CronologiaMilleottocento

Correva l’anno 1880

Nel 1880, anche la Sardegna fu investita da una terribile epidemia di vaiolo, tanto virulenta che costrinse il Consiglio Comunale di La Maddalena a decretare misure eccezionali come la proibizione, se non per l’approvvigionamento dei viveri e medicinali, a chiunque di superare il braccio di mare che divideva Maddalena dal resto della regione. Queste misure, tuttavia non sortirono l’effetto voluto e il morbo si diffuse rapidamente anche ne l’arcipelago, causando molte vittime. Se è vero che il vaiolo fu importato a La Maddalena da altri paesi, e anche vero che: nel suo rapido diffondersi deve avere influito certamente la mancanza di igiene. Nell’isola, la scarsità di acqua. non consentiva servizi igienici perfetti; le fognature mancavano completamente ed in sostituzione c’erano i pozzi neri che nessuno si premurava di svuotare. Tutto ciò dipendeva dalla mancanza di mezzi sia da parte dei cittadini sia delle autorità, in quanto la cassa comunale versava in condizioni disastrose. Quando la Commissione Ispettrice del Governo visitò La Maddalena nel 1881 la trovò in condizioni indecenti; le strade e le piazze erano sporche e, infatti, intimò al Consiglio Comunale di assumere due spazzini che si occupassero di pulirle. Il Consiglio rispose che erano necessarie mille lire annue per il salario di questi due e che non era assolutamente in grado di far fronte a questa nuova spesa. Anche in ragione delle sofferenze provocate dalla terribile epidemia di vaiolo fu fondata, alla fine di quell’anno la Società di Mutuo Soccorso, aperta a uomini e donne di qualsiasi condizione e ceto sociale. Il fine della Società era quello di porgere aiuto ai soci che ne avessero avuto bisogno.

26 gennaio

Alla Casa Bianca dal sindaco di La Maddalena Leonardo Bargone, con l’assistenza del segretario comunale Altea, alla presenza della numerosa famiglia dei garibaldini, vengono celebrate le nozze tra Garibaldi e Francesca Armosino. A pochi giorni dalla pronuncia della sentenza della corte d’appello di Roma che dopo complesse vicende giudiziarie durate ben vent’anni aveva annullato l’infelice unione dell’Eroe con la contessina Giuseppina Raimondi. La cerimonia si era svolta a Caprera, con dispensa dalle pubblicazioni: Garibaldi vedeva così finalmente appagato il desiderio di dare il proprio nome ai figli nati dal rapporto con Francesca e per quest’ultima, come scrive la Racheli, “…fu il coronamento di una vita di sacrifici, di costanza e di rivalsa sociale: aveva vinto, era la signora Garibaldi, moglie dell’uomo più importante d’Europa”. Sulla validità del matrimonio contratto da Garibaldi a Caprera, Achille Fazzari, in una lettera riportata in un intervento di Ricciotti su un giornale, cosi esprimeva il proprio parere in occasione dell’ultima disputa accesasi all’atto della legge 14 luglio 1907 che dichiarava monumento nazionale la casa di Caprera e quanto in essa contenuto. “Caro Ricciotti, nessuno sa meglio di te quale riserbo mi imposi durante le lunghe e dolorose questioni riguardanti Caprera. Ma ora, leggendo sul giornale il modo come continua a comportarsi Francesca Armosino, nata nel borgo dei Saracchi, la quale minaccia di fare rivelazioni, ove il governo mettesse in esecuzione la legge per l’esproprio, io esco da quel tale riserbo e ti scrivo la presente. Secondo il mio modo di vedere l’Armosino non ha il diritto di portare il glorioso nome né di abitare sullo scoglio Sacro a tutto il mondo civile, perché il matrimonio contratto da tuo padre è nullo per le nostre leggi. L’art. 56 cod. civ. – proseguiva il Fazzari che pure a quelle nozze era stato testimone unitamente a Giovanni Froscianti, Andrea Sgarallino e Pietro Variani – dice che non può contrarre altre nozze chi è vincolato da matrimonio precedente e l’art.384 dice che la sentenza irrevocabile che pronunci la nullità del matrimonio per cura del cancelliere del tribunale o della corte che l’ha pronunciata, ed a spese dell’attore, deve essere trasmessa in copia all’ufficio dello stato civile del comune in cui esso fu celebrato. Di questa sentenza si dovrà far menzione a margine dell’atto di matrimonio. Nella parola -irrevocabile- sta il principio che dovevano scorrere i termini stabiliti dalla procedura, e ciò non fu eseguito, tanto che il matrimonio con l’Armosino avvenne solo dopo dodici giorni dalla pubblicazione della sentenza della corte d’appello di Roma che annullava il primo. Quindi, a rigor di diritto, Garibaldi era ancora marito della contessa Raimondi quando sposò l’Armosino. Né vale che la sentenza sia stata emanata col consenso reciproco delle parti perché l’art.104 cod.civ. dice che ”il matrimonio può essere impugnato dagli sposi, dagli ascendenti prossimi, dal pubblico ministero e da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo ed attuale”. Secondo quest’ultimo articolo – concludeva il Fazzari – non solo gli ascendenti prossimi hanno il diritto di chiedere l’annullamento del matrimonio, ma dopo votata la legge che dichiara la casa e la tomba del Generale monumento pubblico, anche il governo dovrà agire essendoci di mezzo interessi nazionali ed anche perchè non è giusto che i contribuenti pagassero una lauta pensione a chi non ha il diritto di averla”. Fazzari, oltretutto era stato certamente depositario delle segrete intenzioni di Garibaldi nei confronti della moglie; a lui, come riferisce il Cornacchi, Garibaldi aveva confidato di volersi separare da Francesca avendola sposata con l’unico intento di poter legittimare i figli. Non si era pentito di averlo fatto, era stato il suo ultimo dovere da compiere, ma dopo il matrimonio, Francesca, prima arrendevole e sottomessa, era divenuta dispotica e possessiva. Aveva fatto venire nell’isola i genitori, i fratelli Antonio, Giacomo e Pietro, la sorella Lina con il marito Giacomo Bianchi e persino la giovane Felicetta, frutto illegittimo dei suoi primi amori. Tutti costoro si erano insediati nell’isola facendola da padroni, accendendo liti con i confinanti e minacciando di estromettere i pastori che erano rimasti a Caprera ai quali Garibaldi aveva concesso in uso parte dei suoi terreni. I fedeli amici del Generale, che per anni gli erano stati vicini e la cui presenza era ora mal tollerata dalla nuova padrona, si erano ad uno ad uno defilati e non poche furono le persone che recandosi nell’isola trovarono la Casa Bianca, prima aperta a tutti, con porte e finestre sbarrate. Erano finiti i tempi di quella comunità di Caprera che Bakunin, in visita a Garibaldi nel gennaio del 1864, aveva definito ”una vera repubblica democratica e sociale”. A Caprera, come scrisse il Cornacchi (e si beccò una querela), “…dove prima risuonavano le allegre risate e gli scherzi in tutti i dialetti d’Italia, ora non si sente più che il vernacolo piemontese sussurrato fra i congiunti di Francesca Armosino”. Il Generale, ormai relegato nella sua carrozzina, era rimasto sempre più solo e sempre più “prigioniero” di Francesca: l’aria di Caprera si era fatta per lui irrespirabile.

1 luglio

Nasce l’idea di scegliere il golfo degli “Aranci” come capolinea ferroviario, quando il ministro dei Lavori pubblici Alfredo Baccarini, venne in Sardegna ad inaugurare il tratto ferroviario Oschiri-Chilivani e Sassari-Cagliari il 1° Luglio 1880. Egli si fermò con il piroscafo Malta nella rada degli “Aranci” e ne rimase positivamente impressionato, tanto da decidere di trasferirvi l’attracco del “postale” da Terranova (l’attuale Olbia). Sin dall’Unità, le linee di navigazione marittima considerate necessarie ai servizi postali erano sovvenzionate dallo Stato con apposite convenzioni con diritti ed obblighi specifici. Le navi che operavano in concessione governativa per il trasporto della posta godevano della qualifica di «nave postale» con diritto ad innalzare il guidone postale, garanzia di serietà ed efficienza. Il guidone postale era di forma triangolare allungata con i tre colori nazionali; nel campo bianco vi era lo scudo di Savoia, in quello verde una P bianca. Le prime e più importanti compagnie di navigazione furono la Rubattino, che nell’aprile 1862 intraprese servizi regolari tra l’Italia e la Sardegna e la Florio, che in dicembre iniziò i collegamenti marittimi e postali con la Sicilia. Ben presto, però, per vari motivi, primo di tutti, la concorrenza delle ferrovie, alcune società furono liquidate e cessarono l’attività. Nel 1881, dalla fusione della Florio e della Rubattino, le due maggiori compagnie dell’epoca, nacque la Navigazione Generale Italiana, NGI. Il governo, nel favorire la fusione delle due antiche società in una potente Compagnia mirò allo scopo precipuo di scongiurare la concorrenza straniera nei nostri porti, di agevolare ed estendere la sfera del commercio italiano e di mantenere alto il prestigio della nostra bandiera nel Mediterraneo e nei lontani mari solcati dai piroscafi postali. Nel 1883 furono migliorate le comunicazioni con la Sardegna. Il 31 dicembre 1891 tutte le convenzioni postali col Governo decaddero, e fu deciso di affidare le varie linee con licitazione privata. La prima asta andò deserta, per cui il governo intavolò trattative con le compagnie. Le convenzioni con il governo per l’esercizio delle linee vennero modificate nel gennaio 1892, con qualche variazione di percorsi ed orari, mantenendo le clausole riguardanti l’obbligatorietà del trasporto dei dispacci postali. Tutti i servizi postali e commerciali furono affidati per un quindicennio a queste compagnie: NGI, Puglia, Napoletana, Siciliana, Nederland, La Veloce, La Cava. LINEE POSTALI DI NAVIGAZIONE NGI NEL 1902 – Linea XXV Genova-Golfo degli Aranci-Cagliari. Linea XXXII Civitavecchia-Golfo degli Aranci. Linea XLI Golfo degli Aranci-Maddalena. l’Italia istituì un servizio postale a bordo dei piroscafi postali civili, poi ampliato il 1° novembre 1894: le società di navigazione ebbero l’obbligo di tenere esposte nelle proprie agenzie ed a bordo dei piroscafi apposite cassette postali per impostarvi la corrispondenza. Pochi minuti prima della partenza dei piroscafi i direttori delle agenzie dovevano svuotarle e consegnarle alle navi per l’inoltro; a bordo, i comandanti dovevano farle svuotare prima di ogni scalo e far recapitare il contenuto all’ufficio postale a terra. Questo annullava le corrispondenze così ricevute con il suo bollo datario e, per indicarne la provenienza, applicava sulla sovrascritta un altro bollo, normalmente in cartella. Dal 1894 i comandanti dovettero avere in dotazione francobolli, biglietti e cartoline postali a disposizione del pubblico, ed un bollo postale con cui annullavano gli oggetti trovati nelle cassette, con la dicitura PIROSCAFO POSTALE ITALIANO ed il nome del piroscafo. Nei primi tempi, questi bolli furono caratteristicamente della medesima foggia, a doppio cerchio con lunette rigate; poi divenne quella dei normali bolli postali dell’epoca.

22 luglio

Festa di Santa Maria Maddalena.

22 settembre

Viene arrestato nelle campagne della Nurra Giovanni Tolu, di Florinas, uno dei più famosi banditi sardi. A 57 anni, era alla macchia da 29 anni e 9 mesi.

2 novembre

Festa dei morti alla Trinità.

3 novembre

Muore e fu seppellito nel vecchio cimitero di Maddalena, don Silvestro Zicavo, il primo prete maddalenino (nel senso di nato a Maddalena). Di lui si hanno poche notizie. Conosciuto come ‘Preti Isulanu’, nacque il 26 dicembre 1821, figlio di Antonio e Caterina Zonza. Fu ordinato sacerdote il 20 maggio 1853 a Tempio, nella cappella privata del vescovo Diego Capece. Probabilmente dopo un periodo trascorso a Tempio rientrò La Maddalena dove rimase, quasi ininterrottamente, fino alla morte. Nel 1862, in pieno clima risorgimentale, don Zicavo sottoscrisse col parroco Michele Mamia Addis (amico di Garibaldi), una supplica al papa Pio IX affinché rinunciasse, per il bene supremo della Chiesa, al potere temporale, consentendo così l’unificazione dell’Italia. La supplica, redatta dal vicario capitolare di Tempio teologo Muzzetto, fu sottoscritta da oltre cinquanta sacerdoti della diocesi. Per quella supplica i sottoscrittori rischiarono la scomunica.

Caprera 26 gennaio 1880, foto del matrimonio tra Giuseppe Garibaldi e Francesca Armosino. Garibaldi, ormai infermo siede su una carrozzina ricevuta in dono molti anni prima, nel 1862, dopo la ferita sull’ Aspromonte. Nella foto sono presenti anche i figli Manlio, a sinistra, e Clelia a destra.