Famiglie isolane: Raffo e Ajassa

A sottolineare la rilevanza storica del Palazzo Raffo, facilmente percepibile imboccando l’altrettanta storica via sulla quale si erge, è stata la scoperta, effettuata durante gli ultimi interventi di manutenzione straordinaria, di una targa a muro posta al di sopra dell’importante portone d’ingresso, recante la scritta “Servizi Postali Marittimi R. Rubattino e C.”, prontamente ed adeguatamente fatta restaurare dal proprietario Andrea Raffo. Il palazzo fu realizzato dalla stessa Società Rubattino, importante compagnia di navigazione di Genova che ebbe una propria agenzia proprio a La Maddalena.

La Rubattino e C. nel 1851 (periodo preunitario), aveva vinto l’appalto del governo del Re di Sardegna per il trasporto passeggeri, merci e postale tra la Sardegna stessa ed il resto del Regno (in precedenza tale servizio era svolto da un mezzo militare, la nave a vapore Gulnara. Più precisamente la Rubattino effettuava il collegamento sulla tratta Genova – Cagliari e Genova – Porto Torres. Quest’ultima linea comprendeva uno scalo anche a La Maddalena sia all’andata che al ritorno, inizialmente mensile, successivamente quindicinale e poi anche settimanale. Il piroscafo che effettuava la traversata era il Virgilio e negli anni successivi il Lombardo. E’ presumibile che la Rubattino, intuendo lo sviluppo dello scalo di La Maddalena avrebbe avuto nel tempo, realizzò immediatamente e sul porto, l’edificio della propria sede di rappresentanza, probabilmente tra il 1851 ed il 1853. Lo stile è quello ligure, caratterizzato dal generoso uso del granito locale, anche a vista con apprezzabili bugiardature di diversa lavorazione. L’edificio originariamente era i due piani, e “dotato di una torretta per l’avvistamento dei velieri che si avvicinavano al porto” affermava l’avvocato Raffo intervistato dal il settimanale Il Vento. “E’ indubbio – proseguiva – che la progettazione aveva come destinazione d’uso quella di uffici e non di abitazione. Lo dimostra non solo la disposizione della scala interna ma anche quella dei vani con le doppie porte d’ingresso”. Negli anni successivi, a mano a mano che il porto di La Maddalena assumeva maggiore importanza (prima per sviluppo delle cave di granito e poi più tardi per la costruzione della piazzaforte militare), la compagnia di navigazione fondata dall’armatore Raffaele Rubattino ottenne anche i collegamenti La Maddalena – Cagliari (bisettimanale), La Maddalena – Livorno – Bastia (bisettimanale), La Maddalena – Terranova (Olbia) – Cagliari – Napoli (bisettimanale). Tutti i grandi visitatori e le visitatrici di Garibaldi a Caprera, se non erano dotati di mezzi propri (cosa abbastanza rara), giunsero nell’Arcipelago con queste navi di linea.

Nel 1882 la gloriosa società Rubattino di Genova si fuse con la Florio di Palermo dando vita alla Navigazione Generale Italiana. La nuova società acquisì il patrimonio delle due fondatrici ivi compresa la palazzina di La Maddalena di XX Settembre all’ingresso della quale venne cancellata un una mano di tinta la scritta “Servizi Postal Marittimi R. Rubattino e C.” ed ai lati vennero poste le insegne (due scudi di legno o metallo) recanti denominazione ed attività della nuova società, come si rileva da varie immagini di fine Ottocento.
Le successive vicende storico-economiche dei primi decenni del Novecento indussero gli amministratori dell’epoca della Navigazione Generale Italiana a mettere in vendita lo stabile di via XX Settembre, che fu acquistato nel 1927 da Carlo Ajassa (Torino 1864 – La Maddalena 1937), commerciante, capostipite locale di un’importante famiglia. Costui era a La Maddalena da circa quarant’anni giuntovi all’epoca della costruzione delle grandi fortificazioni, Ajassa, dopo alcune attività minori aveva messo in piedi a Cala Gavetta un grande emporio dove vendeva soprattutto materiale da costruzione, attività redditizia un una Maddalena in rapida espansione urbanistica privata e pubblica, militare e civile. Fu anche amministratore comunale. Aveva sposato nel 1890 Giovannetta Viggiani (1874 – 1963), discendente di Giuseppe Bertoleoni (capostipite dei Re di Tavolara) che gli aveva portato in dote una discreta porzione dell’isola di Santa Maria, dove lei era nata. Carlo Ajassa trasformò gli ex uffici della Rubattino nell’abitazione della sua numerosa famiglia (sei figlie), nell’intenso e mondano periodo compreso tra le due guerre, gli anni della posticipata “Belle èpoque” maddalenina.
Nel 1930 nell’edificio venne realizzata una sopraelevazione che inglobò buona parte dell’antica torretta d’avvistamento e negli stessi anni, a pian terreno, Ermenegildo Basso di Nulvi, laureato in medicina, sposò una giovane Ajassa e aprì il proprio studio medico.
Col tempo i matrimoni (le ragazze andarono in sposa a nobili, avvocati, grandi ufficiali, ecc.) e le vicende della vita portano costoro ad abitare stabilmente lontano dell’Isola e venirci d’estate o per brevi periodi dell’anno, dividendosi la palazzina di via XX Settembre e la villa nella meravigliosa isola di Santa Maria. Nel 1945 la palazzina venne requisita dal comando delle truppe d’occupazione americane, utilizzata per alcuni mesi come uffici ed alloggi ufficiali. Negli anni Sessanta il pian terreno fu di nuovo adibito a studio medico, questa volta dato in locazione al dentista Josto Tramoni, che fu per quadi un quinquennio sindaco di La Maddalena.
Nel 1990 il Palazzo Ajassa venne acquistato dall’avvocato Andrea Raffo. In quel periodo la Banca Popolare di Sassari cercava nel centro della città un adeguato locale dove ubicare la propria agenzia.
Dopo aver illustrato per sommi tratti la storia della famiglia Ajassa, faremo un cenno alla famiglia Raffo. Capostipite fu Lorenzo Raffo, comandante di velieri (padrone marittimo) che si stabilì all’Isola intorno al 1840 da Portofino. Sposò Marta Drago, nata in Francia. Mentre il marito navigava lei gestiva una bottega-tabaccheria ed un locale in Piazza degli Olmi (attuale Piazza Garibaldi) dove sorge ora il Palazzo Grondona, costruito in origine con funzioni di albergo, l’albergo Ilva. Una loro figlia, Giovanna, sposò Beppe Manini, e a sua volta una loro figlia, Lucia, andò in sposa ad Attilio Grondona, l’imprenditore genovese che iniziò a Cala Francese l’attività di estrazione del granito. Lorenzo Raffo ebbe un altro figlio, Andrea (1854 – 1928) – nonno dell’avvocato citato in precedenza – impresario e commerciante (gestore del Monopolio dei Tabacchi). Per molti anni consigliere comunale e per tre volte sindaco di La Maddalena, nel 1885, nel 1887e nel 1889, fu lui che costruì il municipio agli inizi del Novecento. Nel 1900 edificò il Palazzo Raffo di Piazza Comando (attualmente il piano terra ospita una rivendita di panini e porchetta) e pochi anni dopo (attorno al 1910), nella zona dell’attuale banchina delle poste, in zona demaniale, il Cinema Raffo, una struttura in legno rinominata ‘Il Baraccone’. Era l’epoca del cinema muto ed i film venivano proiettati con accompagnamento musicale al pianoforte. Nella sala, assai frequentata oltre ch dai militari anche da numerosi maddalenini, vi facevano le loro rappresentazioni piccole e medie compagnie teatrali e d’avanspettacolo. “Qualche anno fa – raccontava Andrea Raffo – è venuta a La Maddalena la nipote del pianista, ultranovantenne. Mi disse che il nonno venne dalla Liguria a La Maddalena per questioni di salute e qui vi rimase per alcuni anni”. Andrea Raffo (il nonno dell’avvocato che ha donato le sue testimonianze) sposò in seconde nozze Angelina Maida, sorella del Direttore della Colonia Penale della Disciplina di Moneta. “Era di 25 anni più giovane di lui” raccontava l’avvocato Raffo, e fu proprio la sua inesperienza unita ad un carattere piuttosto impulsivo che attorno al 1928 il Cinema Raffo dovette essere demolito. Pare infatti che la giovane Angelina fosse entrata in forte contrasto coll’ammiraglio dell’epoca (il contrammiraglio Alberto Alessio o il contrammiraglio Fermo Spanu), “lo sfidò”, non è dato sapere per quali motivi, e costui, pare per ripicca, non dette il nulla osta per il rinnovo della concessione demaniale.
Dopo che abbiamo accennato a Giovanna Raffo che in seguito al matrimonio con Grondona, diede origine al ramo Manini-Grondona che tanto hanno rappresentato nella storia isolana. Ora parliamo della Agata, della quale rimase particolarmente colpito ed affascinato lo scrittore Antonio Balbiani (1838 – 1889) giunto a La Maddalena per conoscere Garibaldi. Marta Drago Raffo, moglie di Lorenzo, gestiva, lo abbiamo visto, con le figlie, una bottega-tabaccheria ed una locanda albergo in Piazza degli Olmi, forse allora l’unica dell’Isola che potesse dirsi tale. Il giovane scrittore Balbiani, allora ventenne, così descrisse nel suo libro “Storia Illustrata della vita di Garibaldi”, pubblicato nel 1860, una delle figlie della padrona, la giovanissima e bella Agata: “Alta e spiccata la persona, il collo di cigno; ovale il viso contornato da profusa e nerissima capigliatura. Aggiungasi un profilo di meravigliosa venustà nella singolare armonia delle curve; pupille velate, dal vivacissimo fuoco, labbra di corallo, denti d’avorio, color bianco alabastrino della carnagione, e avrete un’idea, sebbene imperfetta, dell’originale di cui Zuccoli ha nel portafoglio la gentilissima copia”. Questa era Agata Raffo, morta giovane di malattia, senza essersi mai sposata. Il fratello della bella Agata, Andrea, volle chiamare Agata una sua figlia, quella che i meno giovani conoscono come proprietaria del palazzo di Piazza Comando (il palazzo di Agata Raffo). Agata ebbe una figlia, Laura Crucillà. Un figlio di Andrea Raffo (ne ebbe ben otto), Rosario, padre dell’avvocato Andrea protagonista di questo racconto, ereditò in particolare lo spirito imprenditoriale del padre. Realizzò tra l’altro la palazzina di Piazza Garibaldi e quella di Piazza Umberto I. La prima fu costruita nel 1924. Si trattava in realtà, originariamente, di un pian terreno e primo piano, abitato dalla famiglia di Rosario. Nel periodo prebellico e durante il secondo conflitto mondiale fu sede di un bar, il Bar Milano, aperto e gestito da una famiglia milanese. L’immobile fu distrutto, insieme a quello della famiglia Ferrigno e ad altri, dall’ordigno che esplose nella piazza durante i bombardamenti anglo-americani del 10 giugno del 1943 (lo stesso che danneggiò il municipio, le cui schegge sono ancora ben visibili nel bellissimo zoccolo faccia a vista in blocchi di granito). Venne riedificato nel 1947 e sopraelevato di un piano.
Il locale commerciale a piano terra ospitò un’attività della quale si è persa la memoria e poi per alcuni anni il laboratorio orafo-gioielleria Serafin. Oggi ospita un negozio di prelibatezza gestito da Rosy Raffo, figlia dell’avvocato Andrea e nipote di Rosario.
Legata alla figura di Rosario Raffo, vi proponiamo di un aneddoto, riguardante Giuseppe Garibaldi. Abbiamo scritto che la moglie di Lorenzo aveva aperto una locanda-albergo nella quale lavoravano le figlie Agata e Giovanna, che poi sposò Beppe Manini e a sua volta la figlia Lucia sposò Attilio Grondona. Scrive il giornalista Tito Stagno nel libro “L’Arcipelago di Garibaldi, La Maddalena” riferendosi al periodo storico compreso tra il 1860 ed il 1870 che “a La Maddalena è stato aperto il primo albergo, è gestito da una donna del posto che si fa aiutare dalla figlia Agata, giovanissima e di bellezza rara”. Quella locanda-albergo era molto frequentata, soprattutto dai visitatori della Maddalena, dai visitatori di Garibaldi e dallo stesso Eroe. Scrive sempre Tito Stagno che per Garibaldi “arrivassero a centinaia amici, conoscenti, ammiratori, garibaldini, giornalisti, massoni come lui, pittori, principesse, avventuriere, poetesse, sospetti sicari, generali, diplomatici, scrittori, musicisti, anarchici …. “. Non c’è molto da dubitare se la maggior parte del costo trovasse ospitalità proprio presso l’albergo Raffo, dove del resto Garibaldi era di casa. Anche le belle maddalenine che lo volevano vedere di perdona, raccontavano gli anziani, passavano e ripassavano davanti al locale, qualcuna vi entrava pure, per una scusa o per l’altra. E tra queste, più d’una, ebbe modo di conoscerlo anche in maniera più esclusiva. Sempre qualche anziano racconta ancora di aver sentito dire dagli ‘antichi’ che cin fosse qualche maddalenina che così si vantava: “Gjè si chi possu dì d’avè passatu tutta una notti c’u Generali Garibaldi!”. Ma forse erano solo pettegolezzi …. Le belle maddalenine, si diceva. Ancora Tito Stagno nel citato libro offre questo suggestivo spaccato storico: “Tra i passeggeri che sbarcano a Cala Gavetta, la scrittrice Speranza Von Schwartz, un’inglese, l’amica che il generale Garibaldi aspettava. Ma se le giovani maddalenine che erano sul molo non hanno proprio nulla da invidiare: sono molto graziose, alte, persino maestose, vestono ‘sull’ultimo figurino di Parigi’ e sprizzano intelligenza e simpatia”. Tornando alla locanda-albergo Raffo, e finalmente all’aneddoto, ci ha raccontato l’avvocato Andrea Raffo che una volta, in tempo di carnevale, le figlie di Lorenzo Raffo e Marta Drago ebbero a lamentarsi col Generale (che come sappiamo, frequentava il loro albergo) di non sapere in quale modo mascherarsi. Garibaldi ci pensò un attimo e poi disse: “Vi posso dare io alcune divise rosse!”. L’idea piacque molto alle ragazze che presumibilmente incaricarono il loro fratello Andrea di ritirarle a Caprera. Il giovane infatti era solito attendere il veliero postale che giungeva a Cala Gavetta, proveniente dal continente, via Cagliari o Porto Torres, per ritirare la posta di Garibaldi e recapitargliela a Caprera. Ebbene, una di queste divise rosse, raccontava Andrea Raffo, “mi risulta essere conservata dai membri anziani della famiglia Grondona”, imparentati con i Raffo per linea femminile.
Chissà se questa divisa non si trovi ancora, dimenticata in qualche soffitta, magari insieme ad un ritratto della bella Agata!
Rosario Raffo aveva ereditato lo spirito imprenditoriale dal padre (Andrea), non però la ferrea salute. Morì infatti a soli 49 anni. Abbiamo visto che nel 1924 costruì la palazzina in Piazza Garibaldi mentre nel 1930 diede il via ai lavori di quella in Piazza Comando, di lato al più antico Palazzo Raffo (o di Agata Raffo come gli anziani lo conoscono). La realizzazione di quella palazzina fu lunga e travagliata. “Mio padre dovette attendere dieci anni per ottenere dal Comune la licenza di costruzione” – raccontava Andrea Raffo – “e dovette versare a titolo di cauzione una somma all’epoca ingentissima; 10.000 lire”. C’erano infatti da superare due ostacoli, quello dei vicini che non volevano vedersi coperta la ‘vista mare’ e quello dovuto al fatto che in parte l’edificio avrebbe gravato su terreno demaniale. Il punto in cui Rosario Raffo edificò, determinando un allungamento di via Garibaldi, era infatti praticamente sulla spiaggia e a pochi metri dal mare. La famiglia di Rosario si trasferì da Piazza Garibaldi a via Garibaldi e lì crebbe il giovane Andrea Raffo. Il locale sottostante fu presto adibito a locale commerciale. Caffè Italia e un Caffè Impero prima e durante la guerra, dei Benigni negli anni Sessanta con la Gelateria Toscana, dei Di Fraia negli anni Settanta e Ottanta, di Angelo Bulciolu che ribattezzò il locale Charlie Bar.

Parzialmente tratto dal settimanale Il Vento del 2010 a da una serie di articoli dello scrittore Claudio Ronchi