con un equipaggio agguerrito, nel giro di due mesi, Tartavull s’impadronì di una gondola carica di grano, di un pinco che trasportava vino, di una polacca ottomana con un prezioso carico di sale, di un pinco francese da 2400 cantara, di una tartana. Al contrario di altri capitani corsari, egli non creò mai problemi alle autorità della Maddalena”.
Dalla fine del maggio 1808 si perdono le tracce di Tartavull nei mari dell’Arcipelago . Il suo nome si ritrova nel 1814, quando nasce la figlia Giovanna Maria. La moglie, Maddalena Ornano, è maddalenina. Non vi è traccia, negli archivi parrocchiali, dell’atto di matrimonio. E neppure della nascita del figlio primogenito Stefano. In un articolo intitolato Los Corsarios de Gibraltar, apparso nel numero 41 del 1914, della rivista storica Almoraima, pubblicata in Spagna (l’autore è Tito M. Benady dell’ Instituto de Estudios Campogibraltareños) è riportato un elenco di armatori e di conduttori di navi corsare iscritte nel compartimento marittimo, appunto, dell’insediamento inglese in terra iberica, dal 1803 al 1814. Nella lista delle patenti emesse tra il 28 giugno 1803 e il 22 giugno 1804 (dato tratto da The National Archives CO.91/45) ritroviamo il Tartavull prima al comando di un boo di venti tonnellate, che monta due cannoni e che ha quaranta uomini di equipaggio, (denominato Duke of Kent e di proprietà dell’armatore Michael Rogé) e, successivamente, di un leudo ligure di sessanta tonnellate, con dieci cannoni, quaranta uomini di equipaggio ( denominato Dragon e di proprietà dell’armatore Joseph Israel).
I padroni delle imbarcazioni sono tutti commercianti locali, discendenti di italiani o di ebrei, salvo qualche rara eccezione di armatori inglesi. I capitani marittimi, in generale, sono italiani, con qualche portoghese, qualche slavo della costa adriatica, qualche inglese. Gli equipaggi, invece, sono formati, in gran parte, di italiani e di spagnoli.
Prima del 1814 Tartavul non rientra a La Maddalena. Questo ci conferma che il matrimonio, se mai vi è, non è celebrato a La Maddalena e che neppure il figlio maggiore nasce a La Maddalena.
Sega e Sotgiu ipotizzano che Tartavull lascia temporaneamente La Maddalena, insieme alla ragazza che avrebbe sposato in seguito, rientrando all’isola pochi mesi prima che Maddalena Ornano partorisse la seconda figlia.
Dopo il rientro, nella lunga permanenza alla Maddalena si dedica ai traffici marittimi, importando merci dalla Corsica, ma anche da Malta e da Gibilterra: stoffe, ordinarie e di pregio, prodotti coloniali, come caffé, zucchero, spezie, cacao, rum, ed esportando animali vivi da macellare e derrate alimentari, quali pasta, strutto, miele, gallette destinate alle guarnigioni inglesi.
Organizza anche il commercio interno, alla Maddalena.
Tartavull è punto di riferimento per gli inglesi che arrivano alla Maddalena e che decidono di risiedervi stabilmente. E’ l’uomo di fiducia di William Sanderson Craig, uomo d’affari, e console inglese in Sardegna, che soggiorna a lungo alla Maddalena. Mantiene rapporti stretti con Richard Collins, che favorisce nel suo insediamento, quale proprietario terriero, a Caprera e al quale rivolge consigli, durante le ripetute liti che questi ebbe con Giuseppe Garibaldi. Presso l’Archivio notarile di Sassari è reperibile un atto di compravendita – redatto dal notaio Sini – di una “piccola casa rustica” a Caprera, in località Pascale Vecchio. Tartaull vende all’inglese Richard Collins la casa “a piano terreno, composta di due piccoli membri”. Sarà la stessa che Collins, nel 1856, venderà a Giuseppe Garibaldi.
Ricopre per qualche anno l’incarico d’impresario dei regi legni, responsabile della sussistenza delle navi militari che sostano nell’Arcipelago. In questa veste riceve critica pesante da parte del consiglio comunitativo, nel 1821: lo accusano di avere privato la comunità civile del grano necessario per la sopravvivenza, a beneficio delle richieste della piazzaforte militare.
Da sindaco tiene un comportamento diverso: Difende la popolazione civile contro tutto e contro tutti. Contro il bailo, contro lo stesso comandante della piazzaforte. Lo fa quando si tratta di difendere i diritti dei suoi amministrati contro i soprusi d’altre autorità civili o militari, e quando devono essere assicurati gli approvvigionamenti.
“Tartavull si distinse per la fermezza con la quale portò avanti le sue decisioni fino all’arresto – si legge ancora nel libro di Sotgiu e Sega – Non arretrò di un passo, quando il bailo negò l’introduzione, senza il pagamento dei diritti, di bestie da macello per la popolazione, assumendosi la responsabilità nella sua veste di sindaco, di autorizzarla e di difenderla in tutte le sedi; disubbidiva anche agli ordini superiori pur di non invitare quel funzionario alle sedute del consiglio comunitativo che egli riteneva indipendente da controlli. Anche in quelle che potevano apparire questioni solo formali, difese il ruolo del comune: questo pagava il messo della curia che, normalmente, rimaneva al servizio del bailo per gli atti del tribunale; poiché, però, sia il bailo che il responsabile della dogana lo utilizzavano anche per l’affissione di bandi e di altre piccole necessità, Tartavull pretese che, di volta in volta, i due funzionari facessero richiesta al Comune, in modo da evidenziare, almeno per questo, il ruolo dell’amministrazione civica”.
Alla fine del 1830 un rappresentante del consiglio comunitativo domanda all’Intendente Regio di indicare, in base alle doti umane e morali, e alle eventuali iscrizioni nel “casellario giudiziario”, il nome di un cittadino degno di succedere ad Antonio Tartavull nella carica di sindaco.
Alla sua morte Antonio Tartavull lascia dieci figli sposati. Il cognome oggi è scomparso. I discendenti, quasi tutti, si sono trasferiti lontano dalla Maddalena. Quelli rimasti all’Isola, in linea diretta, sono nelle famiglie Bargone, Cuneo, Culiolo, Demuro, Semeria, Viggiani e Zicavo.
La figlia primogenita Giovanna Tartaul Ornano sposa Francesco Viggiani. Nascono, tra gli altri, Antonio- che aiuta Giuseppe Garibaldi a fuggire da Caprera nel 1867 e che muore nella battaglia di Monterotondo – e Salvatore, che diventa proprietario dell’isola di Santa Maria.
• Antonio Tartavull di Stefano e Giovanna Olmeto (morto l’11 agosto 1854) sposa Maddalena Ornano Altieri di Salvatore e di madre ? (di Francesco e M. Angela Altieri)
• 2-2-1814 nasce a Gibilterra Giovanna Maria Tartavull, che il 20-05-1834 sposa Francesco Maria Viggiani . Il 14-12-1934 nasce Laura, che muore a La Maddalena il 19-3-1889. Nacquero altri figli: tra gli altri, Antonio (?)- che aiutò Giuseppe Garibaldi a fuggire da Caprera nel 1867 e che morì nella battaglia di Monterotondo – e Salvatore (?), che divenne proprietario dell’isola di Santa Maria.
• 8-10-1815: a La Maddalena nasce Salvatore Tartavull di Antonio e di Maddalena Ornano, che sposa Raffaella Scanu, di Giovanni e di Maddalena Semidei il 5-2-1830. Dalla coppia nascono Antonio, nel 1838, e Giovanni, nel 1839.
• 21-2-1818 : a La Maddalena nasce Maria Flora (Fiorina) Tartavull, di Antonio e di Maddalena Ornano, che sposa Battista Semeria l’8-2-1838. Muore a La Maddalena il 13-7-1906. Nasce Giulia (?) che sposa Nicolò Serra di Ignazio. La coppia si trasferisce a La Spezia. Si perdono le tracce.
• 3-4-1820: a La Maddalena nasce Giuseppe Antonio Maria Tartavull, di Antonio e di Maddalena Ornano. Con ogni probabilità, muore in giovane età, perché l’unico documento disponibile è il suo atto di nascita nei registri parrocchiali.
• 26-9-1824: a La Maddalena nasce Margherita Tartavull, di Antonio e di Maddalena Ornano, che sposa Giovanni Battista Cogliolo (o Culiolo) l’ 11-1-1845. Muore a La Maddalena il 28-12-1870. Figli ?
• 28-10-1827: a La Maddalena nasce Pietro Tartavull, di Antonio e di Maddalena Ornano, che sposa Giovanna Belledonne, di Antonio e di Maria Pantano, il 15-4-1849. La coppia si trasferisce a La Spezia. Nascono , nel 1850, Maria Maddalena, e, nel 1852, Antonio.
• 26-2-1830: a La Maddalena nasce Anna Maria Tartavull, di Antonio e di Maddalena Ornano, che sposa Antonio Cuneo, di Stefano e di Giacomina Ortoli, il 12-5-1850. Muore a La Maddalena l’8-3-1868. Figli?
• 17-7-1832: a La Maddalena nasce Battistina Rosa Tartavull, di Antonio e di Maddalena Ornano. Pietro Vincenzo Belledonne sposa Battistina Ornano Tartaull nel 1853. Salvatore Belledonne Pantano sposa Battistina Tartaul nel 1861 ( probabilmente era rimasta vedova).
• 7-9-1834; a La Maddalena nasce Domenico Tartavull. di Antonio e di Maddalena Ornano, Data di nascita: unica notizia disponibile.
• Stefano Tartavull: nasce, con tutta probabilità a Gibilterra ( quando ?), sposa in prime nozze Francesca Culiolo, l’11-12-1937. In seconde nozze, nel 1861, Maria Antonia Zicavo, di Battista e di Mariangela Milelire. Dalla coppia nascono a Cagliari,, l’1-8-1845, Francesco, che muore il 6-10-1918, Maddalena nel 1838 ( muore ?) e Caterina nel 1840, che muore dopo un anno appena. I discendenti diretti sono i “viventi” della famiglia dell’ex ufficiale di marina e già consigliere comunale, Marco Antonio Bargone, deceduto nel 1956.
• Pietro Vincenzo Belledonne sposò Battistina Ornano Tartaull nel 1853.
• Tommaso Demuro Pasella sposò Teresa Tartaull Semeria nel 1871
• Carlo Basso Frassetto sposò Anna Maria Tartaull Viggiani nel 1874
• Salvatore Belledonne Pantano sposò Battistina Ornano Tartaul nel 1861 ( probabilmente era rimasta vedova).
Notizie tratte dalle fonti:
Archivio Storico Comune della Maddalena.
Cat. XIV, Cl. I; Cat. X, C. XIX; Cat. VII, Cl. VI; Cat. III, Cl. IV e V. ; Cat. VI, Cl. VII.
Cat. I , Cl. IV; Cat. XV, Cl. XV; Cat. XII, Cl. III,
Archivio Parrocchia Santa Maria Maddalena
Documenti Archivio Privato Asara ( consultato dalla prof.ssa Giovanna Sotgiu).
G. SOTGIU- A. SEGA, Inglesi nell’arcipelago, La Maddalena, 2005. (T. Abate)

Giò Agostino Millelire

20 ottobre

Agostino Millelire, Comandante dell’Isola di La Maddalena e fratello del più famoso Domenico, fece rilevare ai superiori che: “(…) la istituzione di una nuova popolazione nella località detta Parao, in Gallura (Palau), “alle porte della vicina Italia”, centro di sei villaggi della regione, …sarebbe stata una valvola di sicurezza per l’isola (di La Maddalena), che già avvertiva eccesso di popolazione; i coloni erano pronti a partire, purché avessero ottenuto in quelle spiagge terra sufficiente e soprattutto “la salvaguardia del Re, onde evitare di diventare innimici dei galluresi, che purtroppo nei presenti tempi fanno man bassa di ogni ceto di persone , e senza aver bisogno di motivi. (…)” La proposta, cui dette il suo parere favorevole l’Intendente Desgeneys inoltrandola al Viceré, non venne per allora accolta; ed il Millelire, che pur si dichiarava pronto a presentare l’elenco dei partenti, “attese le attuali circostanze”, cioè lo stato di guerra quasi continuo, “sospese di prende – re le diverse segnature.” Qui di seguito, viene riportato il testo integrale : del Progetto per la formazione di una popolazione nel sito del Parao, litorale della Gallura: P.mo – La popolazione del Parao, che giace di rimpetto all’isola Della Maddalena ed alla sola distanza di circa due miglia é propria per divenire col tempo vantaggio al Governo, sia perché abbraccia diversi buoni porti e rade, sia per la vicinanza della suddetta isola e quella di Santo Stefano, sia perché possiede un territorio non indifferente per la coltura di grano, legumi, viti ed olivi. 2.do – Trovasi la sua posizione al centro di tutti i villaggi della Gallura ed il clima é meno soggetto all’intemperie di tutti i territori, che dipendono da questa parte del Regno. 3° – Essendo com’è favorita dalla suddetta convenienza ne viene a risultare che la nuova popolazione va a farsi d’un attivo commercio, ed al tempo stesso somministra il mezzo per estirpare i contrabbandi. 4° – É evidente il prospetto di simili vantaggi, e chi conosce il locale ne puol portare con accertatezza, essendo com’è alle porte della vicina isola. 5° – V’abbisognano perciò i mezzi per principiare a mettere in esecuzione questo progetto, ed infrascritto somministra quello che puol dare il maggior vigore ad una tale impresa, vale a dire gl’individui che ne sono il 2.do articolo. 6° – Questi individui dimandano però la salvaguardia del Re, onde evitare di divenire inimici con i Galluresi, che pur troppo nei presenti tempi fanno manbassa sopra ogni cetto di persone e senza aver bisogno di motivi. 7° – Per andare intanto al riparo di simile inconveniente é duopo che il Sovrano faci erigere intanto un competente forte in detto Parao che non sarebbe molto spendioso, attesa l’elevata situazione che v’é sul lido del mare e questo munito non meno d’otto cannoni del calibro da 18 per poter crociare con quei della sumentuata isola per la parte del mare. 8° – Siccome questa popolazione devesser figlia di quella della Maddalena per li nuovi abitanti che deve somministrare giusto l’art. 5, potrá la medesima isola intanto provvedere un sufficiente distaccamento per guarnire esso Forte, quando quello della detta isola non sia minore di n° sessanta uomini come S.M. ebbe la bontá prometterlo all’istesso infrascritto nell’anno 1799. 9° – Il Forte di cui si tratta si rende d’un grand’aiuto per la difesa delle citate isole, principora ad imporre all’indomiti abitanti della Gallura, ed é in grado di fare mantenere il buon ordine sul littorale, quando in quella Rada s’approdano le squadre delle Potenze Belligeranti. 10° – Quando la sullodata M.S. voglia disporsi ad un tanto evidente bene, si per il Regio che Pubblico Servizio, v’abbisogna un assegnamento di terreni e questi nella conformità che nel seguente articolo. 11° – Il fiume di Liscia dovrà essere il Limite dalla parte di Ponente, ed il Golfo d’ Arzachena a quella d’Oriente, tirando una linea da questi due estremi, che passi per Monti di Filicheddu, altro di Martino, altro di Sant’Elena ed altro di Marginalto del quale territorio potrebbe S.M. farne preventivamente formare il Tipo. 12° – Per quanto poi riguarda alle franchiggie e privilegi da godersi per parte dei nuovi abitanti, si lascia alla paterna clemenza dell’Augusto Sovrano, che non vorrà privarli delle sue Reali grazie, e queste non minori di quelle già accordate ad altre Popolazioni. 13° – Degnandosi la M.S. di approvare quanto sovra, ed accordare le grazie ripartite alle altre recenti Popolazioni, s’attenderanno sue provvidenze per la maniera che stimerà equitativo nel fare la distribuzione dei terreni, giacché sta a Cuore all’isolani, o siani nuovi abitanti di portarsi bene e pacificamente coi pochi Galluresi che già trovansi com’erranti Pastori nel suddetto circondario di territorio. 14° – Si inseriscono nel presente Progetto i Nomi di tutti quei individui che intendono di far principio alla formazione delle case e fare bene di non rigettare gli Esteri , che daranno segni d’onesta condotta. 15° – Sarà permesso nell’estate ritirarsi nella Maddalena a tutti quei che fino a naturalizzarsi avranno timore di patirvi l’aria e dopo pagati i Regi dritti per le Merci da estrarsi fuori Regno si potranno ugualmente introdurre in dett’isola sinchessi presenti convenienza a trarne un vantaggioso partito se di pronto non potranno seguitare il viaggio, come attualmente si pratica. 16° – Finalmente i nuovi Popolatori dipendenti dal Governo si Militare che Civile giá stabilito da S.M. nell’isola della Maddalena, affidati sono di cosí seguitare per l’avvenire sotto l’immediata Tutela e ben Conosciuta Paterna Clemenza della Sullodata M.S., che in ogni tempo il Cielo prosperi, Conservi e Feliciti. Vedi anche: Palau colonia della Maddalena?