Correva l’anno 1814

La Maddalena che conta 2.000 residenti, anche per l’interessamento di Des Geneys, con l’aiuto della Regia Marina e della popolazione vede finalmente l’inizio della costruzione della nuova chiesa, che sorge nello stesso luogo di quella preesistente. L’anno seguente i locali sono già agibili, ma i lavori potranno dirsi realmente conclusi solo nel 1831, con l’arrivo dell’altare in marmo policromo che il Des Geneys ha voluto uguale a quello della chiesa di Bonifacio, in omaggio ai primi abitanti dell’isola. I nuovo tempio ha la facciata era in stile tardo barocco piemontese, aveva una meridiana e quattro nicchie con le statue dei quattro evangelisti. Il pulpito in marmo intarsiato, il relativo baldacchino in legno e l’altare della cappella di San Giorgio sono un dono dell’Ammiraglio. Probabilmente è il parroco Biancareddu a dettare l’epigrafe in latino che, nella traduzione di Mattia Sorba, dice così: “Questo sacro tempio, dedicato a Santa Maria Maddalena è stato eretto nel 1814 sotto il fortunatissimo regno di Vittorio Emanuele, auspice il nobile Giorgio Andrea Des Geneys, conte di Pinasca, signore di Mathie, comandante in capo della flotta, alto decorato dell’Ordine dei santissimi Maurizio e Lazzaro e gareggiando fra loro gli abitanti in devozione, zelo ed operosità, mentre l’isola che della santa porta il nome famoso veniva cinta di torri difensive e vi sorgevano una stazione navale stabili e guarnigioni”. Sempre il Des Geneys, cercò di avviare una diversificazione della economia isolana. “Agricoltura e industria”. Solo così si sarebbe potuto dare un futuro ai maddalenini. Che allora non potevano vivere solo della presenza della Real Marina (in via di trasferimento a Genova), di mare ed alle attività ad esso legate. Lo aveva capito bene il barone ed ammiraglio Giorgio Andrea Des Geneys, comandante del Re di Sardegna che nei primi anni dell’Ottocento aveva la propria base principale proprio nell’Arcipelago. All’epoca i maddalenini  “avevano bisogno di tante cose, soprattutto del pane. L’’Isola non produceva niente e certamente non produceva grano. E quindi, una delle preoccupazioni di questo Ammiraglio fu soprattutto quella di cercare di garantire il necessario apporto di farina e di pane”. Come? Nel 1806 le avverse condizioni meteorologiche determinarono scarsissimi raccolti in Sardegna. Ciò produsse una tremenda carestia in quell’anno ed anche nel successivo 1807, della quale gli isolani soffrirono moltissimo. Il pane scarseggiò infatti sia per i militari della guarnigione e delle navi e che per la popolazione. “In quell’occasione Des Geneys fece la proposta di creare una colonia a Palau. Diceva: visto che qui non abbiamo terreni per coltivare il grano, perché non chiediamo di avere il terreno di Palau. Lì i maddalenini e anche quelli che dalla Corsica vengono qua perché cacciati, potrebbero trovare ampi terreni da coltivare e quindi finalmente la penuria del grano non si farebbe più fatta sentire”. La proposta non fu accettata da parte del Governo dell’epoca poiché quei terreni appartenevano proprietari parte dei quali stavano in Spagna e poi perché non vi erano le risorse sufficienti per pagarli. Ma la proposta più ‘rivoluzionaria’ in un periodo nel quale la Rivoluzione Industriale era di là da venire, fu quella della “realizzazione di una fabbrica di stoffe che doveva sorgere là dove oggi c’è il Genio Marina e il Circolo Ufficiali. Secondo lui una fabbrica di quel tipo avrebbe potuto dare lavoro a molte persone che non potevano vivere su e dal mare. Si pensi che Des Geneys era già arrivato a redigere un atto notarile, ad impegnare il Governo, e anche colui che avrebbe dovuto mettere i soldi per realizzare la fabbrica, con una garanzia che oggi che parliamo tanto di articolo 18, di licenziamento, di assunzioni, aveva veramente di moderno. Appena la fabbrica fosse nata” il proprietario s’impegnava a dare lavoro subito ad un terzo dei lavoratori locali e negli anni sarebbero sarebbe dovuti arrivare al 50% della manodopera impiegata. La fabbrica avrebbe dovuto produrre non soltanto stoffe per abbigliamento ma anche per le navi della Marina del Re, per le vele, per i cordami e per tutto quello che sarebbe stato necessario”. Si era allora nel periodo nel quale oggi viene inquadrata la Prima Rivoluzione Industriale (che interessò soprattutto, almeno inizialmente, l’Inghilterra), cronologicamente collocato tra il 1780 ed il 1830, rivoluzione che interessò soprattutto il settore metallurgico e tessile (appunto), caratterizzato dall’introduzione della spoletta volente, un congegno che consentiva la tessitura automatica, e della macchina a vapore. Non se ne fece niente, non solo perché il progetto era forse troppo all’avanguardia per il Regno di Sardegna ma anche perché, probabilmente, allora come ora, La Maddalena scontava e sconta, la difficoltà dei collegamenti e la lontananza dai mercati, fattori estremamente penalizzanti per la buona riuscita di un’industria di trasformazione.

13 febbraio

Un editto riduce da 15 a 12 le circoscrizioni amministrative del regno.

12 marzo

Il subdelegato patrimoniale di Santa Teresa di Gallura, Bosio, suggeriva all’Intendenza generale alcuni mezzi per «estirpare i contrabbandi da questi litorali». Dopo aver constatato che «sono così vaste le spiagge in questo mare, che quando avessi un reggimento di soldati non basterebbe uno per ogni piccol tratto a far argine a questo delitto», sosteneva che erano tante «le opportunità d’imbarcare furtivamente, quante sono le capanne e case pastorili, di cui è popolata questa marina, reconditi i luoghi, incognite le cale e sopraffina la furbaria delli abitanti, che sanno prendere il momento favorevole per eludere qualsivoglia saggia sovrana provvidenza … ». I mezzi proposti dal Bosio per «reprimere il contrabbando» prevedevano lo sviluppo e l’incentivazione dei traffici portuali e la formazione di «impiegati fedeli ed esatti a questo oggetto». Ma il subdelegato proponeva anche dure misure repressive: domandava infatti che gli venisse affidata la «cura [ … ] d’inveire con minaccie, ed altre opportune maniere contro i sospetti in queste materie; mi sia libero nell’arrestare i delinquenti [ … ], brucciare le capanne, ed atterrare le case quando sono colti in flagrante senza dar ascolto a chi li spalleggia, e vedrebbesi un totale cambiamento». L’Intendente generale Diego Cugia, nella sua risposta all’impiegato piemontese, pur convinto che al fenomeno degli «sfrosi» potesse in parte «ripararsi collo stabilimento di tre o quattro ministri patrimoni ali a Santa Teresa, che non potrebbero essere che galluresi e coll’apertura [ … ] del porto per facilitare il commercio», si mostrava però scettico sull’efficacia delle soluzioni proposte, sia per i relativi vantaggi in un territorio spopolato come la Gallura del nuovo scalo dinanzi alla Corsica, sia soprattutto per le misure repressive quale esclusivo antidoto per «far argine ai contrabbandi».

31 marzo

Le truppe russe e prussiane entrano a Parigi.

13 aprile

Napoleone rinuncia al trono francese e sottoscrive il trattato di Fontainebleau.

2 maggio

Vittorio Emanuele I ripartì per Torino, lasciando reggente in Sardegna la consorte Maria Teresa. Nello stesso anno Vittorio Emanuele I istituì il Corpo dei Cacciatori Reali, ridenominati nel 1823 Carabinieri Reali. Vittorio Emanuele I, nonostante i suoi intenti restauratori, si ispirò apertamente al modello napoleonico nel ridisegnare l’assetto amministrativo, economico e sociale dello Stato. Con l’editto del 7 ottobre 1814 (poi modificato dai successivi editti del 27 ottobre 1815 e 10 novembre 1818), il sistema degli enti locali venne articolato su quattro livelli amministrativi: divisione, provincia, mandamento e comune. In Sardegna furono istituite le divisioni di Sassari (con le province di Sassari, Alghero, Cuglieri, Ozieri e Tempio) e Cagliari (con le province di Cagliari, Iglesias, Isili, Lanusei, Nuoro e Busachi). Il 16 agosto 1815 anche Maria Teresa tornò a Torino e Carlo Felice riprese la carica di Viceré di Sardegna. Nel 1815, all’esito del Congresso di Vienna, l’antica Repubblica di Genova fu annessa al Regno di Sardegna. In questo modo il Regno arrivò a contare 3.814.000 sudditi, di cui 455.000 in Sardegna. Il 6 ottobre 1820 Vittorio Emanuele I firmò il famoso “Editto delle chiudende”, pubblicato solo tre anni più tardi. In base a tale editto, qualunque proprietario avrebbe potuto “chiudere di siepe o di muro o vallar di fossa qualunque suo terreno non soggetto a servitù di pascolo, di passaggio, di fontana o d’abbeveratoio”. Tale riforma si ispirava all’idea di una proprietà privata “perfetta”, libera da gravami di qualsivoglia natura, introdotta dal Codice Civile napoleonico e ormai dominante nella scienza giuridica europea. Il provvedimento, pur giusto in linea di principio, si prestò a critiche in sede applicativa a causa degli abusi commessi da occupanti privi di titolo e fu aspramente contestato dai pastori, la cui libertà di pascolo venne notevolmente limitata.

20 maggio

Con la fine dell’epoca napoleonica Vittorio Emanuele I può rientrare a Torino. Il Congresso di Vienna ha restituito al suo legittimo Sovrano il Piemonte, a cui viene aggiunta la Repubblica di Genova. Il Re chiama a se il Des Geneys. Pur lontano dalla Maddalena, l’Ammiraglio non dimenticherà mai l’isola dove ha trascorso 15 anni, ne i suoi abitanti che, dal canto loro, ricambiano l’affetto e sanno di poter contare sull’interessamento e sulla comprensione del Des Geneys, che chiamano rispettosamente “U Barò”.

24 giugno

Il maddalenino Agostino Azzara, (figlio di D. Pietro e di Maddalena Millelire, nato il 1 luglio 1814 nell’Isola della Maddalena) viene ferito nella faccia d’arma da fuoco il 24 giugno 1859 al combattimento di San Martino. Decorato della croce di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per aver guidato la compagnia con intelligenza e sangue freddo e raccomandò al suo Tenente di prendere la posizione al suddetto combattimento. Vedi anche: Pietro Azara Buccheri, sposa Maria Maddalena Millelire di Agostino

Correva l'anno 181425 agosto

Nasce Francesco Millelire il comandante del “Tripoli”, che portò Garibaldi a La Maddalena nel 184. Il futuro ammiraglio nasce a La Maddalena da Carlo Antonio e Santa Variani, carriera fulminea come gli zii Domenico e Agostino. Nel 1849 dopo la fine della Repubblica Roma, Garibaldi viene imbarcato sul Tripoli comandato dal tenente di vascello Francesco Millelire; respinto dal bey di Tunisi, fu portato a Cagliari, ma su consiglio di Millelire trasportato poi a La Maddalena, dove conobbe i Susini, i genitori e i fratelli di Antonio che con lui aveva militato nella Legione Italiana in Sud America. Mai consiglio, credo, ha giovato tanto alla storia ed all’economia di La Maddalena! Pensiamo per un attimo se il comandante fosse stato di Carloforte!!! Francesco sposò a Bonifacio Brandi Maria Angela figlia dell’avvocato Brandi di Bonifacio e di Ignazia Millelire figlia di Agostino, per capirci meglio una nipote. Muore a La Maddalena nel 1879. Abitava al n. 1 di via Vittorio Emanuele (palazzo Millelire) dove poi hanno abitato i suoi discendenti Giovanni marito di M. Luisa Montepagano, Maria sposata con Luigi Piras (il poeta) e le sue quattro figlie. È in questo palazzo che nel 1877 viene ricevuto il principe Tommaso di Savoia per un ballo come forse non si era mai visto a La Maddalena. Presenti il sindaco Antonio Chirri e la giunta con Volpe Pasquale, Lauro Domenico e Susini Antonio. Nei grandi momenti della storia isolana un Millelire non manca mai. I Millelire, da Pietro Millelire che nasce a La Maddalena nel 1728 da Leone e M. Faustina di Sorbola (oggi Sorbollano o Surbuddà come dicono i Corsi), comune lungo il Rizzanese, distretto di Sartène. Un’altra figlia di Leone, Maria Antonietta nasce nel 1723. In tutti i documenti viene riportato il cognome Millelire e Leone era il nome del padre. Tutto ciò dopo aver ottenuto dall’Archivio Nazionale di Parigi copia di atti di nascita dal 1701 al 1750 provenienti da S.Maria Maggiore di Bonifacio. Quanto a Carlo Antonio morì a Genova nel 1839, evidentemente si fa confusione con Antonio figlio di Agostino. Purtroppo per noi (intendo la comunità maddalenina) la storia che ci riguarda è sempre stata mitizzata, inventata, travisata. Eppure bastava poco: bisognava esaminare gli atti di nascita, di matrimonio e di morte. In quei preziosissimi registri (ora restaurati per bene) della nostra parrocchia c’è già tutto, non c’è niente da inventare. Il capostipite che per primo viene a La Maddalena è Leone sposato con Faustina. Vengono da Sorbollano e come tutti gli altri presenti nell’arcipelago agli inizi del 1700, sono dei pastori che custodiscono il bestiame dei signorotti di Bonifacio, quasi tutti di origine genovese: Doria, Aldrovandi, Serafino, Mattarana, ecc. ecc.. La loro storia cambia quando il Regno di Sardegna nel 1767 occupa l’arcipelago, lo potenzia con una presenza militare che cambia per sempre il destino di quei poveri abitanti ed anche il nostro. L’arcipelago sarà protetto militarmente contro le invasioni barbaresche, avrà una sua vita comunitaria, con il bailo, il Consiglio Comunitativo, la chiesa (prima alla Trinità) poi giù alla Marina. In questo quadro la famiglia Millelire gioca un ruolo importante. Pietro (lo chef della tribù) si fa valere per le sue doti oratorie (è un po’ il portavoce di tutti gli isolani) poi come piccolo commerciante e padrone marittimo). I suoi figli, Agostino, Pietro, Carlo Antonio e Francesco, scelgono tutti la vita militare. Sicuramente più remunerativa se non più tranquilla. Domenico, contro tutte le aspettative, il 15 aprile del 1785 sposa Maria Ventura Cudacciolu (Cudacholu) nella chiesa di S. Pasquale di Porto Pozzo. Ed anche in questo documento sia lui che il padre Pietro sono citati come Millelire e non Leoni. Inutile e superfluo raccontare ora la carriera dei fratelli Millelire. È già stato scritto tutto e da tutti. Hanno dato lustro all’arcipelago, al Regno di Sardegna, ai Savoia. Tutti chi più, chi meno medagliati (Domenico è in assoluto la prima medaglia della Marina Sarda, Agostino (il governatore) avrà rapporti importanti e continui con Lord Nelson. Carriere gloriose che fruttarono pensioni e riconoscimenti da parte dei regnanti di allora. Vedi anche: Millelire, una famiglia e le sue mille storie