AmbienteArcipelago

Il paesaggio e la natura dell’arcipelago

L’attuale configurazione dell’Arcipelago è dovuta a diversi fattori: quali i movimenti della placca sardo-corsa, le variazioni recenti del livello del mare (legate alle fasi glaciali e interglaciali del Quaternario) e l’azione combinata erosiva di deposizione dei corsi d’acqua e del moto ondoso.
L’insularità definitiva risale ad undicimila anni fa. L’ultimo passaggio continuo a piedi tra la Sardegna e la Corsica si trova, oggi, a circa sessanta metri di profondità nel mare delle Bocche di Bonifacio. Le spiagge sono prevalentemente costituite da briozoie coralli che danno luogo a colorazioni particolari.
Il paesaggio si presenta molto articolato con valli profonde e rilievi collinari; la roccia nuda assume forme bizzarre.
L’ambiente è ancora selvaggio ed intatto, caratterizzato dalle specie della macchia mediterranea. Insieme, danno la configurazione fondamentale: le aree sempreverdi dai toni accesi di giallo intenso delle ginestre, il bianco candido dei fiori del cisto in primavera; i cespi viola della lavanda selvatica; i prati segnati dall’elegante stelo dell’asfodelo dai fiori screziati, e lo svettare delle opulente ferule. In prossimità del mare si aprono oasi formate da dune di sabbia il cui scenario è in continua evoluzione grazie al vento e, osservando l’orientamento delle creste sabbiose, è facile intuire che quello predominante su queste coste è il famoso Maestrale. Le dune, oltre a svolgere l’importante funzione di serbatoio di sabbia per la ricostruzione delle coste basse, proteggono l’entroterra dai venti carichi di salsedine che porterebbero ad un impoverimento del suolo ricco di humus, importante substrato per lo sviluppo della vegetazione. Nel versante più riparato, gli alberi di ginepro fenicio accrescono la bellezza del panorama. L’Arcipelago è considerato un Sito d’Importanza Comunitaria (SIC) secondo la direttiva Habitat 92/43 CEE. L’area terrestre interessata è di 5.100 ettari, caratterizzata dalla presenza di quasi un migliaio di entità vegetali con oltre cinquanta endemismi e molte essenze rare e d’interesse fitogeografico.

Ad uno sguardo generale sul paesaggio dell’Arcipelago, la prima netta impressione e quella di un dominio quasi assoluto del granito nei suoi vari aspetti, spesso spettacolari; l’attenzione e richiamata dalla bizzarria e dalla mutevolezza delle forme, a volte piane o tondeggianti, più spesso tormentate, scavate, fratturate. In questo dominio delle rocce la vegetazione appare quasi un semplice contorno, un completamento delle emergenze granitiche ad esse strettamente connaturata non solo per i profili che assume, ma per la sua stessa esistenza. Le condizioni di colonizzazione dei vegetali su questi “scogli” emergenti dal mare trovano molte difficoltà: la scarsa piovosità (600 mm di pioggia/anno), la salsedine, la grande acidità del terreno, il limitato spessore dei vari orizzonti del suolo, l’esposizione. Ma il grande selezionatore e modellatore delle singole specie e delle formazioni vegetali é il vento che manifesta la sua azione limitando lo sviluppo in altezza delle piante, agendo quasi come una grande cesoia che spiana la superficie delle chiome di alberi e arbusti (effetto vela). Solo a ridosso dei costoni, delle creste, di speroni o di semplici massi isolati si può avere un migliore sviluppo della vegetazione: non e ram vedere, quasi acquattati dietro le rocce, singoli esemplari della macchia che ripetono nel profilo esterno le forme del granito protettore.

Più spesso il cespuglio o l’alberello devono prostrarsi cedendo al vento, svilupparsi in orizzontale, quasi a protezione dei propri apparati radicali, appoggiarsi al granito ricoprendolo e tendendone più morbide le forme aspre e articolate. Le condizioni edafiche ottimali si riscontrano nei solchi torrentizi e nelle piccole vallette che incidono le varie isole là dove, oltre alla protezione dal vento, le piante possono godere più a lungo dell’umidità e della presenza stagionale dei piccoli corsi d’acqua, “le vadine”. Date le pendenze e il tipo di suoli che attraversano, spesso queste assumono, in miniatura, 1’aspetto di fiumi selvaggi, formando, in dimensioni ridotte, canyons, cascatelle e pozze che costituiscono quadri imprevisti per il visitatore occasionale. Attenti pero; queste immagini possono durare pochi giorni perché legate alla mutevolezza delle condizioni atmosferiche e allo scarso apporto di pioggia. Gli ambienti più caratteristici dell’arcipelago sono costituiti dalle formazioni artificiali, quali le pinete e le leccete, dalla macchia alta, dalla macchia bassa in cui tutte le specie convivono, si proteggono vicendevolmente o gareggiano fra loro per guadagnare spazio e luce. A questi ambienti va aggiunto quello mutevole delle spiagge dove piante speciali, che non temono la salsedine, si spingono fino al limite delle lunghe onde invernali: sono le “psammofile”, come il giglio di mare, il poligono marittimo, l’erba medica marina, il finocchio litorale.