Medioevo isolano, un dibattito aperto

Pochi giorni orsono, il magazine online Gallura Informazione, riportava un passaggio di don Tamponi che circa dieci anni fa, all’interno di un dibattito nel Salone Consiliare del Comune di La Maddalena affermava: “Pochi metri più in là della chiesa della Trinità sono presenti i ruderi di un’antica chiesa medioevale”. Don Francesco Tamponi, studioso e storico, direttore dell’Ufficio Beni Culturali e Artistici della Diocesi di Tempio-Ampurias; uno quindi con molta cognizione e qualche titolo. Don Tamponi andò oltre, affermando che il rudere medioevale del quale parlava è “la chiesa di Santa Maria in Porcaria”. La dichiarazione venne accolta con freddezza da alcuni di coloro che a La Maddalena si occupano di storia locale mentre fu appoggiata dall’architetto maddalenino Maurizio Giudice, che accompagnò don Tamponi a visitare quei ruderi. Noi oltre che accodarci alla richiesta che si possano quanto prima effettuare degli scavi archeologici, per soddisfare la curiosità storica al fine di capire se effettivamente si debba ridatare la storia dell’isola Maddalena “non più al 1700 ma al periodo medievale”, come affermò don Tamponi, riproponiamo una riflessione puntuale che fece Antonio Frau nel 2010 sulle pagine del settimanale maddalenino Il Vento.

Sarà bene mettere un po’ di cose in chiaro, visto che anche da tavole rotonde si sbandierano ritrovamenti e scoop sulla medievale chiesetta di Santa Maria di Porcaria a La Maddalena. Diciamo subito che, se esistesse traccia visibile della chiesetta in questione nell’attuale isola di La Maddalena e se esistesse una pur vaga documentazione su di essa, saremmo ben lieti di intraprendere una ricerca, visto l’interesse ormai ventennale con cui andiamo cercando materiale medievale medioevale o tracce documentali del periodo medioevale i dolano. La questione, quindi, è la seguente: se qualcuno conosce fonti documentali a noi ignote (e per noi intendo tutti gli studiosi che nel tempo hanno preso a cuore le vicende del periodo medioevale maddalenino), si faccia avanti e pubblichi in ambiti almeno riscontrabili quanto asserisce, per fornire alla comunità isolana tutta, e segnatamente a chi ha interessi specifici, la chiarificazione del suo ritrovamento.
Tutto nasce dalla riscoperta avvenuta anni orsono, di un rudere di fabbricato in elevato, in località Collo Piano, vicinissimo all’attuale chiesa campestre della Trìnita, già osservato negli anni cinquanta dal Muntoni, che ne fa menzione nella sua tesi di laurea, e successivamente da altri studiosi locali, che però non hanno lasciato una pur modesta nota sull’argomento. Si afferma, purtroppo, senza un’analisi confortata da rilievi e scavi archeologici, che il rudere è medioevale e che si tratta della prima chiesetta dell’isola, e, per scienza infusa, addirittura si attesta la dedicazione della chiesetta medesima alla madre di Dio Maria Santissima, coniando ex novo un toponimo, quello di Santa Maria di o in Porcaria, mai presente nei documenti finora analizzati. Che molte delle isole dell’arcipelago situato tra Sardegna e Corsica siano state toccate dal fenomeno eremitico, assai ricco nel Mediterraneo e in particolare nel Mar Tirreno, è cosa risaputa. Sono attestati eremitaggi con cappelle a Lavezzi, Santa Maria di Budelli, Porcaria (oggi La Maddalena), Santo Stefano e, forse, ma solo per deduzione logica, anche a Caprera, pur mancando il riscontro di ritrovamenti effettivi, ma solo affidandoci a citazioni settecentesche, quando il ritrovamento non era riconducibile ad una corretta sedimentazione storica, ma tutto finiva in un calderone approssimativo con l’espressione “nei tempi antichi”. Esisteva nell’isola di Porcaria un cenobio con relativa cappella, ma nei documenti si parla sempre di Sant’Arcangelo o Angelo senza mai nominare la madre del Cristo, Santa Maria, che aveva già ben due conventi o monasteri in suo nome, uno a Lavezzi e un altro nell’isola di Celsaria (l’odierna isola di Santa Maria). Come si vede, una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena non è attestata nei portolani medioevali e neppure nei “registri delle decime”. Questo potrebbe far sorgere l’ipotesi di una cappella a Santa Maria Maddalena detta semplicemente Santa Maddalena o Santa Maria. Una cappella sarà molto probabilmente esistita, dedicata a Santa Maria o anche a Santa Maria Maddalena, intendendo l’apostola evangelica, dato che il toponimo è attestato fin dal 1580 dal Fara nella sua opera “De Chorographia Sardiniae”. Molti studiosi sono propensi a cedere, più che all’erezione della presunta cappella medioevale già dedicata all’Arcangelo Michele o Angelo tout court, e che tutti – dico tutti – indicano in località Cala di Chiesa, vicino al mare e vicino ad una fonte perenne di acqua, toponimo che è attestato in quella forma fin dal 1700 in talune relazioni e che ha mantenuto intatta sino ad oggi la memoria della presenza di un edificio sacro nella zona. Da un’analisi comparata di mappe dell’Ottocento e di moderne aereo fotometrie si può asserire che la costruzione fosse con molta probabilità non lontana dalle vecchie case Olivieri (già Polverini), a Cala Chiesa. Vittorio Angius, verso la metà dell’Ottocento, accenna all’esistenza di “rovine d’una antica chiesa nella così detta cala di Chiesa”.
La presenza di una fonte perenne e di qualche rudere nella zona citata, già nel primo periodo di colonizzazione sardo-piemontese, dovrebbe confermare un documento medioevale citato in maniera poco scientifica nel 1880, documento nel quale si accenna a una serie di costruzioni locali ad opera dei pisani al tempo della lotta contro i genovesi, e precisamente nel 1283. Tali costruzioni sono: una torre di vedetta, una fonte d’acqua, dei magazzini e una cappella senza dire a chi dedicata. Sono state tramandate come tracce pisane nell’arcipelago sotto il nome dell’ammiraglio pisano Rosso Buscarino e dè Buzzaccherini, veramente esistito in quegli anni, e che ebbe notorietà nel Tirreno, perché, inseguito dal genovese Tommaso Spinola, trovò riparo con le sue galere nelle nostre acque. Qui giunto, Rosso Buscarino decise di formare un presidio stabile nell’arcipelago, fortificandolo, prima di assediare la cittadella di Bonifacio in Corsica e di Alghero in terra sarda.
Ricapitolando, una cappella forse dedicata a Santa Maria Maddalena, ma non certamente alla Madonna, in epoca medioevale, potrebbe essere data per esistente nell’isola di Porcaria, l’odierna isola di La Maddalena, ma nessuno l’ha mai ricordata con questo nome nei documenti presi in considerazione sino ad oggi da studiosi locali e non. A conforto di ciò è da citare un documento del 1727, ritrovato a Castelsardo, poi recentemente disperso, di cui resta solo una riproduzione fotostatica. Questo documento, sicuramente autentico, che chiameremo i “Leandro Serra” dal nome del firmatario, elenca le antiche chiese dell’arcipelago, tra cui la cappella di papa Ponziano, quella di Santa Maria, una di santo Stefano e una di Santa Maria Maddalena, non ricordando però quella di Sant’Arcangelo o semplicemente Angelo. Si può presumere, in tal caso, che possa essere avvenuta una mutazione di dedica nei confronti della vecchia chiesa medioevale, che sapevamo benedettina, per la più moderna Maddalena di origine pisana. Per correttezza, bisogna dire che nel documento si usa generica di “e altre cappelle”, intendendo che altre costruzioni sacre, oltre alle citate, erano presenti nell’arcipelago, ma essendo una formula generica non dovrebbe poter attestare altre vestigia di un qualche interesse.
Una novità viene da un documento del 1700, nel quale si nominano due edifici per Santa Maria (madre di Dio): Santa Maria di Budelli (l’odierna isola di Santa Maria) e santa Maria de insula come due cappelle separate, ma non è chiaro se per quella detta “de insula” si intenda l’isola di Lavezzi o di La Maddalena.
Orbene, se il rudere nei pressi dell’odierna chiesa campestre della Trìnita, a forma absidata, si pensa possa essere di epoca medioevale, questo fatto va appurato. E’ altresì da mettere in conto che esso, stranamente, non è stato mai osservato e descritto come rudere nei documenti e nelle relazioni redatte all’epoca della costruzione, nel 1768, della cappella di Santa Maria Maddalena dedicata successivamente alla Santissima Trinità. Un solo documento del 1793, una mappa chiamata “piano divisante dei fatti della guerra gallo-corsa” che hanno avuto come scenario l’arcipelago, mette in rilievo i ruderi di una non meglio identificata chiesetta, identificata come la vecchia e prima chiesetta del Collo Piano dedicata a Santa Maria Maddalena, abbandonata dopo che era stata approntata, intorno al 1780, la nuova chiesa (su progetto di Marciot e non del Cochis come erroneamente si è sempre creduto) per la popolazione trasferitasi alla marina. Probabilmente, quando la prima chiesetta fu recuperata e restaurata, e si pensò di dedicarla alla Santissima Trinità, si volle ricordare la derivazione delle chiesette medioevali delle Bocche dall’eremitaggio bonifacino della Trinità, che a sua volta era una dipendenza di San Mamiliano di Montecristo. Da qui la tradizione tosco-pisana di citare il luogo sacro come Trìnita e non come Trinità, tradizione che, seppur con storpiature, si è mantenuta almeno in ambito devozionale locale. Purtroppo studiamo e analizziamo vestigia e documenti con la convinzione, spesso, di aver trovato ciò che solo la nostra fervida fantasia ci porta a collocare, come un tassello preciso e corretto, in un puzzle storico che a volte di storico ha ben poco. Non tutti gli studiosi possono essere considerati storici, ma che almeno siano “studiosi’!

Antonio Frau