Correva l’anno 1964

16 gennaio

Alle ore 17, il guardacoste della Guardia di Finanza «Steri», mentre effettuava un pattugliamento ad oriente delle Bocche di Bonifacio, avvistava la «Brave Bunting» che dirigeva verso le Bocche mantenendosi sulla scia di una grossa nave da carico. Il mezzo contrabbandiero presentava una falla di un certo rilievo sul mascone di dritta, non issava bandiera e occultava il proprio nominativo mediante un drappo disteso sulla poppa. (causato da un precedente “incontro molto ravvicinato” avuto il giorno prima con con la prua del mezzo navale della Guardia di Finanza, il guardacoste «G/C Paolini», si trovava in missione operativa nei pressi di Capo Miseno.) A distanza ravvicinata, il guardacoste intimò il fermo esponendo a vista l’apposito segnale internazionale, ma senza esito; vani risultarono pure altri segnali alla voce, e senza seguito rimase pure una raffica di mitragliera sparata in aria a scopo intimidatorio, giacché il «Brave Bunting», manovrando a serpentina, continuava la sua fuga per avvicinarsi alla Corsica. Si rese perciò necessario per il guardacoste mettersi in posizione idonea al tiro e aprire il fuoco da una distanza di circa 200 metri puntando in direzione della sala motori del mezzo contrabbandiero. Il tal modo fu possibile ottenere la resa dell’equipaggio, di cui tre persone erano rimaste ferite non gravemente, e procedere alla cattura della nave. Qualche ora dopo, nel porto di Cala Gavetta, con l’arresto degli otto componenti dell’equipaggio – due francesi, quattro spagnoli e due marocchini – con il sequestro della nave e del carico, questo costituito da kg. 4.485 di sigarette estere, si concludevano definitivamente le imprese della «Brave Bunting», unità eccellentemente attrezzata per missioni contrabbandiere a largo raggio, dotata di quattro motori per complessivi 4000 HP, di un radar, di uno scandagliatore elettronico e munita di cabina di comando e serbatoi del carburante blindati con lastre di acciaio da 12 mm. di spessore.

26 aprile

Ilvarsenal-Ozierese 4-2; Reti al 9′ Sotgiu (O), 10′ Scanu G., 57′ Pala (O), 71′ Paoli, 73′ e 78′, Petri 89′.

17 maggio

L’elicottero AB47J3 di nave Rizzo, prima portaelicotteri della Marina Militare, con a bordo il pilota Zanoni e l’Ammiraglio di divisione Goretti De Flamini, sorvolava l’arcipelago di la Maddalena. Alle 11.30, nelle vicinanze di Stettino, una forte perdita di potenza al motore costringeva l’elicottero ad atterrare in zona molto impervia dell’isola.

8 giugno

Accade una tragedia del mare tra Capo Ferro e Punta Fico. Si capovolge e si arena in un basso fondale, presso l’isolotto del Porco, la M/n Aguglia del Compartimento Marittimo di Torre del Greco. Muore uno dei sei membri dell’equipaggio, sorpreso nel sonno nella sua cuccetta: gli altri si salvano a nuoto, raggiungendo la scogliera del faro di Capo d’Orso, dopo aver nuotato per oltre 300 metri contro vento. Nella convinzione che il sesto marinaio sia riuscito ad abbandonare l’Aguglia, giungono sul posto per le ricerche il “Luigi Rizzo”, alle 4,40 e il rimorchiatore “Panaria”. Alle 7,20 i sommozzatori della Marina estraevano dal locale di prora il cadavere del marinaio. Chi ha avuto la fortuna di esaminare tutti gli atti di questa tragedia, garantisce che a tratti è davvero angosciosa e drammatica, quanto l’inchiesta, per contro, è quasi esilarante. La nave trasportava casse di birra, e dai calcoli di qualche esperto militare, il capovolgimento sarebbe dovuto anche, se non soprattutto, alla birra che, riversandosi nel collo delle bottiglie, avrebbe impresso una spinta ulteriore al capovolgimento della nave in equilibrio precario per il forte vento contrario. Non conosco l’esito del processo, ma certo il caso avrebbe meritato ben più di un’inchiesta e a vari livelli. Si segnalarono, all’epoca, diversi episodi di sciacallaggio da parte degli isolani, che mentre la nave attendeva capovolta che qualcuno la portasse via, si diedero da fare per liberare le stive e il ponte di tutte le casse (o di molte) di birra.

21 giugno

Esordisce con la maglia delle Polisportiva Ilvarsenal, Pietro Cuomo. Cresciuto nei pulcini sotto la guida di Salvatore Zichina, ha militato nella squadra juniores che nel 1966 è arrivata a un passo dal titolo regionale (tutti i ragazzi di quel gruppo giocheranno poi nella squadra maggiore). Non ancora sedicenne esordisce in prima squadra a Olbia il 21/6/1964 in una delicata partita del girone finale (Olbia-Ilvarsenal 2-1). Negli anni successivi trova sempre maggior spazio tra i titolari mentre dal 1969, allenatore Mario Pisano, gioca stabilmente dimostrando grande impegno e costanza di rendimento. Nel 1972, insieme al compagno di squadra Pier Paolo Pedroni, viene anche inserito nella Rappresentativa regionale selezionata dal prof. Cenzo Soro. Nel 1974 cambia aria e gioca diversi campionati con Palau, Maddalena e Santa Teresa, prima di chiudere nel campionato 1980-81 con la “sua” maglia bianco-celeste, maglia che ha indossato in quasi 200 partite. Centrocampista dotato di buoni fondamentali tecnici e grande dinamismo riusciva a disimpegnarsi sempre egregiamente. Tra le tante doti, di lui si ricorda anche la straordinaria capacità di lanciarsi velocemente nell’area avversaria prendendo il tempo al difensore che era costretto ad impattare pallone e piede con conseguente atterramento e possibile calcio di rigore; il tutto su terreni in terra battuta.

luglio

Michelangelo Antonioni gira a Budelli (spiaggia rosa) il film “Deserto Rosso” primo film a colori del maestro di Ferrara.

8 agosto

Il presidente Segni è colpito da trombosi.

10 agosto

Inaugurato il porto turistico di Porto Cervo.

settembre

Parte un nuovo corso Allievi Operai dell’Arsenale di Moneta, del corso fanno parte: Aversano Gian Paolo, Carta Mario, Cossu Pino, Cuomo Pietro, Di Maio Antonello, D’Oriano Giuseppe, Lenzi Giovanni, Mallio Gian Piero, Marras Domenico, Moriani Giuseppe, Pala Antonio, Piccotti Giovanni, Piredda Mario, Pirina Luigi, Rieco Vincenzo, Scampuddu Salvatore, Sulas Antonio, Torturu Mario, Totaro Adriano e Usai Adolfo.

ottobre

Dopo 196 anni dalla sua istituzione (gennaio 1768), la parrocchia di Santa Maria Maddalena subiva una sostanziale riduzione. Nasceva infatti, per volontà del vescovo mons. Giovanni Melis, la Parrocchia dell’Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo di Moneta, territorialmente insistente dal lato ovest dell’attuale via Aldo Moro e della strada Panoramica, e comprendente il Villaggio Piras, i quartieri Barabò, Murticciola, Carone, Moneta (storicamente intesa), l’Isuleddu e tutta l’isola di Caprera. La necessità di una maggiore attenzione pastorale e di una più costante presenza della Chiesa a Moneta, fin dal 1954 indusse la Curia Vescovile di Tempio ed il vescovo mons. Carlo Re ad iniziare le procedure per l’erezione della nuova parrocchia. Nel 1956 l’ordinario diocesano don Renato Volo accelerò l’istruzione della pratica sia presso la parrocchia madre (era parroco don Salvatore Capula) che presso il Comune di La Maddalena. Si procedette alla istituzione della dote beneficiaria (tratta dalla parrocchia di Santa Maria Maddalena, non comprendente però la proprietà dell’Isuleddu) ed alla delimitazione territoriale. Il 15 maggio 1956 l’Amministrazione Comunale di La Maddalena (sindaco Pietro Ornano, assessori Impagliazzo, Pedroni, Fabio, Canolinatas, Antonetti e Campus) dichiarò formalmente necessaria l’istituzione di una nuova parrocchia e deliberò l’impegno a concorrere alle spese dell’edificio di culto (si trattava della vecchia chiesetta costruita nel 1908). Tuttavia pere alcuni anni la pratica si arenò. Vi era preoccupazione da parte del parroco don Capula di mantenere sotto di sé “l’unità di direzione spirituale dell’Isola”, come scrisse in una delle tante corrispondenze col Vescovo. Nel 1957 intanto, lo stesso don Capula, in qualità di parroco pro tempore aveva acquistato dalla famiglia Serio un vasto appezzamento di terreno adiacente la chiesa e declinante verso il mare (terreno poi attribuito alla parrocchia di Moneta). Nell’ottobre del 1963 mons. Giovanni Melis, da pochi mesi vescovo di Ampurias e Tempio, riprese in mano la pratica dell’erigenda parrocchia e, dopo aver riesaminato la situazione di La Maddalena, giudicò “opportuna in Domino l’erezione della seconda parrocchia di Moneta”, incaricando don Nanni Columbanu di raccogliere i documenti necessari per il riconoscimento civile. Nell’ottobre 1964 mons. Giovanni Melis, appena ottenuto il Decreto di Riconoscimento Civile della nuova Parrocchia, nominò parroco il 43enne don Giuseppe Riva, maddalenino.

4 novembre

Muore Renzo Larco. “Vasto cordoglio per la morte del giornalista Renzo Larco. La salma è stata tumulata nel cimitero dell’isola. Telegrammi alla vedova dai maggiori giornali d’Italia.”
Nel pomeriggio del 5 novembre, la salma di Renzo Larco, decano dei giornalisti italiani dell’ultimo cinquantennio, accompagnata da un folto stuolo di maddalenini i ogni ceto e condizione e da tutte le autorità civili, militari e politiche dell’Isola. Il corteo funebre, senza particolare pompa, secondo il desiderio più volte espresso dall’estinto, ha attraversato le vie del centro fra il profondo cordoglio dell’intera popolazione. Seguivano il feretro la moglie signora Alma, la sorella, il cognato, il sindaco dott. Tramoni e la Giunta Comunale con il labaro del Comune, il capitano di vascello Mario Bruti Liberati, l’on Sebastiano Azara, l’assessore provinciale Pasqualino Serra, oltre a un folto stuolo di cittadini e di estimatori.
Numerose sono state le manifestazioni e le attestazioni di cordoglio che sono pervenute nella giornata di oggi ai familiari dell’estinto. Oltre, infatti, alle visite che si sono susseguite da ieri nell’abitazione della famiglia Larco, particolarmente significativi sono stati i telegrammi indirizzati alla vedova dalle direzioni dei giornali che conobbero in veste di inviato, redattore e collaboratore, dal Presidente della Federazione della Stampa Mario Missiroli, dal Presidente della Giunta esecutiva della stessa Federazione, Adriano Falvo e dal Presidente della Stampa Sarda Aldo Cesaraccio.
La partecipazione di una larga parte della popolazione maddalenina al cordoglio che ha colpito tutta la famiglia e le numerose attestazioni pervenute dai rappresentanti più qualificati del giornalismo nazionale, stanno a dimostrare la stima che Renzo Larco, con le sue doti precipue aveva suscitato non solo presso i concittadini, ma anche in quegli ambienti che conobbero più da vicino e altamente apprezzarono, la sua preparazione, la sua cultura, l’integrità del suo carattere e la sua intelligenza.
Nato a La Maddalena il 28 settembre 1885, Renzo Larco, dopo aver compiuto gli studi medi nella sua città natale, completò la sua preparazione in Continente, laureandosi poi giovanissimo in giurisprudenza presso l’Università di Siena. Intrapresa prestissimo la carriera giornalistica, fin dal 1911 fu iscritto al Sindacato Nazionale dei giornalisti professionisti. Iniziò giusto nel 1911 esordendo come redattore del quotidiano “La Vita” di Roma e nello stesso anno partecipò al concorso Nazionale di critica d’arte indetto dalla segreteria della mostra internazionale di arte moderna per la celebrazione del cinquantenario dell’unità d’Italia, vincendolo unitamente a Emilio Cecchi e ad critico belga. Nello stesso anno partecipò alla campagna di Libia, nella quale si distinse, meritando una medaglia di bronzo al valore e là ebbe modo di conoscere Luigi Barzini che ne apprezzò le sue qualità professionali e lo invitò a collaborare per il grande e quotato quotidiano milanese. La firma di Renzo Larco, giusto dalle colonne del “Corriere della Sera” divenne presto famosa e nota, non solo in Italia ma anche all’Estero. I servizi di Renzo Larco, che insieme a Barzini divenne uno degli inviati speciali più seguiti e letti, occuparono le colonne del quotidiano milanese per circa tredici anni, dal 1912 al 1925.
In questo lungo e brillante periodo della sua attività giornalistica, Renzo Larco, ebbe modo di seguire ben quattro conflitti. Nella veste di inviato speciale partecipò infatti alla prima guerra libica, alla prima guerra balcanica al seguito dell’esercito turco, alla seconda guerra balcanica al seguito dell’esercito greco, alla prima guerra mondiale, seguendo particolarmente gli avvenimenti sul fronte russo. L’esperienza acquisita nei suoi due anni di permanenza in Russia, lo convinsero a pubblicare per l’editore Laterza, in una collana facente parte della biblioteca di cultura moderna, un volume “La Russia e la sua rivoluzione”. Negli anni di permanenza presso la redazione del Corriere della Sera, ebbe tra l’altro, modo di conoscere Luigi Einaudi, che allora collaborava con la redazione della pagina economica del quotidiano milanese. Dal 1926 al 1928 fu inviato speciale del “Giornale d’Italia” in Sardegna. Fu poi collaboratore del “Giornale d’America” di New York, dell’Illustrazione Francese, delle riviste “Le vie ‘Italia” ed “Emporium”. Fu direttore della “Rivista” di Bergamo ed infine, per 14 anni collaborò per La Nuova Sardegna.
Nel 1952, dopo il suo ritorno nella città natale, avvenuto nell’immediato dopoguerra, partecipò attivamente alla vita maddalenina, prima con i suoi scritti, e poi, entrando a far parte dell’amministrazione comunale, risultando eletto con ampi suffragi in una lista civica e ricoprendo la carca di Sindaco. Fu proprio, anzi, in questa circostanza che Renzo Larco ebbe modo di incontrarsi (tra la sorpresa e lo stupore di quanti assistettero alla banchina dell’Ammiragliato all’amichevole e confidenziale incontro) con Luigi Einaudi, allora in veste di Presidente della Repubblica, in occasione di una visita ufficiale dell’eminente economista a Caprera. (In un articolo pubblicato sul quotidiano ‘La Nuova Sardegna’ Renzo Larco definiva la sua ambizione a ricoprire la carica di sindaco, quando aveva raggiunto i sessant’anni, come quella di “certi uomini che si rifiutano di accusare l’usura del tempo trascorso e che si abbandonato ciechi all’allettamento del demone che vuol persuaderli dell’intatta vigoria della giovinezza, si è aggiunto persino un altro filtro di seduzione, quello dell’esperienza”. E ancora “… io non mi conosco se non come vecchio giornalista che visse sempre lontano dall’isola… . Non ho attitudine alcuna al lavoro connesso a questa nuova carica… che si colora si di iridescenti splendori, ma tali che non hanno più consistenza di quelli di una piccola bolla di sapone…”)Con la dipartita di Renzo Larco, La Maddalena e la Sardegna perdono uno dei figli migliori e una delle più alte intelligenze di questo tempo.

6 dicembre

Antonio Segni si dimette da presidente della Repubblica; gli succede Giuseppe Saragat.